Le metro invisibili“, l’esordio letterario di Mico Argirò (Edizioni Underground?, prefazione di Michele Monina) è un viaggio onirico in una Milano mai con così tanta anima

Non è un brano, nemmeno un album, eppure è come se “Le metro invisibili” di Mico Argirò (Edizioni Underground?) fossero scandite da una musica in sottofondo. È come se tra le pagine di questo esordio letterario del cantautore cilentano siano nascoste – in maniera neanche troppo occulta – note soffuse, intriganti, capaci di scandire l’incedere di un racconto suggestivo tra le fermate metropolitane di Milano, in un’atmosfera onirica, a volte surreale, ma sempre estremamente pura e vera.

Tra i meriti dell’opera firmata da Argirò anche quello di regalare un’anima ad una città che viene universalmente dipinta – anche da chi la abita – come grigia, fredda e respingente. La Milano che emerge dalle sue “Metro invisibili” è tutta da scoprire. È a sé, diversa anche soltanto da descrivere, ma che si lascia comunque vivere, con tutte le sue variopinte sfumature e le incertezze che albergano la mente di tutti i ragazzi che a lei affidano le proprie aspirazioni, con l’auspicio che non finiscano martoriate e sputate via.

Come loro è anche Mico Argirò. Non a caso la prima parte del libro si concentra proprio su questo aspetto, salvo poi cambiare pelle e trasformarsi in un viaggio evanescente accompagnato sì, dalle fermate metropolitane milanesi, ma con aspetti incredibili e risvolti oltre il reale. Fa capolino addirittura Leonardo, con cui il protagonista si sofferma a disquisire d’intelligenza davanti ad una cheesecake poco entusiasmante da Starbucks, e come lui tanti altri personaggi, ma sempre alla ricerca di Lei, una visione, una sensazione. È a Lei che il protagonista concede i suoi pensieri.

Caratteristica che conquista il lettore – o almeno chi ora vi scrive – sin da subito è l’inedita scrittura scelta da Argirò per “Le metro invisibili“: il libro è infatti scritto in scrittura stereo. In sostanza, le pagine sono sezionate in tre parti, proprio come una canzone – l’Argirò cantautore e l’Argirò scrittore non possono prescindere l’uno dall’altro – in cui al centro trova posto il racconto più vivo, mentre alle colonne laterali è affidato quel contorno che non è mai poi solo un contorno. Quei rumori, quelle vibrazioni urbane, tutto ciò che respira intorno alla scena. Una scrittura entusiasmante che avvolge di fatto il lettore. Sta a lui poi scegliere se divincolarsi o lasciarsi andare a quell’abbraccio.

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Le metro invisibili” di Mico Argirò

Giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume.

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