Dal progetto musicale nato nel 2018 alla costruzione di una vera factory creativa: la storia dei Tamango, tra musica indipendente, arti visive, concerti immersivi e un modello produttivo fuori dagli schemi, che rendono questa realtà una delle “next big thing” della musica italiana.

Pausa caffè, mi trovo assorto nelle operazioni di scrolling compulsivo su Instagram, quando mi imbatto in una story di un conoscente: vedo un palco, un gigantesco diario al centro della scena, artisti che non ho mai visto prima, un gruppo di cui non ho mai letto neanche il nome, ma vedo qualcosa che mi risulta nuovo, facendo una rapida ricerca negli archivi mentali associati alla musica italiana dal vivo. Tanto mi basta per intuire che si tratti di qualcosa su cui è il caso capirci di più. Si tratta dei Tamango, una realtà tutta torinese che va decisamente scoperta.

La prima difficoltà che travolge chi s’imbatte nei Tamango è proprio quella di trovare una definizione adeguata per questo progetto. Chiamarli semplicemente “band” è corretto sicuramente dal punto di vista musicale, ma non restituisce completamente la natura di un progetto che negli ultimi anni ha costruito attorno alla propria musica un universo fatto di immagini, performance, eventi, comunicazione e partecipazione collettiva.

Nati a Torino nel 2018, i Tamango rappresentano uno dei casi più interessanti della nuova scena musicale italiana perché hanno scelto di svilupparsi secondo una logica diversa rispetto ai percorsi tradizionali di molte formazioni emergenti. La loro storia non è soltanto quella di un gruppo che pubblica canzoni e suona dal vivo, ma quella di un collettivo creativo che ha progressivamente costruito una propria identità produttiva e artistica.

Il punto centrale è proprio questo: per i Tamango la musica non è un prodotto isolato, ma il centro di un sistema più ampio nel quale convivono linguaggi differenti.

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I Tamango dal vivo

Chi sono i Tamango: la nascita del collettivo torinese

Il progetto nasce nel 2018 dall’incontro tra Marcello Maida, Federico Anello e Alberto Tirelli, tre amici cresciuti in provincia di Torino che iniziano a scrivere musica insieme. Come accade spesso nelle prime fasi di una band emergente, tutto nasce dalla necessità di condividere idee e canzoni. La differenza, nel caso dei Tamango, emerge però quasi immediatamente: attorno alla scrittura musicale iniziano a svilupparsi anche un immaginario visivo, un modo particolare di raccontarsi e una precisa idea di relazione con il pubblico.

Fin dall’inizio il progetto viene pensato come qualcosa di più complesso rispetto a una più comune formazione musicale. La dimensione collettiva diventa progressivamente il cuore dell’identità dei Tamango. A contribuire alla crescita organizzativa arriva anche Manfredi Maida, figura fondamentale nella gestione del progetto. Il suo ruolo permette alla realtà di affiancare alla parte artistica una struttura capace di occuparsi di produzione, coordinamento e sviluppo delle numerose attività che negli anni iniziano a gravitare attorno alla band.

È proprio questa suddivisione dei ruoli uno degli elementi che distingue il percorso dei Tamango: non si tratta solo di studio, di registrazione, di scrittura e composizione. Il progetto affonda le sue mani in tutti gli aspetti che ruotano intorno, anche nella maniera meno percettibile: dalla comunicazione al visual, dalla realizzazione del merchandising alla vendita dello stesso, oltre che degli spazi food & beverage dei live, insieme all’allestimento del palco dove poi il gruppo va ad esibirsi. Una forma di vivere l’esperienza Tamango assolutamente totalizzante.

Perché i Tamango non sono soltanto una band

Infatti, intorno al nucleo musicale ruotano infatti diverse figure creative e professionali coinvolte nella realizzazione delle produzioni: videomaker, fotografi, grafici, scenografi, designer, tecnici e collaboratori che contribuiscono alla costruzione dell’identità del progetto. Questa caratteristica porta i Tamango ad avvicinarsi più al concetto di laboratorio creativo che a quello della classica band.

La loro idea è quella di mantenere una continuità tra tutti gli elementi che compongono il progetto: una canzone non è separata dal videoclip che la accompagna, il concerto non è separato dalla scenografia, il merchandising non è un semplice oggetto promozionale, ma parte dello stesso racconto. Sviluppare internamente il maggior numero possibile di elementi è l’impostazione base del gruppo: dalla comunicazione alla parte visuale, dalla progettazione degli eventi alla costruzione dell’universo estetico, ogni dettaglio contribuisce a definire il mondo Tamango.

