Il rapporto di Ornella Vanoni con il Festival di Sanremo: otto partecipazioni per lei (la prima nel ’65), che detestava le competizioni. Nessuna vittoria e un’esclusione eccellente (“Bello amore”, nel ’96), ma tanti brani rimasti saldamente nella memoria collettiva.

Ornella Vanoni e il Festival di Sanremo: otto volte in gara per la “signora della canzone d’autore”, che sul palco del Teatro Ariston ha scritto pagine memorabili della sua storia e della storia della kermesse. Nonostante fosse noto come Ornella detestasse le competizioni, musicali e non, in Riviera l’artista ha ottenuto tante gratificazioni, pur senza conquistare mai il leoncino d’oro – ci andò vicina al debutto e nel 1968 – ma conquistando diversi riconoscimenti per la sua carriera.

Il suo esordio sanremese è datato 1965, con Abbracciami forte – in duo con il pianista e cantautore austriaco Udo Jürgens – è già una dichiarazione d’intenti: abbracciare, perdonare, amare ma anche resistere. La sua voce, lieve ma vibrante, disegnava desideri e conflitti, e arriva seconda, quasi come se quell’abbraccio non volesse mai finire. Una canzone, questa, che Ornella Vanoni non ha mai amato particolarmente, per sua stessa ammissione.

Due anni dopo, nel 1967, Ornella Vanoni regala al Festival un gioiello senza tempo: La musica è finita. Scritta da Franco Califano, Nisa e Umberto Bindi, la canzone è un incontro sospeso, una festa dove il passato e il presente si toccano e si allontanano. Il suo canto inizia sussurrato, poi cresce con una forza che scavalca l’orchestrazione sinfonica, per poi dissolversi in un tremito finale.

Nonostante la sofisticazione, le giurie la relegarono al quarto posto, in un’edizione funesta della kermesse, segnata dalla morte di Luigi Tenco che gettò ombre oscure su Sanremo. Tuttavia, tornando alla proposta di Vanoni, il tempo le ha dato ragione: quel brano ha ispirato artisti come Mina, Renato Zero, e persino Robert Plant, che ne fece una versione in inglese.

Nel 1968, con Casa Bianca, Ornella tocca nuovamente la vetta del secondo posto: una canzone romantica e dolente, che riflette il tremore dell’amore e della nostalgia, una piccola associazione di luce e buio, di speranza e perdita. Due anni più tardi, nel 1970, la sua Eternità con i Camaleonti è un invito alla devozione: “stare qui ha il sapore dell’eternità”, canta, con una voce che sembra voler fermare il tempo. È una dedicazione dolce e profonda, un abbraccio alla vita e all’amato, una promessa che resiste al mutare delle stagioni.

Dopo un’assenza prolungata, Ornella Vanoni torna all’Ariston nel 1989 con Io come farò, scritta da Paoli, Pagani, Bardotti: un brano più introspettivo, segno di una maturità artistica consolidata, con la consapevolezza che l’amore e la musica si intrecciano ancora, anche se il mondo attorno cambia. La proposta non andò oltre il decimo posto.

Il suo 1999 è un momento di rendiconto: Alberi, in duetto con Enzo Gragnaniello, è una poesia naturale, una metafora di radici, crescita e vita che si rinnova. Quel Festival la vede non solo come concorrente, ma come icona riconosciuta: le viene conferito il Premio alla Carriera. E poi, quasi cinquant’anni dopo il suo debutto sanremese, Ornella risale sul palco nel 2018, con Imparare ad amarsi insieme a Bungaro e Pacifico: un canto di amore consapevole, carico di esperienza e delicatezza. Risultato? Quinto posto e Premio Sergio Endrigo.

ornella vanoni al festival di sanremo 2018
Sanremo 2018: per Ornella Vanoni, con Bungaro e Pacifico, arriva il Premio Sergio Bardotti

La storia tra l’interprete e il Festival di Sanremo non è però esente da dolori: nel 1996 Ornella Vanoni fu esclusa con la canzone Bello amore. Un brano respinto per una controversia sul regolamento, ma che poi riuscì a trovare la propria strada anche lontano dall’Ariston, diventando una delle canzoni più amate del suo repertorio.

Negli anni successivi, la sua presenza a Sanremo non si limita alla gara: spesso in qualità di ospite, come nel 2021, dove propose la bellissima Un sorriso dentro al pianto, accompagnata al pianoforte da Francesco Gabbani, autore della canzone, che fece da traino al suo primo disco di inediti dopo anni, Unica. Anche in queste apparizioni, porta sempre con sé la sua eleganza di interprete consumata, la sua ironia misurata, la sua autenticità. Ed è tutto ciò che rimarrà, insieme alla sua musica, che non finisce qui.

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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