Non è più l’Eurovision di una volta, è proprio vero. Prima semifinale sottotono, non per le canzoni (di scarso livello), non per le performance (al top), ma per il mood: non è più la celebrazione, la festa che conoscevamo. Ecco le nostre pagelle della prima semifinale.

Un settantesimo anniversario che pare più una cerimonia funebre. Potremmo riassumere così il primo assaggio di questa edizione 2026 dell’Eurovision Song Contest. Un’edizione segnata dalle proteste e dai ritiri – ben cinque paesi, alcuni dei quali cruciali per il contest, hanno battuto in ritirata a causa della partecipazione di Israele – che annulla ogni tentativo di grande festa. L’Europa che si riunisce in musica non è più, eppure all’EBU basterebbe soltanto una mossa, una soltanto, per salvare il salvabile. Intanto però, che semifinale è stata quella di ieri sera, a Vienna? Ecco le nostre pagelle.

Moldavia: Satoshi – “Viva, Moldova!”

Il calcio d’inizio di questa nuova edizione dell’Eurovision spetta a Satoshi, che con tanto di prefisso telefonico della sua Moldavia stampato sulla maglietta, canta di quanto sia bello il suo Paese d’origine, invitando tutti a visitarlo. La forza di questa esibizione e della proposta in generale sta tutta nella semplicità del messaggio, cosa che ci fa ricordare l’Eurovision quando era ai suoi fasti migliori, per quanto la canzone ci sia e non ci sia. Bella la reference alla performance di Aliona Moon del 2013, che qui è corista. Voto: 5+ (QUALIFICATA)

Svezia: Felicia – “My system”

Arriva il Paese da battere, la Svezia. Paese da battere anche quando portano una proposta che, fosse stata presentata da qualche altro Paese, forse avrebbe fatto fatica a qualificarsi. Sarà il fascino della Scandinavia? “My system” di Felicia ricorda per lunghi tratti “Everytime we touch” dei Cascada, solo più spinta in bpm. La performance è comunque buona e funzionale, anche se è la Svezia più opaca di cui abbiamo memoria in concorso. Voto: 6 (QUALIFICATA)

Croazia: Lelek – “Andromeda”

Non è chiaro perché ogni anno all’Eurovision debba esserci sempre la proposta in quota esoterismo/setta che nei boschi sacrifica innocenti. Quest’anno ce la sottopone la Croazia, ma la promuoviamo a pieni voti. Belle armonizzazioni, messa in scena di alto livello, messaggio forte e ben costruito. Voto: 8 (QUALIFICATE)

Grecia: Akylas – “Ferto”

La Grecia è tra le favorite di questa edizione, e l’idea di tornare in terra ellenica ci affascina non poco (e riportare l’Eurovision nei Balcani sarebbe una salvezza per l’EBU e per le sorti del Contest, ma questo è un altro discorso). Quota trash-catchy con AKYLAS e “Ferto”, sulla scia di Finlandia 2023, Croazia 2024 e Estonia 2025, qui però ci scappa anche un messaggio di critica sociale. Funziona e finirà alto, resta però forse un retrogusto “too much”, per un’esibizione che comunque si fa notare. Voto: 7 (QUALIFICATA)

Georgia: Bzikebi – “On replay”

La Georgia schiera in campo i vincitori più iconici della storia della versione Junior del contest europeo, i Bzikebi con “On replay”. Fa sorridere come soltanto la componente maschile del terzetto faccia musica a tempo pieno (le altre due sono rispettivamente dentista e commercialista), ma a sentire la prova vocale ci si chiede se non possa essere il caso, anche per lui, di pensare ad una diversa carriera. Dopo il successo da bambini, nel 2008, si sono riuniti per l’occasione e per il grande salto tra i “grandi”. Senza però una canzone valida, una prova vocale degna e un’esibizione partorita dall’AI in versione “free”. Voto: 3 (1 a testa) (ELIMINATI)

Portogallo: Bandidos do Cante – “Rosa”

Il festival nazionale portoghese, com’è noto, quest’anno è stato disertato dagli artisti locali: se il Paese ha deciso ugualmente di partecipare all’Eurovision, senza seguire la scia dei parenti spagnoli, lo stesso non si può dire dei cantanti in patria. Un fuggi fuggi generale che ha di fatto costretto i lusitani a presentare… quello che c’era. Proposta comunque rispettabile, se non altro perché d’impronta fortemente tradizionale e distante dalle logiche più basilari del contest, e questo fa sempre piacere. Manca però un po’ tutto. Voto: 5 (ELIMINATI)

Montenegro: Tamara Živković – “Nova zora”

Dispiace tanto per gli amici montenegrini. Sono noti i problemi economici che mettono a rischio ogni anno la loro partecipazione in concorso (non a caso sono ritornati da due anni dopo qualche anno di assenza), e con il rischio di un possibile aumento dei costi di partecipazione, in virtù del dietrofront di diversi Paesi, c’è il timore di un nuovo addio del paese balcanico. Stavolta potevano contare su una canzone anche valida e ben fatta, ma al suo servizio, purtroppo, c’è stata una performance pensata male e messa sul palco anche peggio. Nonostante diversi Paesi amici presenti in semifinale, e dunque un bacino di voti piuttosto certo, non ce l’hanno fatta. Voto: 6 (ELIMINATA)

Finlandia: Linda Lampenius e Pete Parkkonen – “Liekinheitin”