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Tamango

La factory creativa dei Tamango: musica, immagini e autoproduzione

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda proprio il rapporto con la produzione. L’indipendenza, per i Tamango, non viene interpretata soltanto come assenza di un grande sistema discografico alle spalle, ma come capacità di controllare direttamente il processo creativo. Questo significa occuparsi non soltanto della musica, ma anche di tutto ciò che la circonda. Il risultato è un modello vicino a quello di una piccola factory artistica: uno spazio nel quale competenze diverse collaborano per costruire un’identità comune.

Questa impostazione richiama alcune esperienze storiche nelle quali musica e arti visive hanno smesso di essere elementi separati per diventare parti dello stesso linguaggio. Naturalmente il contesto è completamente diverso, ma il principio alla base è simile: creare non soltanto opere, ma ambienti culturali riconoscibili. Nel caso dei Tamango, questa filosofia si traduce nella volontà di costruire un rapporto diretto con chi segue il progetto, riducendo la distanza tra artista e pubblico.

La musica dei Tamango: contaminazione oltre le etichette

Dal punto di vista strettamente musicale, anche la definizione del genere non è semplice. I Tamango si muovono tra influenze differenti: pop, indie, cantautorato, soul, rock alternativo ed elementi elettronici convivono senza essere necessariamente ricondotti a una sola categoria. Più che l’appartenenza a un genere preciso, emerge una ricerca sulla contaminazione.

La loro musica alterna momenti più intimi ad altri più energici, con una scrittura che guarda alla tradizione cantautorale italiana ma allo stesso tempo incorpora elementi contemporanei. Nei testi ritornano alcuni temi ricorrenti: il rapporto con le proprie radici, la crescita personale, l’amicizia, la memoria, il senso di appartenenza e il bisogno di costruire spazi di condivisione. Non è una scrittura pensata per fornire risposte definitive, quanto piuttosto per raccontare esperienze e sensazioni.

Dall’EP all’album t’ amango: il percorso discografico

Prima dell’arrivo del primo album, i Tamango costruiscono il proprio percorso attraverso singoli ed EP che servono anche a definire progressivamente il loro linguaggio. Tra i lavori pubblicati negli anni precedenti troviamo l’EP Come fossero carezze e successivamente Sirene e Pirati, oltre a diversi singoli che contribuiscono alla crescita del progetto. Il passaggio fondamentale arriva con t’ amango, il primo album sulla lunga distanza.

Il titolo stesso racchiude uno degli aspetti più curiosi dell’identità del collettivo: il nome Tamango viene trasformato in una sorta di dichiarazione affettiva, un gioco linguistico che sposta il significato dalla semplice denominazione del gruppo a un’espressione di vicinanza. Il disco rappresenta quindi non soltanto un debutto discografico, ma la sintesi di un percorso iniziato diversi anni prima.

Rampallonata: il concerto diventa un’esperienza collettiva

Se l’album t’ amango rappresenta il punto di arrivo del primo capitolo discografico dei Tamango, è soprattutto dal vivo che la relatà torinese ha sviluppato una delle caratteristiche più riconoscibili del proprio percorso. Per comprendere realmente il progetto Tamango è infatti necessario guardare oltre la dimensione tradizionale del concerto. La loro idea di spettacolo non coincide soltanto con l’esecuzione di una scaletta davanti a un pubblico, ma con la costruzione di un ambiente nel quale musica, socialità e partecipazione convivono.

È proprio da questa visione che nasce la Rampallonata, uno dei format più rappresentativi del collettivo. Un evento realizzato proprio con l’intento di superare la separazione classica tra artista e spettatore. Il modello è diverso rispetto al concerto tradizionale: la giornata viene costruita come un percorso nel quale la musica rappresenta il momento centrale, ma non l’unico elemento.

All’interno dell’esperienza trovano spazio attività sportive, momenti conviviali, dj set, aree dedicate al cibo, merchandising e occasioni di incontro tra persone che condividono l’universo del collettivo. Il nome stesso richiama un’immagine calcistica: la “rampallonata” è il colpo dato al pallone dopo un rimbalzo imprevedibile, un gesto istintivo nel quale convivono casualità e possibilità. Una metafora che ben rappresenta la filosofia del progetto: provare strade nuove senza affidarsi esclusivamente a formule già consolidate.

