Yuman riparte da “Space”, il nuovo singolo in inglese che anticipa il primo progetto discografico dopo quattro anni e riporta al centro la sua dimensione internazionale.
Per capire il ritorno di Yuman bisogna guardare anche a ciò che è successo nel frattempo. Sono passati più di quattro anni da Qui, il progetto pubblicato dopo la partecipazione al Festival di Sanremo 2022, e due dall’ultimo singolo, Sobrio. Nel mezzo, un percorso artistico che aveva portato Yuman a misurarsi sempre più con la lingua italiana e con un pubblico diverso da quello intercettato agli inizi della sua carriera.
Ora il ritorno passa da “Space”, disponibile da venerdì 18 settembre per Leave Music, e soprattutto dall’inglese. Una scelta tutt’altro che secondaria per un artista che aveva costruito i primi capitoli del proprio percorso proprio su una dimensione internazionale e che, dopo il passaggio sanremese, sembra tornare a interrogarsi su quale spazio occupare artisticamente.
Il singolo anticipa un nuovo progetto discografico, il primo dopo quattro anni, e introduce un lavoro costruito attorno al tema del viaggio interiore. Ma lo space del titolo non è soltanto quello mentale ed emotivo raccontato nel testo: può essere anche lo spazio necessario per rimettere a fuoco una direzione.
Dal palco di Sanremo a una lingua già conosciuta
La storia recente di Yuman è stata segnata da un passaggio significativo. Dopo gli esordi in inglese con Twelve e Run, l’album Naked Thoughts e una serie di riconoscimenti internazionali, l’artista ha progressivamente inserito l’italiano nella propria scrittura. Nel 2021 è arrivato I Am, poi la vittoria a Sanremo Giovani con Mille Notti, che gli ha permesso di accedere al Festival di Sanremo 2022. Sul palco dell’Ariston ha presentato Ora e Qui, prima di sviluppare ulteriormente quel percorso nel progetto Qui.
Era una fase importante anche dal punto di vista identitario: Yuman, nome d’arte di Yuri Santos Tavares Carloia, romano classe 1995, aveva portato dentro la propria musica una storia personale e culturale già caratterizzata dall’incontro tra origini italiane e capoverdiane e da esperienze maturate anche all’estero. “Space” riporta oggi l’inglese al centro, ma non sembra un ritorno semplicemente nostalgico alle origini. È piuttosto la lingua scelta per aprire una fase nuova.

Lo spazio necessario per capire chi si vuole diventare
Il tema dichiarato dal brano è quello della distanza. Quanto spazio rimane per ascoltare se stessi quando una parte consistente della propria vita viene occupata dalle aspettative degli altri? È una domanda che Yuman collega anche al passaggio dall’infanzia all’età adulta. Nel testo riaffiora infatti il ricordo di quella libertà con cui da bambini si immagina il futuro, prima che le possibilità vengano progressivamente condizionate da ciò che ci si aspetta da noi.
C’è una parte di me che vorrebbe tornare a quella libertà che avevo da bambino, quando immaginare il futuro sembrava una cosa naturale.
yuman
Il punto non è però il desiderio di tornare indietro. La distanza evocata da Space serve piuttosto a guardare nuovamente la propria vita da una posizione diversa. Allontanarsi, nella prospettiva di Yuman, non equivale a sottrarsi: significa creare le condizioni per capire cosa conservare e cosa lasciare andare. Da qui nasce anche la domanda che attraversa il brano: quanto si può cambiare per crescere senza perdere la parte di sé da cui si è partiti?
Un suono che tiene insieme le diverse anime di Yuman
La produzione di Francesco Cataldo, aka Nemesynth, accompagna questa ricerca senza trasformarla in un esercizio eccessivamente introspettivo. Space si muove tra folk-rock, soul, pop e R&B, mantenendo una struttura accessibile ma con un’atmosfera più raccolta e cinematografica.
È un equilibrio coerente con il percorso di Yuman, che fin dagli esordi ha costruito la propria identità proprio sulla contaminazione. Prima l’esperienza internazionale, con Naked Thoughts, la partecipazione al SXSW di Austin nel 2019 e l’attenzione ricevuta da realtà come MTV e YouTube; poi l’inserimento dell’italiano e il confronto con il sistema discografico italiano fino a Sanremo. In “Space” queste esperienze non vengono cancellate per ricominciare da capo. Al contrario, sembrano confluire in una scrittura che torna all’inglese portandosi dietro ciò che è successo nel frattempo.
Un ritorno che apre un progetto, non soltanto una stagione di singoli
La vera notizia, allora, non è soltanto il nuovo singolo. “Space” è il primo tassello di un progetto discografico che arriva dopo una pausa lunga quattro anni, e la sua funzione sembra essere proprio quella di dichiararne l’impostazione. Il tema del viaggio interiore attraverserà il nuovo lavoro attraverso l’idea dello spazio: quello fisico, quello emotivo e quello mentale necessario per tornare a riconoscersi.
Per un artista che negli ultimi anni ha attraversato più di una definizione — la dimensione internazionale degli esordi, la scrittura italiana, Sanremo, il ritorno a una ricerca più personale — è un punto di partenza interessante. Yuman non presenta quindi “Space” come una semplice ripresa del discorso interrotto con Qui. Il brano sembra piuttosto chiedere quanto sia ancora possibile lasciare spazio alla propria identità quando, nel frattempo, quella identità è cambiata.
E la scelta dell’inglese, proprio alla vigilia di un nuovo progetto, rende la domanda ancora più concreta: per tornare a guardarsi avanti, Yuman sembra aver sentito il bisogno di recuperare una parte del proprio passato. Non per tornarci dentro, ma per capire cosa farsene adesso.




