Lo scorso giugno i Punkcake hanno pubblicato il loro album d’esordio, “Siamo qui siamo questi”, un disco composto da dieci brani che affronta identità, alienazione, patriarcato e disagio sociale con un approccio diretto, nato per il live e rilasciato da Rude Records.
Dopo essersi fatti conoscere al grande pubblico con la partecipazione a X Factor 2024 e aver dato un primo assaggio della loro identità artistica e visione musicale attraverso i singoli “No Pants” e “Fake Swing”, i Punkcake hanno dato alla luce il loro primo album di inediti: “Siamo qui siamo questi”, reso disponibile dal 26 giugno scorso per l’etichetta Rude Records.
Si tratta del primo lavoro sulla lunga distanza della formazione aretina, che va sintetizzare l’estetica sonora e l’impianto narrativo costruiti dalla band negli ultimi anni. Una costruzione dal basso resa solida dai palchi dell’underground su cui sono saliti, e che sicuramente deve tanto della sua riuscita anche all’esperienza macinata sulla piattaforma televisiva. Andiamo ad osservare questa prima opera dei Punkcake da vicino.

La musica dal vivo traccia un’impronta fondamentale nel disco
Più che un semplice debutto discografico, il disco si presenta come un progetto sviluppato attorno alla dimensione collettiva della musica dal vivo. Le dieci tracce sono infatti nate in sala prove e modellate attraverso l’esperienza sul palco, rinunciando deliberatamente a una produzione eccessivamente rifinita in favore di un suono essenziale, ruvido e immediato. Una scelta che riflette l’identità del quintetto, orientata verso un linguaggio diretto e privo di sovrastrutture.
Dal punto di vista dei contenuti, “Siamo qui siamo questi” affronta alcuni dei temi più ricorrenti del dibattito contemporaneo. L’oppressione esercitata dalle aspettative sociali e dagli stereotipi di genere emerge in “Tootache”, mentre “Fallocentro” concentra l’attenzione sulla critica al patriarcato. In “Voglio una Fiat”, invece, la band costruisce un brano fortemente sarcastico che intreccia appartenenza popolare, critica alle logiche del successo economico e una dichiarata posizione antifascista.
L’album dedica ampio spazio anche alle fragilità individuali. Ansia, isolamento, alienazione e difficoltà relazionali attraversano brani come “Figaro”, “Miao”, “Just kidding”, la già citata “Fake swing” e “Dolce”, componendo un percorso che racconta il disagio psicologico senza trasformarlo in semplice elemento narrativo, ma facendone parte integrante dell’identità del disco.
A tenere insieme l’intero lavoro è l’idea della distruzione come possibilità di ricostruzione. “Adam & Eve” e “No pants” diventano così il simbolo di un azzeramento necessario per immaginare nuove forme di convivenza e appartenenza, un concetto che attraversa trasversalmente tutto il progetto.
Il titolo dell’album assume quindi un valore rappresentativo. “Siamo qui siamo questi” diventa una dichiarazione di esistenza e, allo stesso tempo, la rivendicazione di uno spazio condiviso per chi non si riconosce nei modelli dominanti. La stessa band descrive il disco come un manifesto cresciuto insieme alla volontà di immaginare un mondo diverso, nato dall’esigenza di dare voce a chi spesso non trova strumenti per essere ascoltato.
Il progetto, musicalmente parlando, affonda le sue radici nel punk, rock alternativo, post-hardcore e influenze che richiamano gruppi come Idles, Pixies, Fugazi – già omaggiati nel loro percorso ad X Factor – e Dead Kennedys, mantenendo però una forte personalità espressiva. Un lavoro che lascia tanto spazio all’impatto della performance e alla forza del messaggio spinto a gran voce fuori dai denti, rispetto alla ricerca di una perfezione formale, sottolineando la propensione dei Punkcake ad utilizzare la musica come strumento di espressione collettiva e di confronto con le contraddizioni del presente.
Una carriera in evoluzione, mattone dopo mattone
Formatisi nel 2022 attorno ai fondatori Damiano Falcioni e Sonia Picchioni, successivamente raggiunti da Lorenzo Donato, Lorenzo Migliore e Bruno Bernardoni, i Punkcake hanno rapidamente attirato l’attenzione della scena alternativa italiana. L’esposizione televisiva ottenuta con X Factor 2024, dove sono arrivati fino alle semifinali sotto la guida di Manuel Agnelli proponendo anche reinterpretazioni di Fugazi e Violent Femmes, ha ampliato il loro pubblico senza modificare l’approccio artistico del gruppo.
Il 2025 ha rappresentato un ulteriore passaggio nella crescita della band. Il tour li ha portati a condividere il palco con artisti come Green Day, Weezer, Shame, Bad Nerves e NoBraino nell’ambito del Firenze Rocks, mentre sono arrivati anche i riconoscimenti come Miglior Artista Giovane al MEI di Faenza e al Firenze NXT.




