Non solo Marracash, Kid Yugi e Geolier: tra i tantissimi dischi pubblicati nel corso del 2024, ci sono alcune chicche che meritano di essere recuperate. Ecco dieci album (più uno) che porteremo nei nostri ascolti anche nel 2025
Marracash? Che gran disco (un altro). Kid Yugi? I nomi del diavolo senza dubbio tra i lavori migliori del 2024. Dio lo sa di Geolier? L’album della consacrazione. Sì, ma dietro una classifica degli album più belli – sempre secondo la critica – del 2024 c’è tanto altro. Tantissimi altri dischi finiti nell’ombra. Opere indipendenti, di artisti emergenti o di nomi consolidati che però magari, nonostante l’esposizione, si sono persi ingiustamente nel calderone. Ne ho scelti dieci – più alcuni bonus – tra un cenone e l’altro. Consideratela come una playlist, una lista di musica che magari v’è sfuggita durante l’anno, più che una classifica.
“MI PIACE“
di ANNA CASTIGLIA

Cominciamo da questo disco anche perché, in un certo modo, questo articolo sorge anche dall’ispirazione dell’ultimo post sui social della cantautrice siciliana. «Non classificateci, non votateci, non paragonateci, non preferiteci», ha scritto criticando un sistema musicale che tende a porre sempre più scalini tra gli artisti, a ridurre tutto a riflettori e a gare a chi prende parte a più eventi esclusivi, dimenticandosi che si sta parlando di arte. Parliamo di musica, appunto: che bel disco che è Mi piace. Rilasciato a settembre, rappresenta l’esordio di Anna Castiglia.
Dodici brani in cui la cantautrice, vincitrice di Musicultura, parla di discografia e sociale, di chiese chiuse e musica mercificata. Muovendosi tra lingua italiana e dialetto siciliano, con un bel duetto insieme a Ghemon nella riuscita Whitman, il disco è trainato dal brano che più di tutti ha regalato soddisfazioni e riconoscimenti all’artista, di cui riusciamo a intravedere un futuro radioso: Ghali (qui la nostra recensione dell’album).
“TUTTI I COLORI DEL BUIO“
di SETHU

Si può provare del sincero affetto per un album? Evidentemente, sì. In quello che a conti fatti è il suo primo album ufficiale, Sethu, accompagnato come sempre dal fratello gemello Jiz, ha messo in musica il proprio vissuto, avvolto da un profondo buio dopo l’esperienza sanremese del 2023. La constatazione del baratro, del vuoto sotto i suoi passi, della caduta e al tempo stesso della voglia di riemergere. Di ricominciare, da qualche parte e in qualche modo. Tutti i colori del buio, rilasciato per Carosello Records, ha visto la luce a maggio scorso.
Affetto, sì, verso la maniera così pura e vera con cui Sethu s’è fatto portavoce di un disagio che è in realtà generazionale. Brani come Troppo stanchi pesano come un macigno e restituiscono un’immagine più nitida di quanto si creda della generazione contemporanea, talvolta schiacciata dal peso di una mancata aderenza a standard imposti dalla società che non tengono il passo della realtà delle cose, che invece sono in continuo divenire e trasformazione. Un album da ascoltare e riascoltare (qui la nostra intervista in occasione del lancio del disco).
“A MEZZ’ARIA“
degli YOSH WHALE

Quanta classe, quanta raffinatezza. Gli Yosh Whale sono una delle realtà più belle di questo 2024, che ha visto la band salernitana – vincitrice lo scorso anno di Musicultura – rilasciare per peermusic Italy il loro secondo album in carriera dal titolo A mezz’aria. Nell’opera, pubblicata alla metà d’aprile e contenente dodici canzoni, si parla di terre che sanno di casa, di viaggi che sanno di addii e quella speranza il cui sapore a volte non basta a coprire l’amarezza di chi se ne va, di chi lascia quella terra di casa per andare alla ricerca del… blu.
Blu, come il titolo della canzone cardine di questo disco, nata dalla collaborazione tra gli Yosh Whale con Rose Villain. Un incontro fortuito, avvenuto in occasione di un festival in cui la band era in gara e la cantante, protagonista assoluta del pop femminile italiano del 2024, ricopriva il ruolo di giurata (ce l’hanno raccontato in questa intervista). Villain, stregata dal sound della band, ha voluto approfondire la loro conoscenza, portando alla nascita di questo splendido brano. Una carezza al cuore di chi non sa dove andare, ma sa che vuole arrivare.
“NUOVOSPAZIOTEMPO“
di EMMA NOLDE