La scelta del termine non è casuale. In un settore musicale sempre più orientato verso grandi produzioni, numeri e metriche digitali, i Tamango sembrano proporre una prospettiva differente, nella quale il valore dell’esperienza non viene misurato soltanto dalla dimensione dell’evento, ma dalla qualità della relazione che riesce a creare.

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Niente “fan”, ma “partecipanti”

Uno degli elementi più interessanti della comunicazione del collettivo riguarda il modo in cui viene raccontato il rapporto con chi segue il progetto. I Tamango evitano spesso il linguaggio tradizionale dell’industria musicale. Il termine “fan” lascia spazio a una concezione più ampia: quella di una comunità coinvolta nella crescita del progetto. È un aspetto che emerge soprattutto negli eventi dal vivo, dove il confine tra palco e platea viene volutamente ridotto.

La partecipazione non riguarda soltanto il momento dell’esibizione musicale, ma tutto ciò che accade attorno: il tempo trascorso prima e dopo il concerto, gli incontri, l’atmosfera generale, il senso di appartenenza generato dall’esperienza. In questo senso il pubblico non è semplicemente destinatario di un prodotto culturale, ma parte di un racconto collettivo. Dei “partecipanti” a tutti gli effetti.

L’identità visiva dei Tamango: videoclip, estetica e narrazione

Accanto alla musica, un ruolo centrale nel progetto è ricoperto dalla componente visiva. I videoclip dei Tamango non vengono concepiti come semplici strumenti promozionali, ma come estensioni dell’immaginario musicale. La fotografia, la costruzione delle scene, gli elementi scenografici e la cura dei dettagli contribuiscono alla definizione di un linguaggio riconoscibile.

Nel loro universo convivono riferimenti differenti: il cinema italiano, la fotografia analogica, il teatro, l’arte contemporanea e una certa estetica vintage reinterpretata in chiave contemporanea. Questa attenzione all’immagine permette ai Tamango di costruire una continuità tra tutti gli aspetti del progetto. Una canzone non termina con la traccia audio, ma continua attraverso immagini, eventi e materiali che ne ampliano il significato.

È un approccio sempre più diffuso tra gli artisti contemporanei, ma nel caso del collettivo torinese assume una dimensione particolarmente strutturata.

Un modello alternativo nell’industria musicale italiana

Il caso Tamango è interessante soprattutto perché mette in discussione alcune dinamiche consolidate del settore musicale. Per decenni il percorso tradizionale di un artista prevedeva una progressione abbastanza definita: formazione della band, primi concerti, contratto discografico, pubblicazione dei dischi, crescita del pubblico e successivamente grandi palchi.

Il collettivo torinese segue invece una strada differente. Prima ancora di costruire una grande esposizione mediatica, ha costruito una struttura interna capace di sostenere il progetto. Questa scelta comporta certamente una maggiore complessità organizzativa, ma permette anche un controllo più diretto sull’identità artistica. La questione centrale non è quindi soltanto l’indipendenza economica, ma la possibilità di mantenere una coerenza tra ciò che viene creato e il modo in cui viene comunicato.

Il rapporto con Torino rappresenta un altro elemento importante nella storia del collettivo. La città piemontese possiede una lunga tradizione musicale e culturale, caratterizzata da una forte presenza di realtà indipendenti, spazi creativi e contaminazioni artistiche. In questo contesto i Tamango si inseriscono in una scena che negli ultimi anni ha prodotto numerosi progetti capaci di guardare oltre i confini locali.

Dopo il percorso che ha portato all’album t’ amango, la sfida del collettivo sarà quella di continuare a sviluppare un modello tanto articolato senza perdere la spontaneità che ne ha caratterizzato gli inizi. La crescita comporta inevitabilmente nuove responsabilità: maggiore attenzione mediatica, aspettative più alte e la necessità di mantenere equilibrio tra dimensione artistica e organizzativa. Il punto di forza dei Tamango rimane però proprio la capacità di pensare la musica come qualcosa di più ampio. Non soltanto canzoni, ma luoghi, immagini, relazioni ed esperienze.

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Marco Alunni, classe 2001, blogger di origini umbre ma cittadino del mondo a tutti gli effetti. Scrivo di musica per passione, così come per passione la ascolto e la osservo.

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