“Terra bruciata” di Irene Effe (Irene Fornaciari), un’opera radicale e luminosa, passata sotto silenzio, senza giustizia, ma capace di farsi testimonianza di una libertà ritrovata. Due anni dopo, ne parliamo qui.

Tarda sera, tra i vicoli di Roma all’improvviso torna a bussare alla mente la melodia di un pezzo che ero certo di aver dimenticato. Qualcosa che arrivava dall’ultimo disco di Irene Fornaciari, quello uscito sotto il nome d’arte “Irene Effe”. Ma come si chiamava? Ah, sì: Stanze. Play, bella, ma che fa ora lei? Da un po’ che non si sente in giro. Apro Instagram e il profilo è vuoto, niente più foto. La bio dice che è in “reloading”, il nickname dice che il cognome Fornaciari s’è ripreso il posto che ha occupato per qualche tempo “Effe”. Ma il disco che conteneva Stanze? Aprile 2023, è uscito da un anni ormai. Fammelo riascoltare va’… ed eccoci qua.

C’è una verità che, ahinoi, attraversa la cultura del nostro tempo: la musica, trattata come merce di rapido consumo, non lascia il tempo all’ascolto, alla sedimentazione, alla memoria. Così, capita che certi dischi, magari pure coraggiosi e ben fatti, che nell’ombra ci nascono – indipendenti, lontani dalle coccole dello streaming – vengano dimenticati proprio perché distanti dalle logiche dell’usa e getta. È il caso di Terra bruciata, il lavoro con cui Irene Fornaciari scelse di rinascere come Irene Effe, pubblicato nell’aprile 2023 e oggi, a distanza di oltre due anni, più vivo che mai.

Se l’arte ha un senso, è quello di testimoniare un passaggio, di dare forma alle inquietudini di un tempo storico e personale. Irene lo ha fatto in modo radicale: Terra bruciata rappresenta un atto di coraggio, la decisione di ridurre in cenere un’identità passata per liberare un terreno nuovo. È un disco che nasce da notti insonni, dal bisogno di nominare paure, fragilità, ossessioni, e dalla scelta di farlo senza veli, senza sovrastrutture.

“Stanze” di Irene Effe (Irene Fornaciari)

Un disco “Obscure Pop” tra confessioni e riti collettivi

Il risultato è un’opera scura eppure luminosa, intrisa di elettronica, venature soul e ritmi tribali, attraversata da ballate e uptempo che oscillano tra confessione e rito collettivo. Canzoni come Mi libero dal male (la cui versione acustica rappresenta il punto più alto dell’opera) e Stanze restituiscono la densità emotiva di un percorso intimo ma universale, mentre Streghe rivendica la forza della differenza, della marginalità che diventa orgoglio. Tso affronta il tema della salute mentale con urgenza e ironia, e l’omaggio a Janis Joplin in Mercedes Benz è un atto di devozione che suona insieme rispettoso e necessario.

Definito “Obscure Pop”, il linguaggio sonoro scelto da Irene Fornaciari non cede a mode o algoritmi, in questo lavoro: è un impasto notturno di sintetizzatori, ritmiche scabre, archi improvvisi, chitarre che emergono come squarci. È una musica che pretende attenzione, che interroga e s’interroga. E proprio per questo, al momento della sua uscita, è passata quasi inosservata. Nessuna urgenza del singolo da classifica, ma quella della verità artistica e personale.

Terra bruciata è il disco più centrato e più libero della carriera di Irene Fornaciari: un atto di maturità, di autenticità, di affermazione personale e musicale. Ed è anche una prova che la cultura non coincide con il consumo: che la bellezza può rimanere in attesa, pronta a essere riscoperta da chi ha voglia di ascoltare. Un’artista finalmente in pace con sé stessa, capace di trasformare la vulnerabilità in forma e la notte in luce. Chissà quando ritornerà e in che forma, il tempo saprà rivelarcelo, e magari sarà in grado anche di ricompensarla dello scarso coraggio – della discografia – e della scarsa curiosità del pubblico, che però può sempre rimediare.

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Valutazione:
★★★★★★★☆☆

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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