Potremmo fare un discorso leggermente diverso per Nuovospaziotempo, il terzo album in carriera – e il primo con Carosello Records – di Emma Nolde, pubblicato a novembre. L’opera non è passata sottotraccia, almeno per la stampa musicale italiana: è infatti probabile che abbiate già letto questo titolo nelle classifiche di fine anno di diverse testate di settore. Ho voluto ugualmente inserirlo tra le chicche da recuperare, estendendo l’invito a riprendere l’intera discografia dell’artista, punto di luce del cantautorato femminile nostrano.
Vario, preciso e diretto. Potremmo utilizzare questi tre aggettivi per cercare di riassumere questo lavoro, che guarda all’essenzialità delle cose, alla conquista della verità, per riottenere la propria vera essenza. «Un racconto collettivo, quello di chi vive in provincia e alla periferia del mondo, là dove c’è solo cielo, ma almeno abbiamo fantasia». Poi ci sono anche Niccolò Fabi, Nayt e Mecna, insomma, che altro aggiungere? Schiacciate play (qui la nostra intervista ad Emma Nolde).
“RIBELLISSIMI“
di GIO EVAN

Torniamo indietro al 18 gennaio, quando è arrivato in digitale e nei negozi di dischi il quarto album in studio di Gio Evan. L’artista, tre anni dopo quel Mareducato che rilasciò in seguito alla sua prima volta al Festival di Sanremo, ha inaugurato questo 2024 con Ribellissimi, disco che, tra tutti quelli pubblicati fino ad oggi, è quello che è arrivato meno al pubblico, nonostante il tour di successo a sostegno della promozione dell’opera, che ha segnato prima dei sold out nei teatri italiani e che poi è proseguito per tutta l’estate.
Eppure all’interno del disco trovano spazio canzoni che sottolineano l’ottima scrittura del cantautore e poeta, in cui l’amore verso sé stessi e verso gli altri è il vero protagonista. Tra i momenti salienti di Ribellissimi c’è senza dubbio Susy, canzone lanciata anche come singolo, con influenze folk e di ampio respiro internazionale, e Hopper, amatissima dal suo pubblico (qui la nostra recensione).
“HOTEL ESISTENZA“
dei FAST ANIMALS AND SLOW KIDS

Pensiamo ad un hotel che non esiste, ma che possiamo immaginare. Un hotel sensoriale, mettiamola così. Con pareti fatte di vibrazioni dell’anima e mobilia sostituita da sentimenti che poi, in fin dei conti, sono dentro ognuno di noi. Penseremmo che in fondo, noi stessi, siamo degli hotel. Esiste poi, affacciato sul mare o disperso tra le colline, l’Hotel Esistenza dei Fast Animals and Slow Kids, così come s’intitola il settimo album in studio della band perugina. Undici canzoni raccolte sotto lo stesso tetto, pubblicate ad ottobre scorso.
Negli anni il sound dei FASK ha cambiato pelle, s’è trasformato, ma porta con sé comunque un carico di emozioni e riflessioni. In Hotel Esistenza (qui la nostra intervista alla band in occasione del lancio dell’album) ci sono diversi brani che ascolteremo ancora a lungo: dal singolo che ne ha trainato l’uscita, Festa, all’opener Una vita normale, ma anche Quasi l’universo, Santuario, Brucia e Riviera crepacuore. Bello, bello.
“CERCHI“
di ERICA MOU

Erica Mou è tornata nelle scorse settimane con il suo settimo album in studio, Cerchi. La cantautrice, vincitrice di numerosi riconoscimenti, ha presentato in questo 2024 un lavoro profondo, delicato e potente. Le undici tracce dell’album evocano un viaggio intenso, simile a un percorso disseminato di salite impervie e discese insidiose. È un cammino di scoperta, riconciliazione e introspezione, in cui Erica, una delle voci più brillanti della sua generazione, si muove con grazia lungo il confine del tempo, esplorandone la natura ciclica.
«Il desiderio di fare la muta, una partita a scacchi tra amore e coerenza, una promessa di cura, l’inganno dei trent’anni, una migrazione che non segue il caldo, parole che si incagliano. Ogni brano è un anello, una maglia di una collana. Si torna da dove si è partiti ritrovandosi diversi, tenendosi stretta la voce che conserva le tracce del percorso fatto». Il talento cristallino di Erica Mou, che si muove tra musica e letteratura, è un tesoro inestimabile (qui la nostra recensione dell’album).
“CIAO AMERICA“
di DARGEN D’AMICO

Ero indeciso sull’ipotesi di inserire Ciao America di Dargen D’Amico in questa lista. Album che ha comunque goduto dell’esposizione sanremese – dove D’Amico quest’anno ha partecipato con la dolorosissima Onda alta – ma che ho l’impressione che non sia stato troppo compreso o comunque masticato dal pubblico, che l’ha invece archiviato in fretta. A mio parere si tratta di un’ottima prova per l’artista che in questo 2024, tra battaglie sociali portate avanti a gran voce e censure, ha vissuto sulla sua pelle tantissime esperienze tutte diverse.
Con Ciao America, il suo undicesimo album, Dargen D’Amico dipinge un affresco di un’epoca confusa e turbolenta. In un panorama dominato da intolleranza e rabbia, amplificate da fake news e narrazioni tossiche, il cantautore esplora le contraddizioni della società moderna. Tra ritmi incalzanti e incursioni pop sperimentali, si sviluppano testi che rappresentano il vero cuore del progetto (Ogni ascolto del brano Patto di fango lascia dietro sentimenti contrastanti). D’Amico, con il suo stile acuto e mai banale, mescola profondità e leggerezza, affrontando temi complessi con una scrittura che cattura e sorprende (qui la nostra recensione).
“UNA FAMIGLIA NORMALE“
dei THE SNOOKERS

