L’undicesimo album in carriera di Dargen D’Amico fotografa l’artista di oggi, imbevuto in un mondo cinico e contraddittorio. Ecco la nostra recensione di “Ciao America

Che mondo è quello descritto, raccontato in musica, da Dargen D’Amico in “Ciao America“, il suo undicesimo album in carriera? C’è tutto il cinismo di una realtà distorta da un sentimento sempre più crescente di intolleranza, rabbia, alimentato dalla disinformazione e da narrazioni sbagliate dell’attualità. D’Amico con quest’ultima partecipazione al Festival di Sanremo s’è consolidato come uno dei cantautori italiani più determinanti e solidi della sua generazione (anche se non è di certo una sorpresa né una novità). Andiamo dunque a scoprire cos’ha da raccontare “Ciao America“, disco rilasciato proprio a cavallo della partecipazione festivaliera.

Tredici canzoni che esplorano l’universo musicale dell’artista: c’è l’hip hop ma anche l’elettronica. Cassa dritta e sperimentazioni pop, su cui i testi di Dargen D’Amico trovano il tappeto ideale su cui adagiarsi. Sono proprio i testi, la scrittura da sempre quadrata, furba e intelligente del cantautore, capace di unire riflessione a potenziale sbanca classifiche, di portare all’attenzione di un pubblico a volte disattento e distratto temi complessi attraverso un “cavallo di Troia” rappresentato da motivi ballabili e irresistibili.

LA OPEN-TRACK, “ONDA ALTA“: UNA DOLOROSA FINESTRA SULL’ODISSEA DEI MIGRANTI

L’opera, rilasciata una settimana prima della partenza del Festival di Sanremo 2024, è stata poi arricchita in apertura proprio da quella “Onda alta” che non ha fatto faville nella competizione festivaliera, ma che di fatto verrà ricordato come uno dei brani più riusciti dell’edizione. Il testo – forse il migliore dell’intero cast – racconta in maniera lucida e spietata la realtà dei migranti, con suggestioni e lampi di amara consapevolezza. “Sembri timido / Mi hai sorriso o no? / Sono già promesso sposo con un’altra“, fa capolino, anche se brevemente, l’omosessualità lì dove nemmeno è contemplata, ma che, come in ogni cosa che è natura, è realtà.

Navigando, navigando verso Malta / Senza aver nuotato mai nell’acqua alta“. Poche parole in cui è racchiusa tutta la realtà dei piccoli migranti, così acerbi da non aver neanche l’età e facoltà di nuotare nell’acqua alta, elemento tra i tanti che sa di mondo dei grandi. Così piccoli, al cospetto di una guerra che non sanno neanche identificare come tale: “Se la guerra è dei bambini / La colpa è di tutti quanti“, canta Dargen D’Amico. Poi qualcuno ci dovrà spiegare con quale criterio i tiktoker trovano il coraggio di inventare un balletto su un testo tanto doloroso.

TRA VERGOGNA PERSONALE E PASSATO DIFFICILE DA ARCHIVIARE

Stupisce la scelta di incastrare nella tracklist, immediatamente dopo la traccia sanremese e dunque in apertura, tutti i featuring, per poi lasciar muovere in solitaria Dargen D’Amico nel resto del disco. In “Metà di qualcosa” ospiti sono il collega e amico Rkomi e il cantautore Vincenzo Fasano: “Per alcuni di noi, la morte dura tutta la vita“, recita il testo, che si sofferma sulle capacità relazionali dell’essere umano, che “sa tagliare le montagne, e non sa ricucire un rapporto“. Gli amori discordanti e interrotti trovano casa in “Complicarti la vita“, in cui torna a collaborare dopo anni con Guè. Nel ritornello c’è Beatrice Quinta, portata al successo da X Factor, dove si trovava proprio nel team del cantautore.

A seguire c’è “Pelle d’oca“, traccia rilasciata a maggio scorso e che ha di fatto dato il via a questa nuova era discografica per Dargen D’Amico. L’elettronica la fa da padrona, poi, in “Energia Electronica“. Qui l’autore compara il destino della gente onesta a quello degli animali estinti o in via d’estizione: “La reputazione dei dinosauri non ha impedito che diventassero polvere“, su una cassa dritta sfrenata e coinvolgente. L’esplorazione nei sentimenti continua in “6 di sera” e in “La chiave“, una delle tante finestre sul vissuto e sul passato dell’artista, in cui attraverso un testo ermetico (ma non troppo) affronta il tema della vergogna personale e la voglia di tirare fuori la testa di un impenetrabile guscio.

In “La goccia” e “Check-in” il focus si sposta sulle disparità sociali, sulle periferie, ma anche sull’invecchiamento e le paure che si riflettono nella vita di oggi. “La vita è ancora lì, ma io non l’ho assaggiata“, canta Dargen D’Amico in “1000 persone“, quelle che lo seguono, “Che sono troppe per fare l’amore“. Non è semplice l’ascolto di “Patto di fango“, forse la traccia più onesta e spietata dell’intero album, in cui Dargen D’Amico sputa fuori dai denti il rapporto – se così lo si può definire – con suo padre. Brano da ascoltare in silenzio, assorbendo ogni parola, come con tutte le canzoni di contenuto.

Ho scelto l’immagine dell’America perché la musica italiana che scrivo io è una musica che si approfitta di alcuni stilemi musicali Made in USA. Quel mix di elementi che è anche molto rappresentativo del nostro mondo occidentale. La suggestione che abbraccia tutte le canzoni è sicuramente quella del viaggio, del movimento e del conseguente scambio di energie. A livello emotivo mi sono accorto di essere cambiato molto durante l’anno scorso, e questo si riflette nelle canzoni che ho scritto.

Dargen D’Amico

Non da meno sono le ultime due tracce della tracklist, “1/2 kilo” e “Vita x sempre“. In quest’ultimo brano Dargen D’Amico ripone la speranza di un futuro migliore, di emersione da un mondo pieno di imperfezioni. Allo stesso tempo si parla di tutte le persone che si rivolgono alla chiesa per un conforto che però non arriva mai. C’è tutta la voglia di trovare un appiglio e di credere davvero in una svolta per il meglio, nonostante tutte le incertezze che quotidianamente bussano alla porta.

È un disco, “Ciao America“, che nonostante l’accoglienza “a metà” ricevuta dai fan della prima ora del cantautore, ci restituisce un Dargen D’Amico sempre attuale e concreto, nel suo essere un artista pensante e “parlante”. Questa nuova musica prenderà vita alla fine del mese di settembre, quando l’artista partirà in un tour i cui biglietti sono disponibili qui. Ecco di seguito tutte le date fino ad ora fissate:

  • 30 settembre – Auditorium Parco della Musica – Roma
  • 1° ottobre – Teatro Arcimboldi – Milano
  • 9 ottobre – Teatro Dehon – Bologna
  • 11 ottobre – Teatro Bolivar – Napoli.
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Giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume.

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