Una hit dietro l’altra, ma anche riflessioni, messaggi di unione e speranza, in un mondo fatto di conflitti e individualismi. Macklemore è tornato a far sentire la sua voce in Italia a tre anni dall’ultima volta, facendo suo il palco dell’Alcatraz di Milano. Ecco il nostro racconto del concerto.

Ci sono serate che si capisce subito come andranno a finire. Bastano i primi secondi: le luci che si spengono, il boato che sale dal basso, e Benjamin Hammond Haggerty, in arte Macklemore, che entra in scena con l’energia di chi non ha nessuna intenzione di accontentarsi. La serata di domenica 28 giugno, all’Alcatraz di Milano, è andata esattamente così. Il concerto era originariamente previsto al Kozel Carroponte di Sesto San Giovanni, ma nelle settimane precedenti era stato spostato in una venue più chiusa e intima. Il risultato è stato uno show fisico, diretto, quasi carnale.

Un ritorno che si aspettava da tempo

L’ultima volta che Macklemore aveva calcato un palco in una venue italiana era il 3 maggio 2023, sempre all’Alcatraz, nel corso del The BEN Tour. In quel disco aveva scelto di chiamarsi per nome, mettendo a nudo una ricaduta nell’abuso di sostanze avvenuta durante il lockdown. Nel mezzo, una sola apparizione al Red Valley Festival in Sardegna nel 2024. Vederlo su un palco milanese nel 2026 non è cosa scontata, e la serata lo ha ricordato ad ogni canzone.

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Il grande ritorno di Macklemore dal vivo in Italia

Hit intramontabili e coscienza politica

Macklemore ha aperto con Chant, il singolo con Tones and I: un groove ipnotico, una dichiarazione d’intenti. Da lì, la scaletta ha spaziato su vent’anni di carriera con Thrift Shop, White Walls, Same Love, Wing$, Heroes, fino alle cover più danzerecce Kernkraft 400 e Tequila, che dal vivo si trasformano in momenti di pura euforia. Nel mezzo, These Days, portata al successo insieme a Jess Glynne e ai Rudimental e la dolceamara Glorious come momento di respiro.

Ma la serata non è stata solo festa. Prima di Same Love, uscita nel 2012 come primo singolo pro-matrimonio egualitario nella Top 40 americana, Macklemore si è fermato. Ha parlato di diritti, di visibilità, di quanto la musica non possa permettersi di stare zitta in un momento in cui i diritti LGBTQ+ vengono messi in discussione in molti paesi. Il messaggio era diretto, personale, e, putroppo ancora al giorno d’oggi, non scontato.

Il momento di maggiore peso politico è arrivato con Hind’s Hall, scritta nel 2024 come risposta alla repressione dei movimenti studenteschi pro-Palestina nei campus americani, con i proventi devoluti all’UNRWA. Macklemore l’ha introdotta raccontando la scelta di pubblicarla in autonomia, senza l’appoggio di una label o altri intermediari, perché in certe situazioni non possiamo rimanere in silenzio.

Il Macklemore del 2026 non è più solo quello della pelliccia di Thrift Shop. È un artista che ha attraversato la dipendenza, la paternità, la responsabilità di avere una piattaforma e non sprecarla, e ne ha fatto materiale per una musica più urgente. Sul palco si vede: i momenti di pura festa convivono con pause in cui sembra che voglia davvero che le parole atterrino.

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Un’accoglienza incredibile da parte del pubblico italiano

Le interazioni col pubblico

I momenti più memorabili della serata hanno coinvolto direttamente le persone dal pubblico come protagonisti veri.

Per Downtown, il singolo del 2015 con la voce acrobatica di Eric Nally, Macklemore ha fatto quello che fa in ogni tappa del tour europeo: si è avvicinato alla prima fila, ha scelto una ragazza e l’ha tirata sul palco. Lei, visibilmente emozionata, ha preso il microfono e se l’è cavata egregiamente, salendo sulle note alte e il ritmo del brano con una naturalezza che ha convinto sia l’Alcatraz che Macklemore.

Per Dance Off ha organizzato una dance battle sul palco, scegliendo due fan dalla platea e mettendoli uno contro l’altro. Macklemore ha fatto da arbitro con la stessa ironia che mette nelle migliori strofe, commentando i punti di forza di ogni esibizione.

Vengo qui da tredici, quattordici anni, e c’è qualcosa a Milano, c’è qualcosa di speciale tra i fan qui. I fan italiani sono il pubblico più appassionato e amorevole del mondo intero.

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Poi, dopo Good Old Days, si è fermato per raccontare un aneddoto. Sua figlia, che lo accompagna in tour ed è venuta per la prima volta in Italia, gli aveva chiesto come sono i fan italiani. Lui ha risposto al pubblico come se stesse rispondendo a lei: “I fan italiani sono il pubblico più appassionato e amorevole del mondo intero. Vengo qui da tredici, quattordici anni, e c’è qualcosa a Milano, c’è qualcosa di speciale tra i fan qui. In altri paesi la gente mi si avvicina e fa: “Hello, picture?”. A Milano fanno OH MY GOD, mi prendono la faccia, mi baciano sulla guancia. Non hanno paura di essere esseri umani e di amare”.

Ha anche aggiunto che, nonostante la location più piccola e il caldo esagerato di questi giorni, questa è stata la sua tappa preferita del tour fino ad ora.

Non finisce qui. Macklemore: «Tornerò»

Lo show si è chiuso con il bis di Good Old Days e Can’t Hold Us, l’inno che non invecchia. Un’ora e mezza che ha contenuto hit, coscienza politica, lacrime, battute, un contatto diretto e intimo coi fan. Si esce con la testa ancora in mezzo alla musica e con la sensazione che, come ha detto lui stesso, tornerà.

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