Con il lancio dell’album – completamente indipendente – “ADAM”, Adam Lambert rivendica la propria libertà creativa, prendendosi uno spazio con se stesso, prima ancora che nel mercato. Analizziamo insieme la sua svolta industrial e della sfida ai gatekeeper dell’industria musicale.
Diciassette anni di carriera e sei album in studio segnano per Adam Lambert non solo un traguardo di longevità, ma il raggiungimento di una maturità artistica che oggi si traduce in una totale autonomia produttiva. Con la pubblicazione del nuovo album omonimo “ADAM“ e del precedente EP “AFTERS“, l’artista californiano ha definitivamente abbandonato i binari rassicuranti delle major per esplorare un territorio sonoro più crudo, personale e, per sua stessa ammissione, “senza filtri”.
La sfida dell’indipendenza: oltre il “gioco delle radio”
La decisione di fondare la propria etichetta, la More Is More LLC, in partnership distributiva con The Orchard, non è stata un semplice cambio di logistica. Nelle recenti interviste, Lambert ha espresso una lucida critica verso il sistema dei gatekeeper che ha dominato il pop nell’ultimo ventennio. Se nel 2009 il successo dipendeva esclusivamente dal passaggio radiofonico — un ambiente che Lambert descrive come saturo di ostacoli morali e rappresentativi per un artista apertamente LGBTQ+ — l’era dello streaming ha ribaltato il tavolo, permettendo un legame diretto con la propria fanbase.
Sono arrivato a un punto in cui ho imparato molto, ho fatto tante cose diverse e ho visto molto. So cosa voglio realizzare e non sono particolarmente interessato a chiedere a tutti cosa ne pensano. Rispetto le persone con cui lavoro e do valore al loro contributo, alla loro guida e alla loro esperienza. È tutto più autentico. Ci sono meno secondi fini legati al denaro e alla politica, e tutte le persone coinvolte ci credono davvero.
adam lambert
“AFTERS” e “ADAM”: le due facce di una nuova libertà
Il percorso recente di Lambert si è articolato su due binari estetici distinti ma complementari. Da un lato, l’EP “AFTERS“ ha celebrato la cultura del clubbing e l’edonismo queer attraverso una house music a 150 BPM. Brani come “CVNTY“ — che segna il suo debutto assoluto come produttore vocale — e “LUBE“ hanno mostrato un artista capace di abbracciare la propria sessualità in modo spudorato e sensuale, lontano dalle censure dei suoi esordi televisivi.
Dall’altro, l’album “ADAM“ sposta il baricentro verso un’estetica più densa e “monolitica”. Ispirato dal suo recente trasferimento da Los Angeles a New York, il disco riflette il paesaggio urbano della metropoli: cemento, rumore e architetture industriali. Sotto la direzione dell’executive producer Pete Nappi, il suono di “ADAM” si muove tra l’alt-rock anni ’90 e una produzione elettronica futuristica. Il singolo “EAT U ALIVE“ ne è l’emblema: una struttura rock viscerale costruita interamente con strumenti elettronici.

Vulnerabilità e introspezione: il cuore di un disco omonimo
Scegliere il proprio nome per un titolo, a questo punto della carriera, indica una volontà di autoritratto sincero. Adam Lambert non si limita più agli inni di empowerment che hanno caratterizzato i suoi lavori passati. In “ADAM“, l’artista affronta temi complessi come la mascolinità tossica nel brano “PORCELAIN“, dove esplora la fragilità nascosta dietro l’ostentazione della forza, e il dolore crudo della fine di una relazione nella ballad “AM I OK“.
Ho passato molto tempo a fare interviste e apparizioni pubbliche cercando di dire la cosa giusta e assicurandomi che tutti mi apprezzassero. C’era sicuramente una componente di “people-pleasing” verso gli altri. Con l’età, ho lasciato andare un po’ tutto questo. Mi sento più a mio agio nell’essere completamente autentico: non perfetto o impeccabile, ma disposto ad abbassare un po’ di più la guardia.
adam lambert
Un’eredità in continua trasformazione
Mentre la collaborazione con i Queen rimane una parentesi di immenso prestigio mondiale, è nel suo percorso solista che Adam Lambert sta ridefinendo cosa significa essere una popstar nel 2026. Libero dalle logiche delle charts, che spesso tendono a uniformare ciò che si ascolta nel mainstream, il cantautore oggi vuole virare verso la coesione e l’autenticità, nella musica così come nei testi.
Il tour promozionale, che toccherà città come Londra, Berlino e New York, sarà la celebrazione di chi ha smesso di cercare l’approvazione delle discografiche per ritrovare la gioia pura nella creazione del proprio suono.




