È promossa a pieni voti la prova d’esordio di Claudym. L’artista milanese presenta l’album “Incidenti di percorso“, un viaggio nelle sue emozioni con gli anni 2000 sullo sfondo. Ecco la nostra intervista

È fuori oggi per Island Records “Incidenti di percorso“, il primo album in carriera di Claudym, artista milanese che ha anticipato questa prima, importante release con svariati singoli tra cui il più recente “Una settimana da Dio (God’s plan)“. Un progetto solido e ambizioso che mette in luce una delle artiste più interessanti e promettenti della nuova scena pop italiana. Un viaggio nel vissuto di Claudia Maccechini – questo il vero nome di Claudym – che attinge a piene mani dal sound senza tempo degli anni 2000, con la produzione di okgiorgio e Marcello Guava (e un cameo di Celo).

Dieci canzoni che aiutano a scoprire il mondo variopinto ed energico – ma ben lontano dalla superficialità – di Claudym. Abbiamo spostato la nostra lente d’ingrandimento su questo progetto in un’intervista, proprio in occasione del lancio di “Incidenti di percorso“.

Cosa è passato nella tua testa da artista prossima alla pubblicazione del suo album d’esordio? Che giorni sono stati?

Sono stati giorni molto pieni, un po’ confusi. Sto facendo fatica a realizzare e con tutte le cose da fare sto dormendo pochissimo, ho sempre la mente accesa. Sono giorni belli ricchi, però sono contenta, anzi, ho un po’ paura di questo venerdì di pubblicazione, ma adesso arriverà un altro tipo di emozione, che non sarà più d’attesa.

Tra l’altro “Incidenti di percorso” arriva in un New Music Friday che vede le donne protagoniste assolute, tra Rose Villain e Big Mama. C’è molto fermento, oggi, tra le artiste della scena italiana.

Sì, credo sia dovuto al desiderio di rivalsa. Al di là di tutti gli aspetti negativi di cui si parla, analizzando i dati alla mano, di indirettamente positivo c’è che questo “sbilanciamento” porti poi ad un lavoro maggiore, ad una voglia enorme che permette ai progetti femminili, in questo momento, di essere più vari ed incisivi. È brutto metterla così, ma credo sia proprio la “rabbia” a portare tutto ciò. Come hai detto tu c’è fermento e lo si sente nelle proposte musicali.

Ascoltando l’album fa specie l’assenza di featuring, ormai sempre più soliti della discografia moderna. Come mai?

Sono in una fase in cui preferisco farmi conoscere in tutte le mie sfaccettature, portando una proposta quanto più possibile chiara e diretta. Quello dei featuring è un territorio che mi piacerebbe sperimentare, anche se in passato ne ho già fatto uno con Sethu (nel brano “A/B“). Allo stesso tempo è un campo particolare, che potrebbe essere un po’ “tricky”, considerando il rischio che un artista potrebbe non comprendere la mia direzione o magari non rispettarla. Mi piace fare musica che mi rappresenti e che parli per me. Se un feat dovesse arrivare sarà per una collaborazione sincera, che abbia un senso anche a livello personale.

“Una settimana da Dio (God’s plan)” di Claudym

Ascoltando la traccia d’apertura, “Ragioni sbagliate“, verrebbe da pensare come il primo “incidente di percorso” nella vita sia l’essere il proprio stesso limite, no?

Esatto. “Ragioni sbagliate” è un pezzo che mi ha aiutato tantissimo perché l’ho scritto in un momento di profonda crisi, in cui stavo iniziando a riflettere su un piano b rispetto alla musica, cosa che da tanto tempo non rientrava tra i miei pensieri. Faticavo a scrivere, ero in blocco totale e questo brano mi ha aiutato tanto a prendere coscienza di ciò che stavo vivendo. Il perdersi nella propria casa, un malessere che si sfogava anche su ciò che mi stava intorno.

Ho cominciato a prendere la musica con leggerezza, accettando di non essere pop o radiofonica, e a fare le cose per come le intendevo io. Per questo ho voluto metterlo in apertura di disco, perché mi ha permesso di realizzarlo e chiuderlo.

In “Cose che si dicono” fai una lista di promesse non mantenute tra cui “Amarmi e non punirmi sempre“. Ad oggi Claudym che rapporto ha con se stessa?

