Dalla “metafisica della mosca” al fortuito incontro con Keith Urban: ecco quattro curiosità – che forse ancora non sapete – dietro la genesi di “SPLAT!”, il ventiquattresimo capitolo discografico dei Deep Purple.
Nell’attuale panorama musicale, dove la longevità è spesso sinonimo di mera celebrazione del catalogo storico, i Deep Purple continuano a rappresentare un’anomalia statistica e artistica di rara potenza. Con l’uscita di SPLAT!, il loro ventiquattresimo album in studio pubblicato il 3 luglio 2026 per earMUSIC, la band non si è limitata a timbrare il cartellino, ma ha consegnato al pubblico quello che molti addetti ai lavori definiscono il loro lavoro più “pesante” da decenni a questa parte.
Prodotto per la sesta volta dal veterano Bob Ezrin, l’album consolida la “linea McBride”, ovvero l’impronta energica e diretta portata dal chitarrista nordirlandese Simon McBride, subentrato stabilmente a Steve Morse.
Tuttavia, al di là del vigore esecutivo e della pulizia sonora tipica delle produzioni di Nashville, SPLAT! nasconde tra le sue tracce una serie di aneddoti e scelte creative che rivelano molto sulla filosofia attuale del gruppo.
Analizziamo quattro curiosità che non solo hanno plasmato il disco, ma che offrono uno spaccato unico sulla vitalità intellettuale di una band che si avvia verso i sessant’anni di carriera.
La “Sindrome della Mosca”: il significato filosofico del titolo
La scelta del titolo SPLAT! non è stata accolta immediatamente con entusiasmo unanime all’interno della band. Il bassista Roger Glover ha ammesso che, alla prima proposta di Ian Gillan, la sua reazione è stata di scetticismo: “Davvero?“. Eppure, dietro quella che sembra una semplice onomatopea da fumetto, si cela un concetto profondo e spirituale, ideato come ideale prosecuzione del percorso iniziato con Whoosh! nel 2020.
Se Whoosh! rappresentava il movimento rapido e lo slancio, SPLAT! ne costituisce l’impatto finale. Simon McBride ha spiegato che l’immagine centrale è quella di una mosca che si schianta contro il parabrezza di un’auto in corsa. Per l’insetto, quello “splat” è la fine della realtà conosciuta, ma Gillan invita a considerare cosa accade dopo. L’album non tratta la fine dell’umanità come una distruzione apocalittica cruenta, ma come una metamorfosi, una trasformazione dell’esistenza oltre la forma fisica. È un titolo energetico e immediato che rifiuta l’idea di un “muro di mattoni” finale, bensì di un passaggio verso un’altra realtà.
“Jessica’s Bra”: l’arte di capitalizzare l’errore
Uno degli aspetti più affascinanti del songwriting dei Deep Purple risiede nella capacità di Ian Gillan di trasfigurare l’ordinario e l’assurdo in narrazione rock. Il brano “Jessica’s Bra“ ne è l’esempio perfetto. Come rivelato da McBride, il titolo originale della canzone avrebbe dovuto essere “Jessica’s Bar“. Tuttavia, un banale errore ortografico in fase di stesura — o forse un refuso su un’insegna reale notata dal cantante — ha trasformato il locale in un reggiseno.
Invece di correggere il titolo, Gillan ha trovato l’errore talmente stimolante da scriverci sopra un intero testo, popolato da un cast di personaggi eccentrici e tipici del suo stile surrealista. La canzone stessa contiene un esplicito “disclaimer” lirico che spiega: “Benvenuti nel cerchio sacro del reggiseno di Jessica / Visto che lo chiedete, è un refuso sull’insegna sopra il bar”.
La connessione country-rock: il salvataggio dello studio e Keith Urban
La presenza della superstar Keith Urban nel brano “Diablo“ rappresenta forse la collaborazione più insolita nella storia recente della band, segnando la prima volta in cui un chitarrista ospite esegue un assolo in un disco dei Deep Purple. Questa partnership non è frutto di una strategia di marketing a tavolino, ma di una coincidenza logistica legata allo storico studio The Tracking Room di Nashville.
Lo studio, dove i Deep Purple hanno registrato gran parte dei loro lavori prodotti da Ezrin a partire da Now What?!, rischiava la chiusura e la successiva demolizione per far spazio a nuove riqualificazioni urbane. È stato lo stesso Keith Urban ad acquistare la struttura su suggerimento di Bob Ezrin, salvando di fatto l’ambiente di lavoro preferito della band. Come segno di gratitudine e in virtù della sua presenza fisica in studio durante le sessioni, Urban è stato invitato a contribuire con la sua chitarra.
Il risultato è un intreccio di assoli tra McBride, Don Airey e Urban che arricchisce la traccia senza snaturarne l’identità Purple, nata da un’improvvisazione catturata “live” in studio.

Efficienza record: songwriting al pub
Il processo produttivo di SPLAT! ha evidenziato una sintonia tra i membri della band che non si vedeva da anni, probabilmente favorita dal consolidamento di Simon McBride come membro effettivo dopo i tour mondiali del 2024 e 2025. McBride ha raccontato che, abitualmente, la band programma tre diverse sessioni di scrittura per preparare il materiale di un nuovo album. Incredibilmente, per SPLAT!, quasi tutto il disco è stato completato durante la prima sessione.
La rapidità con cui le idee sono nate dalla libera improvvisazione dei cinque musicisti in una stanza ha reso superflue le restanti due sessioni di lavoro. Di conseguenza, la band ha scelto di onorare la propria fratellanza e il completamento anticipato dell’opera trasferendosi collettivamente al pub per il tempo originariamente destinato alla sala prove.
Questa “efficienza da pub” non ha però intaccato la qualità del materiale: l’approccio “vecchia scuola”, privo di demo pre-confezionati portati da casa, ha permesso a Bob Ezrin di catturare la spontaneità e l’energia di un gruppo che, secondo Gillan, oggi suona e interagisce con la stessa naturalezza con cui le persone comuni usano le parole in una conversazione.

Che si tratti di riflettere sul destino dell’umanità attraverso la lente di un insetto o di ridere di un refuso ortografico, la band di Hertford continua a sfidare le aspettative. Come ha sottolineato Roger Glover, il segreto della loro longevità è semplice: “Ci divertiamo ancora. Ian riesce ancora a sorprendermi, e questa è probabilmente la cosa più importante di tutte“. In un mondo musicale sempre più artificiale, lo “splat” dei Deep Purple è il suono rinfrescante di una realtà che si rifiuta di svanire, preferendo invece trasformarsi in qualcosa di ancora più rumoroso e vitale.




