Wildchildè il nuovo album di Alex Warren: 13 tracce tra pop, folk, gospel e rock, con John Mayer e Nile Rodgers, nato dal confronto con il lutto e con la memoria del padre.

Il secondo capitolo della carriera discografica di Alex Warren arriva oggi, 28 agosto 2026. Si intitola “Wildchild“, è pubblicato da Atlantic Records e raccoglie 13 brani per una durata complessiva di 38 minuti e 55 secondi. È il disco che segue “You’ll Be Alright, Kid“, l’album che ha accompagnato l’esplosione internazionale di Warren e che conteneva “Ordinary“, il singolo che ha trasformato il cantautore californiano in uno dei nomi più riconoscibili del nuovo pop internazionale.

Ma Wildchild nasce da una prospettiva diversa. Non è costruito per inseguire la formula del precedente successo: il suo centro narrativo è il rapporto con la memoria, con il lutto e con le persone che hanno contribuito a definire Warren prima ancora che diventasse un artista.

Il titolo è già una dichiarazione personale. “Wildchild” era infatti il soprannome con cui il padre chiamava Alex Warren quando era bambino. Una parola che l’artista porta anche tatuata sul braccio e che, durante la lavorazione del nuovo album, ha assunto un significato che lui stesso ha definito più chiaro rispetto al passato.

alex wildchild cover
“WIldchild” è il nuovo album di Alex Warren

Il punto di partenza: tornare ai vecchi video di famiglia

La genesi di “Wildchild ” è legata a un gesto apparentemente semplice: tornare a guardare i vecchi video di famiglia. Alex Warren ha raccontato di aver trascorso parte del processo di scrittura riguardando i filmati lasciati dal padre e ascoltandolo parlare con lui e con i suoi fratelli. Per molto tempo aveva evitato quel materiale perché troppo difficile da affrontare. La realizzazione del disco ha invece trasformato quei documenti privati in una porta d’accesso alla propria infanzia.

Il padre di Warren è morto di cancro ai reni quando Alex aveva nove anni. La perdita è quindi precedente alla sua carriera musicale e appartiene alla parte più precoce della sua formazione personale. In WILDCHILD, tuttavia, il lutto non viene trattato soltanto come un ricordo del passato: diventa uno dei punti attraverso i quali Warren prova a comprendere il proprio presente.

È buffo perché tutti mi chiedevano sempre se ci fosse molta pressione per fare un altro pezzo come “Ordinary'”. .In realtà non provo più alcuna pressione. Mi si è tolto questo peso dal petto. Quella canzone mi ha cambiato la vita, e non ho più dovuto preoccuparmi di averne un’altra simile perché sarebbe stato virtualmente impossibile, quindi ho la libertà di sperimentare e divertirmi con la musica.

alex warren

In un’intervista con American Songwriter, il cantante ha descritto il nuovo album come una sorta di “tutorial su come sentire”: un lavoro nato anche dalla necessità di riconoscere emozioni che, da bambino, non riusciva a comprendere pienamente. È una chiave di lettura importante perché permette di collocare il disco in una dimensione più ampia rispetto alla semplice celebrazione della memoria paterna.

“I Miss You More” e la lettera del padre

Il brano che più direttamente documenta questo percorso è “I Miss You More“. La canzone è nata dopo che Alex Warren ha letto, molti anni dopo la morte del padre, una lettera che gli era stata lasciata. Il cantante ha raccontato di averla finalmente aperta mentre si trovava sulla tomba del padre.

L’esperienza è diventata materia per una canzone che, durante la registrazione, ha prodotto una reazione emotiva difficilmente separabile dal contenuto. Alex Warren ha spiegato di aver pianto mentre cantava la seconda parte del brano e che le sue lacrime sono rimaste nella registrazione. Ha inoltre detto di non sentirsi in grado di eseguire la canzone dal vivo proprio per il suo peso emotivo. È uno degli esempi più chiari del metodo con cui “Wildchild ” affronta il passato.

La voce del padre torna nell’album

La presenza del padre non è soltanto evocata nei testi. La sua voce entra direttamente nella struttura del disco. La settima traccia, “Are You Having Fun, Alex?“, è costruita intorno a una registrazione del padre e dura un minuto e 31 secondi. La stessa voce ricompare nella title track “Wildchild“, che chiude l’album. La scelta è significativa anche dal punto di vista della struttura. “Are You Having Fun, Alex?” non funziona come un normale singolo o come una canzone pensata per una fruizione autonoma: è un passaggio narrativo che conduce verso il finale.

