L’ucraina Kalush Orchestra è favorita per vincere l’Eurovision italiano ma la pietà c’entra ben poco: hanno un bel pezzo e gli va riconosciuto
Sono settimane devastanti, quelle che l’Ucraina sta vivendo. Trascinata in un sanguinoso conflitto dalla vicina Russia. Una canzone di certo non può fare la differenza, per per un momento, per tre singoli minuti, potrebbe permettere a quel popolo – che si rifiuta di cedere e crollare – di sentirsi come gli altri cittadini d’Europa. Normali, al sicuro, davanti ad una gara di canzoni. All’Eurovision Song Contest 2022, che si terrà a Torino tra poche settimane, a rappresentare l’Ucraina ci sarà la Kalush Orchestra, attualmente favorita per la vittoria.
La scelta della Kalush Orchestra, frutto di un ritiro
Andiamo per step, perché la storia dell’Ucraina legata al popolare concorso europeo non è mai stata certo sprovvista di controversie e polemiche. Tra brani rigettati, ritiri, critiche e anomalie nei processi di selezione, nel mezzo della loro avventura eurovisiva ci sono state anche due vittorie, una ottenuta nel 2004 e l’altra nel 2016. Dopo l’exploit dei Go_A, con la loro “Shum” divenuta virale dopo la top 5 conquistata a Rotterdam, il festival Vidbir è stato nuovamente scelto come mezzo ufficiale per selezionare artista e canzone ucraino da mandare in concorso davanti all’Europa.
A vincere l’edizione 2022 del festival ucraino era stata in origine Alina Pash, con la canzone “Tini zabutykh predkiv“, ovvero “Ombre degli antenati dimenticati“. Il brano vincitore parlava della storia del paese, tra guerre e diatribe, rifacendosi anche alla Divina Commedia di Dante. Al momento della vittoria l’invasione russa non era ancora iniziata, eppure il messaggio conclusivo della canzone di Alina, oggi, pare quanto mai profetico: la cantante infatti chiudeva il pezzo spiegano come l’unica via d’uscita sia la pace, confidando nella forza degli ucraini per costruire un futuro distante dalle ombre del passato.

Tuttavia immediatamente dopo la vittoria di Alina Pash accese polemiche sono scoppiate a causa di una sua visita in Crimea, ben noto territorio conteso tra Ucraina e Russia, nel 2015. «Sono un artista, non un politico. Non ho un esercito di PR, manager e avvocati per resistere a tutti questi attacchi e pressioni, hackeraggi dei miei account e minacce sui social media», affermò la cantante sui suoi social, annunciando di fatto il suo ritiro, concludendo: «Non voglio più far parte di questa storia sporca. Con il cuore pesante, ritiro la mia candidatura a rappresentante l’Ucraina all’Eurovision Song Contest. Sono incredibilmente dispiaciuta».
La Kalush Orchestra, nel corso della finale del Vidbir, aveva ottenuto il massimo punteggio dal televoto, ma alla fine s’era classificata soltanto al secondo posto. In seguito al ritiro di Alina Pash, sono stati dunque selezionati come rappresentanti dell’Ucraina all’Eurovision Song Contest 2022 con il folk rap del brano “Stefania“: «Promettiamo a ogni ucraino che saremo all’altezza della vostra scelta. In tempi difficili per il nostro Paese, faremo conoscere la nostra presenza in tutto il mondo», affermarono al momento della selezione.
Una musica che arriva da Kaluš
La Kalush Orchestra è una formazione da tre elementi composta dal rapper Oleh Psjuk e dai musicisti Ihor Didenčuk e MC Kilimmen, nata nella città di Kaluš, che dà proprio nome al gruppo, il cui esordio discografico è avvenuto lo scorso anno con l’album “Hotin“. Al suo interno era contenuta una traccia, “Hory“, in collaborazione con la rapper Al’ona Al’ona, che molta popolarità ha dato al gruppo, vincendo il Premio YUNA (massimo riconoscimento musicale ucraino) come miglior brano hi hop. A questo disco è poi seguito l’EP “Jo-jo“, inciso insieme al rapper ucraino Skofka.
Nonostante non fossero previsti come rappresentanti dell’Ucraina all’Eurovision Song Contest 2022, la Kalush Orchestra – che riuscirà ad ottenere un permesso speciale per esibirsi al PalaOlimpico di Torino a maggio – si troverà al posto giusto al momento giusto. La loro “Stefania“, che tanto si rifà alla cultura del proprio paese, di sicuro riuscirà a difendere con orgoglio e dignità i colori gialloblu della propria bandiera.
Il gruppo potrebbe seriamente vincere il contest – anche se ciò animerebbe serie perplessità per quanto riguarda l’organizzazione del festival nel 2023, che come da regolamento è da prevedere nel paese vincitore in carica, come quest’anno è avvenuto dopo il trionfo dei Måneskin – e non è il caso di parlare di pietismo. È sicuramente ipotizzabile che la sensibilità degli spettatori potrà spingere dei voti in direzione Kalush, eppure questo gruppo e questa canzone, con ogni probabilità, avrebbero saputo insidiare le prime posizioni anche in un contesto “normale”.
Che vinca il migliore, ovviamente. E anche se Mahmood e Blanco non dovessero riuscire nell’impresa di bissare il successo dei Måneskin, siamo sicuri che anche nella Kalush Orchestra saremo in grado di individuare dei giusti e meritevoli vincitori dell’Eurovision Song Contest 2022.