Il duo The Snookers sono la dimostrazione di come il contrasto possa diventare armonia. La voce di Anita, tagliente e ipnotica, si intreccia con le melodie di Federico, che con la sua chitarra crea universi sonori complessi e vibranti. L’album Una famiglia normale, pubblicato ad ottobre, è un viaggio musicale che indaga le crepe delle relazioni umane: dai legami familiari che soffocano, agli amori che feriscono, fino alle amicizie che tradiscono. Ogni brano scava nel profondo, mettendo in luce la fragilità e la resilienza di chi si trova intrappolato in questi intrecci emotivi.
«Queste canzoni rappresentano il nostro vissuto fino a oggi. C’è ancora molto da dire, ma sentiamo che questo disco è un punto importante per la nostra identità individuale e di gruppo» hanno spiegato i The Snookers a proposito di quest’opera, di cui segnaliamo in particolare il brano Guarda come il tempo vola: un’esortazione a svegliarsi e prendere l’iniziativa, credere nelle proprie idee e in sé stessi, per non rimanere fermi al proprio posto in eterno (qui la nostra recensione).
“GUAGLIONA“
di VALE LP

Concludiamo questa lista dei dieci album italiani da recuperare di questo 2024 – prima di alcune chicche bonus – con una tra le proposte più fresche del lotto: primo album in carriera per Vale LP. L’ex concorrente di X Factor, con il supporto di Carosello Records, ha lanciato nel mese di maggio un progetto intitolato Guagliona: fin dal primo ascolto emerge la forza di una cantautrice che non teme di sfidare le convenzioni con un atteggiamento ribelle, portando alla mente una versione moderna del primo Vasco Rossi.
La giovane artista avrà l’occasione di mettersi in mostra davanti al grande pubblico in occasione del Festival di Sanremo 2025, dove gareggerà tra le Nuove proposte insieme a Lil Jolie con il brano Dimmi tu quando sei pronto per fare l’amore. Le due hanno però già avuto modo di collaborare in questo disco, dividendosi la scena proprio sulla titletrack Guagliona. Ascoltate questo lavoro per arrivare a febbraio preparati e non fare brutta figura.
CHICCHE BONUS
“SEROLE“
dei TROPEA

I Tropea con questo disco volevano mettere un punto a quanto prodotto e realizzato fino ad oggi, racchiuderlo in un disco, offrirlo al pubblico e ricominciare da capo una nuova storia. L’hanno fatto con Serole, disco che prende il nome dalla piccolissima cittadina di appena 99 anime, sperduta nelle langhe, dove il gruppo tradizionalmente si riunisce per lavorare alla loro musica. All’interno registrazioni risalenti ai primissimi Tropea, qualche brano rimaneggiato e tanta voglia di esprimere una natura propria ed essenziale.
“STRANIERI“
dei FIORI DI CADILLAC

Stile da vendere e tanto contenuto, in questo nuovo capitolo musicale dei Fiori di Cadillac, rilasciato a giugno. In Stranieri Luigi Salvio e Valerio Vicinanza reinterpretano in una propria chiave il pop d’autore italiano. Elettronica elegante e pop ricercato: le loro canzoni, intime e ispirate sia dalla realtà che da esperienze personali, sono state arricchite in questo album dalla direzione artistica di Frank Sativa. Dietro Stranieri ci sono due anni di lavoro e riflette la determinazione del duo a vivere di musica nonostante le sfide dell’essere una formazione indipendente.
“PUFF“
di rOMA

Il terzo album in carriera coincide con il disco della maturità per rOMA – pseudonimo di Vincenzo Romano – cantautore d’esperienza che a luglio ha dato alle stampe il suo Puff: «“Puff” è come sono ora, come sono arrivato alla composizione di queste otto tracce e cioè concedendomi tempo, con calma e senza alcuna fretta di dover pubblicare per forza». Dentro c’è tutta la spinta propulsiva di un artista che esprime il suo universo, la sua musica, indipendentemente da tutto ciò che caratterizza il mondo della musica, specialmente underground.
“VELENO“
di LE COSE IMPORTANTI

Disforia di genere, body perception, pensieri intrusivi e depressione sono i macro temi di un disco sorprendente: Veleno, l’opera d’esordio de Le Cose Importanti, rilasciato sul finire del mese di novembre per The Orchard. All’interno c’è il lato più oscuro e intenso di Giada, cantante della band di Latina, che esprime emozioni attraverso un sound alt rock viscerale e crudo, frutto di due anni di lavoro, e un songwriting profondo con arrangiamenti diretti, grazie alla collaborazione con il produttore Giulio Ragno Favero.