Il disco arriva così alla title track dopo aver attraversato differenti forme di relazione con il passato, fino a restituire direttamente la voce della persona che aveva dato a Warren il nome con cui l’album si identifica.

John Mayer per una collaborazione personale

La chiusura di “Wildchild ” porta con sé un’altra connessione familiare. John Mayer suona la chitarra nella title track. La collaborazione ha un significato preciso: Mayer era infatti il musicista preferito del padre di Warren. Il cantante ha raccontato di aver voluto mettere idealmente i due insieme proprio attraverso una canzone. All’estremo opposto della tracklist c’è “Emerald Eyes“, che apre l’album.

Il brano vede la partecipazione di Nile Rodgers e rappresenta uno dei momenti più orientati verso funk e disco dell’intero progetto. Rodgers è tra gli ospiti speciali annunciati per “Wildchild ” insieme a John Mayer. La presenza di Rodgers contribuisce ad ampliare il perimetro sonoro di Warren, che nel secondo album non rimane confinato alla formula delle ballad pop con cui una parte del pubblico lo ha conosciuto.

L’ascolto del disco evidenzia una tavolozza che comprende pop cinematografico, gospel, soul, folk e rock, oltre a una componente più ritmica e disco. È una varietà che appare già nella tracklist: “Emerald Eyes” apre il percorso, mentre “Wildchild ” lo chiude in una dimensione molto più intima.

Il nuovo album non è però esclusivamente dedicato al padre. Una parte consistente del racconto riguarda la relazione di Alex Warren con Kouvr Annon, sua moglie. Il caso più esplicito è “Rescuer“, quarto brano del disco e singolo pubblicato il 7 agosto. L’artista ha descritto il pezzo come una canzone dedicata alla moglie, spiegando che Kouvr lo ha sostenuto durante uno dei periodi più difficili della sua vita. La stessa canzone è stata accompagnata da un videoclip diretto da Andrew Donoho e interpretato da Warren insieme alla moglie.

Il tema dell’amore attraversa quindi “Wildchild ” accanto a quello della perdita. È un elemento importante per comprendere il disco nella sua interezza: Warren non racconta soltanto ciò che ha perso, ma anche le persone e i legami che hanno contribuito alla sua vita adulta.

I singoli che hanno anticipato “Wildchild

Il percorso verso l’album è stato costruito attraverso diversi singoli. “Fever Dream” ha aperto il nuovo capitolo discografico nel febbraio 2026. È stato seguito da “Fine Place To Die“, pubblicato il 30 aprile, e da “Passenger“, arrivato successivamente. “Rescuer ” è stato invece il quarto singolo, pubblicato il 7 agosto. La sequenza ha permesso di mostrare progressivamente differenti aspetti dell’album senza anticiparne completamente il nucleo più personale.

Fever Dream” appartiene alla fase più energica del progetto; “Fine Place To Die” e “Rescuer ” sviluppano invece il lato sentimentale, mentre “I Miss You More” e la title track riportano direttamente al tema familiare. La produzione di “Wildchild ” è guidata da Adam Yaron, che ha lavorato al disco insieme ad Alex Warren e a collaboratori ricorrenti come Cal Shapiro e Mags Duval. Il trio di autori e produttori rappresenta il nucleo principale della scrittura dell’album.

Sono così orgoglioso di “Wildchild”. Creativamente, è qui che volevo arrivare. Se vi immedesimate anche solo in una parte di esso, sono felice. Tocca così tanti elementi diversi, ma c’è un messaggio. Sono felice di chi sono ora e sono pronto a portare avanti ciò che mio padre non ha potuto finire come marito e, un giorno, come padre.

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Dopo “Ordinary”, una fase diversa

La pubblicazione di “Wildchild ” arriva in un momento particolarmente delicato della carriera di Warren. Il precedente “You’ll Be Alright, Kid” ha beneficiato dell’impatto globale di “Ordinary“, che ha portato il cantante al centro del pop internazionale. Il nuovo album deve quindi inevitabilmente confrontarsi con un successo che ha modificato la scala della sua carriera. La risposta di Alex Warren non sembra essere quella di costruire un semplice seguito del singolo precedente. Il nuovo lavoro cerca piuttosto di mostrare ciò che esiste dietro quella canzone e dietro l’immagine dell’artista arrivata al grande pubblico.

Lo stesso Warren ha descritto “Wildchild ” come un disco profondamente legato alla propria fase attuale, contrapponendolo al primo album, che sente appartenere a un periodo nel quale era ancora “broken”, mentre ora si considera impegnato in un percorso di guarigione. È probabilmente questa la differenza fondamentale tra i due progetti.

ALTRO SU ALEX WARREN:

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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