È un viaggio nell’io più profondo, nella ricerca del fine ultimo della nostra esistenza, il nuovo singolo di Enula, “Big Bang“. Ecco la nostra intervista

Un’artista in continua evoluzione, alla ricerca di qualcosa che si nasconde altrove, nel fumo mistico dell’ignoto. Enula si presenta al pubblico, oggi, in una veste irriverente scandita dalle note uptempo di “Big Bang“, il suo nuovo singolo prodotto da Michele Canova e rilasciato per Universal. Una traccia che, nonostante sia da poche settimane al cospetto del giudizio popolare, ha già vissuto diverse vite ancor prima di raggiungere il mondo. Ne abbiamo parlato con l’autrice stessa in questa intervista.

Presentando questo nuovo brano ti sei domandata: “Chi ero prima di diventare chi sono? Cosa diventerò quando il sipario cadrà sulla mia ultima scena?“. Sei riuscita a trovare delle risposte? Che lavoro c’è nella ricerca di queste risposte?

C’è un grande lavoro, perché in realtà una risposta unica non si trova. È un lavoro, questo, che si muove tra contrasti. I contrasti, alla fine, sono funzionali per la propria ricerca. Sin da bambina è stato naturale per me esplorare la natura tra la vita e la morte. Ero molto piccola ma preferivo già interrogarmi sull’origine della mia esistenza che, ad esempio, su quale fosse il mio gusto di gelato preferito. Trascorrevo ore a teorizzare la vita e la morte, bramavo la scoperta di questo labirinto che ci porta da un punto all’altro. Ero affascinata dallo studio di tutti questi contrasti, presenti nella vita di ognuno, che ci portano ad un’evoluzione interiore.

L’importante è sempre porsi delle domande, anche perché col tempo mi sono resa conto che una risposta certa non sarebbe stato possibile trovarla. Mi sono interrogata su cosa sarebbe successo se una risposta fossi riuscita invece ad individuarla. Probabilmente mi sarei annoiata. Ho capito che viviamo ogni giorno intensamente proprio perché non conosciamo il fine ultimo della nostra esistenza. È questo mistero che mi tiene così attaccata alla vita. Continuo ad indagare giorno per giorno attraverso l’arte e gli altri.

Videoclip di “Big Bang” di Enula

Big Bang” risulta essere quasi un’esortazione a conquistarsi la vita giorno per giorno, scandendo quell’infinita “commedia del vivere“, come l’hai definita…

“Big Bang”, tra l’altro, nasce come una canzone eterea e poi s’è trasformata in una traccia ballabile e parla proprio di questa domanda esistenziale. L’ho definita una “commedia” perché fondamentalmente recitiamo tutti una parte quando usciamo fuori di casa. Anche quando si è soli, perché poi è davvero difficile riuscire a distinguere quale sia la nostra verità, da cosa siamo influenzati. Siamo tutti personaggi, e anche essere tali porta con sé uno scopo: riuscire ad arrivare alla vera essenza di noi stessi.

Una ricerca che non tutti sono in grado di fare, anche perché poi non tutti, scavando nel profondo del proprio animo, trovano del bello.

Esatto. Io sono nata col bisogno di questa ricerca. Magari non tutti hanno questa predisposizione, o magari ne sono spaventati, perché incontrarsi con le proprie ombre può far paura e risulterebbe più facile non farlo, anche se poi rischi di portarti dietro un peso infinito e sarà la vita, prima o poi, a farti trovare in una condizione da cui non potrai più sfuggire, sarà quella necessità di ricerca interiore a bussare alla porta.

Lavorare su se stessi, d’altronde, può essere la chiave per trovare quel posto nel mondo di cui tanto si parla, anche in mezzo alle altre persone.

Certo, perché parte tutto da dentro. Anche l’altro ha la sua funzione di insegnarci, tante ferite le comprendiamo grazie a chi abbiamo davanti. Anche in una relazione amorosa, ad esempio, è probabile che possano presentarsi delle ferite da ispezionare, magari alla conclusione della stessa. E sarà quel processo che, magari in maniera indiretta, ti porterà a capire e guarire traumi che forse non sapevi neanche di avere.

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Enula

Veniamo all’aspetto musicale di questa traccia, che segna l’inizio di un nuovo percorso artistico. Troviamo una Enula in divenire, in salita verso qualcosa di più alto. È uno stato che sta vivendo sia Enula persona che Enula artista?

Lo spero. Questo pezzo l’ho scritto a San Benedetto del Tronto, chiusa in bagno, di notte. Poco prima avevo ascoltato “Summer on a solitary beach” di Franco Battiato, e subito dopo ho scritto “Big Bang” in una chiave eterea e sognante. Poi quando ho portato il brano in studio, la collaborazione con Michele Canova ha trasformato il pezzo. La prima strofa conserva l’impronta iniziale che le avevo dato, poi ci siamo lasciati andare a un beat energico, con un orecchio alla dance degli anni ’90. È un brano nato in maniera organica, rifacendomi ad un concetto spirituale esplorato da tanti artisti, come Battiato stesso.

Enula in salita? Sono sempre un’Enula confusa, perché voglio fare tante cose e donare al mondo quello che creo. “Big Bang” rappresenta un punto di svolta significativo, mi spinge a mostrare al pubblico un lato diverso della mia musica, ma non racchiude tutto ciò che artisticamente sono. Nelle mie produzioni c’è tanto acustico, brani organici, alcuni dalla durata anche di sei minuti. Non vorrei che il pubblico mi catalogasse in un solo genere, come la dance di “Big Bang”, infatti non vedo l’ora di lavorare ad un album intero.

La scorsa estate “Due rose“, con i Tiromancino, è stata suonata parecchio in radio. Cosa ci racconti di quella collaborazione?

Per me è importante che nelle collaborazioni ci sia una reale chimica, poi Federico Zampaglione è una persona splendida. Con lui mi trovo benissimo umanamente e musicalmente. È stato un onore anche suonare per tutta l’estate insieme, è stato questo a farmi capire quanto importanti siano i live, gli strumenti veri, il contatto con il pubblico, che ti sente, ti vede. Avviene uno scambio, l’artista entra nel pubblico e viceversa, e accade qualcosa di magico.

“Due rose” dei Tiromancino e Enula

Infine, musica futura: adesso c’è “Big Bang“, ma cos’altro ha Enula in lavorazione? Di quali altri temi ti piacerebbe parlare nelle prossime canzoni?

A me piace tanto scrivere di tutto. Mi rendo conto quanto possa essere difficile scrivere una canzone pop che tocchi determinati argomenti e tematiche. Si sfocia più nel cantautorato. Io però lo faccio e vorrò far uscire anche quelle canzoni perché desidero comunicare qualcosa al mondo. Ci concentreremo, adesso, nella pubblicazione di nuovi singoli, di cui il prossimo a settembre. Intanto però torno in studio a lavorare su un album completo, che resta al momento la mia prerogativa.

Giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume.

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