Allo Spring Attitude Waves gli Ex-Otago celebrano il decennale di “Marassi” con un concerto costruito attorno all’album simbolo della loro carriera: un viaggio tra nostalgia, nuovi brani e l’eredità di uno dei dischi più influenti del pop indipendente italiano.
Era il 2016. In Italia, il pop imparava a conoscere una nuova stagione della sua storia: l’indie era la nuova tendenza. Nuovi artisti e gruppi cominciavano a prendersi la scena, tracciando un solco profondo, che segnò un’evoluzione incredibile nella storia della canzone italiana. Tra loro, una band genovese, che aveva già macinato palchi e inciso dischi, si posizionò ai primi posti di questa grande rivoluzione, e lo fece con un disco destinato a rimanere: “Marassi” degli Ex-Otago.
Un’opera multisfaccettata in cui il gruppo rendeva omaggio al quartiere che li ha visti crescere e formarsi, artisticamente e non. Marassi, «dove da una parte si gioca a pallone e dall’altra si marcisce in galera», in un contesto post moderno che ha saputo offrire, nel 2016 qualcosa di nuovo anche sotto il punto di vista narrativo di uno spaccato d’Italia. Indie-pop nella sua veste più classica, certo, ma contaminato al punto giusto da risultare fresco, seducente, importante. Non è un caso che 10 anni dopo siamo ancora qui a parlarne e a celebrarne la rilevanza storica.

Il gruppo, capitanato da Maurizio Carucci, festeggia le prime 10 candeline di questo lavoro attraverso un tour che ha incassato prima diversi sold out nei club di tutto il paese, e che adesso si muove nella sua versione estiva per i Festival italiani. Dopo il debutto al Rockunmonte di venerdì, gli Ex-Otago hanno fatto capolino allo Spring Attitude Waves di Roma, all’Eur Social Park, in un live ampiamente atteso dai fan più devoti, ma anche da semplici estimatori e da chi, durante la “presa della hit parade” dell’indie, nel 2016, c’era e voleva rivivere quelle sensazioni sotto palco.
Negli ultimi anni c’è un rinnovato amore per Roma. C’è stato un rapporto di diffidenza in passato, adesso ci rendiamo conto che c’è qualcosa e c’è da dire che quando fai breccia nel cuore di un genovese, nasce un legame inseparabile.
ex-otago
Molto bella la scelta degli Ex-Otago di concentrare nella prima parte del live l’esecuzione di tutti i brani del disco, seguendo esattamente la tracklist del lavoro. È come se fosse un lungo listening di gruppo del lavoro, con la sola eccezione che tutti i brani vengono eseguiti dal vivo dagli stessi protagonisti – e la sola aggiunta del batterista Rachid Bouchabla di Giorgia Sudati alla chitarra elettrica, arrivati dopo quella release – da “I giovani d’oggi” fino alla caustica “Ci vuole molto coraggio”, passando per la sempre freschissima “Quando sono con te” («nemmeno volevamo inserirla nel disco», scherza Carucci) e la collettiva “Sognavo di fare l’indiano”.
Una celebrazione nel vero senso della parola. Un primo segmento di concerto che, una volta culminato, ha visto il palco svuotarsi e riempirsi di suoni caotici, urbani, di una città viva così come viva e la costa ligure, che risuona nel rumore delle sue onde e che accoglie i membri del gruppo per la seconda parte dello show, volta a momenti della loro carriera sia più recenti, con diversi brani da “Corochinato” (2019), sia più attempate, come “Costa Rica” (2011).

Trattasi comunque, come detto prima, di una festa, quindi spazio a una rivisitazione di “The Rhythm of the Night” di Corona, a giochi improvvisati con l’autotune, al contatto diretto con i fan, in un momento vissuto “cuore a cuore” da Carucci, sceso tra il pubblico per cantare e saltare con loro su “Tutto bene”. Non sono mancate chicche a sorpresa, come un brano inedito, piano e voce, intimo ed evanescente, scritto appena pochi mesi fa e proposto in anteprima, e poi a incorniciare il tutto, la bellissima “Solo una canzone”, che segnò il debutto della band a Sanremo nel 2019.
Adesso questa tournée, che continuerà a portare “Marassi” in giro per l’Italia, proseguirà per altre sei tappe è già particola attesa c’è per la prossima in calendario, segnata per il 16 luglio all’Arena del Mare di Genova. Un ritorno a casa per gli Ex-Otago, con un disco che a riascoltarlo oggi non nasconde i segni dell’età, ma che come il vino buono, rivendica i solchi del tempo con vanità e orgoglio.





