“Emotional Junglist” è il nuovo album di Nia Archives: un viaggio tra jungle, drum’n’bass, indie e songwriting attraverso la parabola di una relazione, dall’innamoramento alla rottura.
Nia Archives ha sempre messo i drums al centro della propria musica. In “Emotional Junglist”, però, è la storia costruita attorno a quei battiti a rimanere più a lungo. Il nuovo album segue infatti la traiettoria di una relazione: l’euforia dell’inizio, la tenerezza, i primi dubbi, il crollo e infine la possibilità di tornare a respirare. È una struttura narrativa semplice, ma che permette all’artista britannica di mostrare una dimensione più vulnerabile rispetto al passato.
Dopo “Where Silence Is Loud”, Nia Archives amplia il proprio linguaggio senza rinunciare alla jungle che l’ha imposta come una delle figure più interessanti della scena britannica. Breakbeat, chitarre, tastiere e atmosfere indie convivono in un disco nel quale la voce assume un ruolo sempre più centrale. La produzione resta fisica e irrequieta, ma non è più soltanto il motore dell’album: diventa il mezzo attraverso cui raccontare desiderio, entusiasmo, perdita e solitudine.

L’apertura di “Feelingz Go Numb” è una dichiarazione d’intenti: un’esplosione cinematica in cui il refrain “what have I done?” torna come un pensiero impossibile da cancellare. “Around Tha Bend” e “Danger” raccontano invece l’euforia quasi cieca dell’innamoramento, con la batteria jungle a sostenere una scrittura sempre più diretta. “Vertical” introduce le prime crepe, mentre “This Could Be…” e “Dance With Me 2Nite” rallentano il passo e restituiscono la dimensione quotidiana e intima di una relazione agli inizi.
Uno dei momenti più riusciti è “Get Me Down”, realizzata con Jorja Smith. La vocalità elegante dell’ospite si inserisce con naturalezza nella produzione frenetica di Nia Archives, fotografando il momento in cui la felicità sembra ancora possibile, ma già fragile.
Poi il tono cambia. “There Goes Ma Head” trasforma il collasso emotivo in una scarica di energia, mentre “Almost Always” si muove dentro il rimpianto. “Tender”, con Sampha, offre invece una parentesi di rara vulnerabilità, prima che “Darkest Hour” raggiunga il cuore emotivo del disco: i beat rallentano, le domande si accumulano e la separazione diventa finalmente impossibile da evitare.
Con “Lovers Grief” arriva la lucidità dolorosa del dopo, mentre “Boys in Blue” chiude il progetto con una nuova esplosione ritmica. Non è una cancellazione del dolore, ma una forma di liberazione: dopo aver attraversato l’intera parabola della relazione, Nia torna a ballare.
“Emotional Junglist” è il lavoro di un’artista che non rinnega le proprie radici, ma le porta in territori più ampi. La jungle diventa così il linguaggio di una storia d’amore finita male: fisico, irrequieto, emotivo. Nia Archives dimostra di poter essere, allo stesso tempo, una producer capace di far muovere una pista e un’autrice sempre più interessata a raccontare ciò che accade quando la musica, e una relazione, si fermano.




