Con Within, i Protest the Hero pubblicano il primo album completamente indipendente della loro carriera. Un disco che unisce progressive metal, introspezione e libertà creativa, segnando una svolta dopo sei anni di silenzio discografico.

Una formula consolidata che, dopo oltre vent’anni di carriera, di musica e palchi calpestati, dimostra di poter essere ancora perfezionata con successo. È la formula dei Protest the Hero, che si sono rimboccati le maniche, sono tornati in studio digrignando i denti, portando alla luce “Within“, il sesto album della loro carriera e primo pubblicato in completa autonomia, un lavoro che arriva sei anni dopo “Palimpsest” e che rappresenta uno dei momenti più significativi e determinanti nella storia della formazione canadese.

Parlare dei Protest the Hero significa raccontare una delle realtà più influenti del progressive metal moderno, capace fin dagli esordi di sviluppare un linguaggio personale in cui tecnica, energia punk, melodie ricercate e strutture imprevedibili convivono con naturalezza. Una cifra stilistica che negli anni ha contribuito a renderli un punto di riferimento per numerose band della scena progressive e metalcore contemporanea. Eppure, “Within” non è importante soltanto per ciò che contiene musicalmente. Lo è soprattutto per quello che rappresenta.

Protest the Hero Within 01
“Within” è il nuovo album dei Protest the Hero

Il primo album davvero libero

Per la prima volta nella propria carriera, i Protest the Hero controllano interamente il proprio lavoro. La band possiede il catalogo, gestisce la pubblicazione e distribuisce il disco senza dipendere da una casa discografica. Un cambiamento maturato dopo anni trascorsi a confrontarsi con contratti differenti, diritti frammentati e cataloghi distribuiti in modo disomogeneo sulle piattaforme digitali.

Il chitarrista Tim MacMillar ha definito questo passaggio come la riconquista della propria identità artistica. Per il gruppo non si tratta soltanto di un’indipendenza economica, ma della possibilità di decidere autonomamente come produrre, pubblicare e amministrare la propria musica. Una scelta che riflette perfettamente il contenuto del disco. Within” parla infatti del rapporto tra controllo e vulnerabilità, tra ciò che accade nel mondo esterno e ciò che lascia dentro ciascuno di noi.

“Liberty Spike” dei Protest the Hero

“As within, so without”

Il concept dell’album prende spunto dall’antico principio ermetico “As within, so without”, secondo cui il mondo interiore e quello esterno si influenzano reciprocamente. È un tema che attraversa l’intera tracklist e rappresenta una netta inversione rispetto a “Palimpsest“. Se il precedente lavoro osservava la storia americana attraverso una prospettiva politica e collettiva, “Within” restringe il campo e concentra l’attenzione sull’esperienza individuale.

Le tensioni sociali, i conflitti politici e la polarizzazione contemporanea rimangono presenti, ma diventano il punto di partenza per raccontare come questi fenomeni incidano sulla dimensione personale. È probabilmente il disco più autobiografico che Rody Walker abbia mai scritto. Lo stesso cantante ha ammesso che esporsi in maniera tanto diretta sia stato uno degli aspetti più difficili dell’intero processo creativo, sottolineando come mostrare vulnerabilità rappresenti un gesto necessario, soprattutto in un contesto culturale che spesso associa l’espressione emotiva maschile esclusivamente alla rabbia.

“Grandfather’s Axe” dei Protest the Hero

La voce ritrovata di Rody Walker

L’intimità dell’album assume un peso ancora maggiore considerando il percorso affrontato dal frontman negli ultimi anni. Dal 2018 Walker ha dovuto fare i conti con seri problemi alle corde vocali causati da un intenso affaticamento, una condizione che ha portato alla cancellazione di diversi tour e a un lungo percorso di riabilitazione. Queste difficoltà hanno inevitabilmente influenzato sia la realizzazione di “Palimpsest” sia la gestazione di “Within“.

Il risultato, tuttavia, racconta una realtà molto diversa: la performance vocale del cantante appare tra le più convincenti della sua carriera recente. Walker alterna registri melodici, graffi più aggressivi, momenti quasi sussurrati e improvvise aperture emotive con una naturalezza che diventa uno degli elementi centrali dell’intero album. Non è soltanto una dimostrazione tecnica, ma un mezzo espressivo attraverso cui i testi acquistano ulteriore profondità.

Tecnica e scrittura trovano un nuovo equilibrio

Sul piano musicale, Within” conserva tutte le caratteristiche che hanno reso riconoscibili i Protest the Hero: riff vertiginosi, continui cambi di tempo, ritmiche estremamente complesse e un approccio compositivo che continua a sfuggire alle convenzioni del progressive metal. La differenza rispetto al passato risiede nell’equilibrio. Le influenze punk, hardcore e progressive convivono con una scrittura più compatta, senza sacrificare la complessità tecnica che da sempre caratterizza la band.

Determinante anche il lavoro di Adam “Nolly” Getgood, produttore e ingegnere del suono noto per le collaborazioni con Periphery, Haken e SikTh. La produzione riesce a valorizzare sia l’aggressività dei passaggi più serrati sia le aperture atmosferiche, offrendo una definizione sonora che lascia spazio a ogni dettaglio strumentale senza compromettere l’impatto complessivo.

Tra introspezione e critica sociale

La componente politica, pur meno dominante rispetto al precedente album, continua a occupare uno spazio importante. “Mouthpiece“, primo singolo, rappresenta il manifesto più esplicito del disco, affrontando la crescente polarizzazione del dibattito pubblico e la tendenza a ridurre ogni confronto a uno scontro tra fazioni.

A questo si affianca “Fishhook“, che sposta la riflessione su un piano più personale raccontando il difficile rapporto con un vicino ormai intrappolato nella disinformazione e nell’estremizzazione ideologica. È un episodio che dimostra come le grandi fratture sociali possano manifestarsi anche nella quotidianità più ordinaria.

“Fishhook” dei Protest the Hero

Il cuore emotivo dell’album coincide invece con “Liberty Spike“, indicata dallo stesso Walker come la composizione più dolorosa da affrontare durante la registrazione. La canzone esplora il senso di perdita, isolamento e vulnerabilità con un’intensità che raramente aveva trovato spazio nella produzione della band.

L’introspezione continua in “Grandfather’s Axe“, riflessione sull’identità e sul tempo che passa, e in “The Orchard“, dove memoria personale e trasformazioni collettive finiscono per sovrapporsi. A chiudere il disco è “The Mariner“, oltre sette minuti che condensano tutte le anime dei Protest the Hero. Progressioni strumentali, tensione narrativa e aperture melodiche si alternano in una composizione che conferma come la band continui a trovare nella forma estesa uno dei propri territori espressivi più efficaci.

Un nuovo equilibrio dopo venticinque anni

Con appena trentasette minuti di durata, “Within” è anche uno dei lavori più concisi pubblicati dai Protest the Hero. Una scelta che rende l’ascolto particolarmente compatto e privo di momenti superflui, pur lasciando la sensazione che alcune idee avrebbero potuto essere sviluppate ulteriormente. La sua forza, tuttavia, non risiede nella quantità di materiale, bensì nella coerenza dell’insieme.

Se “Volition” resta ancora per molti il punto più alto della discografia dei Protest the Hero e “Palimpsest” rappresentava il loro lavoro più ambizioso sul piano concettuale, “Within” riesce a trovare una sintesi diversa. Più personale, più essenziale e meno interessato a impressionare attraverso l’eccesso, il disco mette la scrittura al servizio dell’emozione senza rinunciare alla complessità tecnica che costituisce da sempre il marchio di fabbrica della band.

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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