Varia in base alla giornata (ride, ndr). Di certo però da giugno, quando ho scritto “Ragioni sbagliate” e quando è uscita “Cose che si dicono”, ho preso tante cose diversamente. Ho affrontato la vita e le giornate con più leggerezza, anche le gaffe che mi è capitato di fare: sono sempre stata una che su queste ci ragionava tantissimo. Mi dicevo “Ma cosa ho fatto? Ma cosa ho detto?”, adesso penso “Vabe, ‘sti cazzi”, poi non è che abbia fatto grossi passi avanti, ogni tanto ci ricasco! Ho alleggerito certe cose, mi ha aiutato a credere un po’ più in me stessa e a punirmi di meno.

In “Joanne” c’è la storia di una persona a te vicina, eppure il pezzo sembrerebbe essere – anche – un dialogo allo specchio. Può essere?

Sì, è un pezzo aperto. L’ho scritto pensando inizialmente ad una mia amica, che è sempre stata quella che nel gruppo percepivamo “in difficoltà”, da trattare con più attenzione. Poi mi sono resa conto che stavo parlando alla me del passato. Anche io ho vissuto dei momenti molto “no”, è stata un po’ una terapia alla vecchia Claudia. Mi piace questa chiave di lettura più aperta, in cui ognuno può rivederci dentro una persona a cui si vuole bene oppure proprio una parte di sé.

Live di Claudym con “Joanne”

Musicalmente il disco si muove invece su suoni che strizzano l’occhio agli anni ’90 e soprattutto 2000. È questa la direzione che volevi dare al progetto?

Sì! Mi considero una nostalgica degli anni 2000, perché sono gli anni in cui mi sono formata musicalmente e poi è un periodo che riporta alla mente l’infanzia e l’adolescenza. C’è una nostalgia derivante anche dalla ricchezza musicale frutto di quegli anni. Le mie ispirazioni si rifanno proprio a quell’epoca e trovano posto in “Incidenti di percorso”. Qualcosa c’era già in “Un-popular”, anche se lì la chiave era più strumentale e richiamava più gli anni ’90.

In questo disco invece, un po’ perché mi sono chiarita di più le idee su come rendermi efficace nei pezzi, un po’ perché mi sono spostata verso suoni elettronici, risulta più aderente al pop di quella era lì, che ce lo ricordiamo tutti ancora oggi.

D’altronde si trattava di un pop più solido nella sua struttura, e infatti è resistito al tempo…

Già, mi piace poi come viene riportato oggi. La chiave di lettura e i riferimenti da cui si attinge oggi, portati al 2024, danno vita a qualcosa di molto figo.

Molto bella è la copertina di “Incidenti di percorso”, anche questa dal sapore di inizio millennio…

In generale mi rifaccio ad un’immagine energica, colorata, sicura e ironica. Quest’ultima poi esce fuori proprio in questa copertina, in cui ho scelto una fotografia che qualcuno mi aveva anche sconsigliato, perché non per tutti ero venuta bene, però mi sembrava molto onesta e coerente. Rimanda a un mondo fumettoso, che richiama anche i Gorillaz. Una vibe che sto percependo anche in altri progetti oltreoceano. Mi sembrava perfetta e ne sono molto contenta.

Claudym AlbumCover HD
Cover art di “Incidenti di percorso” di Claudym

Ora che il disco è fuori, c’è un aspetto in particolare che speri il pubblico colga in questa Claudym?

Spero la scrittura perché sono sempre stata un po’ insicura a riguardo, dato che mi sono approcciata alla scrittura di brani piuttosto tardi, da circa cinque anni. In “Un-popular” o comunque nei vecchi testi era piuttosto vaga, magari meno incisiva, adesso spero arrivi di più. Sono molto autocritica però in questo caso sono molto contenta di alcuni testi. Inoltre spero in un bilanciamento con il sound. C’è una parte emotiva, un’altra più pop e un’altra “pazza” che prenderà vita dal vivo.

A proposito del capitolo live, il 27 marzo ci sarà un concerto speciale, organizzato da Magellano Concerti, all’Apollo Club di Milano. Per l’estate invece?

Ci si sta ancora lavorando. Spero di poter girare anche più di quanto fatto per l’EP. Dita incrociate per i festival estivi e non solo.

ASCOLTA “INCIDENTI DI PERCORSO” DI CLAUDYM SU SPOTIFY

Giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume.

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