La Kalush Orchestra conquista la terza vittoria nella storia dell’Ucraina all’Eurovision. Mahmood e Blanco portano l’Italia al sesto posto

L’Eurovision Song Contest 2022 porta il nome dell’Ucraina. L’edizione tutta italiana della rassegna musicale più seguita al mondo ha incoronato poco fa la Kalush Orchestra come vincitrice, risultando spinta verso il successo specialmente dal voto popolare, in un autentico plebiscito. L’Europa dunque ha voluto esprimere ancora una volta solidarietà ad un popolo martoriato dalla guerra, consegnando loro le chiavi dell’Eurovision 2023.

L’Italia, rappresentata da Mahmood e Blanco con “Brividi“, ha gareggiato a testa alta, conquistando un bel sesto posto finale da padrona di casa. Risultato non scontato, se si considera che molto spesso la nazione ospitante si ritrova a mangiare le briciole davanti al pubblico amico. A completare il podio è il Regno Unito, che probabilmente si troverò costretto a fare una statua a Sam Ryder, che dopo anni di piazzamenti terribili ha consegnato agli inglesi il risultato migliore dal 1998. Direttamente la beatificazione invece in Spagna per Chanel, per una medaglia di bronzo che mancava da tempo immemore.

La terza volta dell’Ucraina

Tornando ai vincitori. Della concreta possibilità che l’Ucraina potesse vincere l’Eurovision ve ne parlammo già prima che la grande gara partisse, e in merito alle polemiche che stanno – com’era plausibile – animando il dibattito in queste ore, c’è da dire che molto probabilmente a spingere le persone a televotare la Kalush Orchestra sia stato un moto di solidarietà verso il paese invaso dalla Russia di Vladimir Putin, tuttavia ciò non può delegittimare il successo di un brano, “Stefania“, che tanto ha da raccontare.

Una lettera colma d’amore di un figlio alla propria madre, un testo meraviglioso al servizio di sonorità rap e folk. Nonostante sia stato scritto mesi fa, e presentato in una selezione nazionale in cui non vinsero neanche – ma ottennero il ticket per Torino in seguito alla rinuncia della vincitrice – le parole del brano risultano drammaticamente attuali. “Troverò sempre la strada di casa, anche se tutte le strade sono distrutte“, cantano in “Stefania“.

È la terza volta, questa, per l’Ucraina. La terza volta che siede sul tetto dell’Europa che canta e che suona insieme. Zelensky in un pronto comunicato ha affermato che l’Eurovision Song Contest 2023 si terrà in Ucraina, in una Mariupol rigogliosa e pronta ad accogliere l’Europa intera. Ahinoi però, purtroppo questo è per il momento solo un sogno, che speriamo possa tramutarsi in realtà, sancendo così la fine di questo sanguinoso e orribile conflitto.

Quella della Kalush Orchestra resta intanto una vittoria che va al popolo ucraino, a chi non c’è più e a chi lotta per difenderlo. A Timur Miroshnychenko, il commentatore dell’Eurovision in Ucraina che, per portare un po’ di leggerezza al suo popolo, ha commentato l’evento nelle tre serate da un bunker per sfuggire al bombardamento russo. A un popolo che questa sera, prima di tornare a nascondersi sulla scia dell’ennesimo rumore di bombe e missili, s’è ritagliata un momento per cantare e sorridere insieme.

Una vittoria certamente dal retrogusto politico, ma d’altronde l’Eurovision Song Contest è da sempre, sotto il tacito velo di una competizione tra canzoni europee, lo specchio della realtà socio-politica dei giorni nostri. Così è sempre stato, e sempre l’abbiamo saputo. Oggi forse un po’ di più, ma non è la cosa più importante perché la vittoria della Kalush Orchestra è arrivata con merito. “Stefania” è una bella canzone, e va bene così.

Giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume.

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