Linda Lampenius e Pete Parkkonen sono i grandi favoriti di quest’anno. Si dividono con la Grecia lo scettro secondo i bookmakers. Proposta in pieno stile Eurovision – che grida vittoria lontano un chilometro, specialmente guardando l’esibizione – di qualche tempo fa e se da un lato la loro vittoria potrebbe portare bene alle sorti future del contest, fa riflettere su come, per il terzo anno consecutivo, si andrebbe a prediligere un vincitore pensato a tavolino per cercare di arginare QUEL Paese. A cosa ci siamo ridotti? Voto: 6 (QUALIFICATI)

Estonia: Vanilla Ninja – “Too epic to be true”

Le Vanilla Ninja sono state delle icone dell’Eurovision negli anni 2000. Di anni però, da quella partecipazione nel 2005, ne sono passati. Si sente e si vede. Loro però sono rimaste ferme lì, al 2005, e ciò non le ha premiate. Voto: 4 (ELIMINATE)

Israele: Noam Bettan – “Michelle”

La tradizione musicale palestinese mette la memoria al centro. La danza dabke è uno dei simboli culturali più conosciuti e viene ballata generalmente durante feste e matrimoni. Strumenti come l’oud e il ney accompagnano canti popolari tramandati da generazioni. Molti artisti palestinesi usano la musica per raccontare l’identità del proprio Paese, con orgoglio e nostalgia. Oggi esistono anche scene moderne di rap, jazz ed elettronica molto attive, e nonostante Israele cerchi di cancellarla in ogni sua forma, la Palestina può contare anche sulla musica, come elemento profondamente culturale e identificativo della propria storia.

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Belgio: Essyla – Dancing on the ice

Un Belgio senza infamia e senza lode, quello che quest’anno si presenta a Vienna. Non c’è nulla che risalti in questa prova: né il pezzo, né la voce, né la messa in scena. Eppure, nonostante queste lacune, è riuscita a staccare il pass per la finale. Emblema della qualità fondamentalmente scarsa di questa edizione. Voto: 3 (QUALIFICATA)

Lituania: Lion Ceccah – “Sólo quiero más”

La Lituania è uno dei paesi che, personalmente, preferisco all’Eurovision. Sempre proposte diverse da parte loro e il più delle volte non di facile appeal – un po’ come la Lettonia, parente baltico – e quest’anno non è decisamente da meno. Si punta tutto sulla teatralità dell’interprete, meno sulla canzone, per una proposta che guarda tanto all’attualità e a un’insperata fiducia verso gli esseri umani. Voto: 6 1/2 (QUALIFICATO)

San Marino: Senhit & Boy George – “Superstar”

Dispiace anche per San Marino. Senhit ce l’ha messa tutta, portando in scena una delle esibizioni più convincenti della serata, nonostante una canzone un po’ troppo datata e la presenza di Boy George di cui si poteva fare tranquillamente a meno, potendo contare sul carisma e il talento della cantante italo-eritrea, che da sola porta avanti la baracca. Approdo in finale mancato per i cugini sammarinesi, che dovrebbe portare a delle riflessioni circa il metodo di selezione della loro proposta (il San Marino Song Contest, per intenderci). Accadrà? Probabilmente no. Voto: 6+ (ELIMINATA)

Polonia: Alicja – “Pray”

Una delle pochissime prove di livello la mette in piedi la Polonia. Contemporanea e sorprendente, cosa che non ti aspetteresti da un Paese che, a dirla tutta, non porta quasi mai canzoni degne di nota. Giovane interprete ma dotata di identità e talento, canzone con qualche falla nella struttura – manca un ritornello che si distingua e una partenza che va un po’ troppo a rilento – ma belli gli innesti gospel e soul. Una delle poche cose sentite stasera che potrebbe avere un po’ di vita fuori dal contest. Voto: 8+ (QUALIFICATA)

Serbia: Lavina – “Kraj mene”

I serbi sanno sempre come farsi notare – o almeno, quasi sempre – e stavolta puntano su una proposta di matrice metal molto spinta, genere che all’Eurovision ha sempre trovato il suo pubblico. Infatti per loro è arrivata una nuova qualificazione in finale. Sto cercando un modo carino per dire che potevamo farne pure a meno, ma non mi sovviene e quindi: potevamo tranquillamente farne a meno. Voto: 4 1/2 (QUALIFICATI)

Note a margine: come ogni anno, non daremo un voto alla nostra proposta. Di certo però è un fatto come Sal Da Vinci piaccia più al pubblico estero che al pubblico italiano, e in fin dei conti, all’Eurovision è la cosa che conta di più. Esibizione stereotipata ma divertente e ben pensata. Facciamoci una risata, che qui si muore. Poi la Germania, che quest’anno è in quota Spagna: non essendoci loro, a Berlino hanno pensato di appropriarsi della loro indole poppettara. Carina, estiva, buona come colonna sonora per i Mondiali di calcio. Per chi ci sarà, s’intende.

In ultimo, alla produzione complessiva ci sentiamo di dare un bel 2 in pagella: cartoline vetuste e imbarazzanti – pure peggiori di quelle realizzate per l’edizione di Torino del 2022. Meglio per noi – grafiche che sembrano incomplete, realizzate con pigrizia e senza idee. Se l’ORF – tv austriaca che ospita e organizza quest’anno in concorso – era stata chiamata a realizzare una bella celebrazione dei settant’anni del contest, ha pensato di proporre una versione sciatta, a basso costo e disinteressata del carrozzone, anche se sotto un certo punto di vista, è l’esatto specchio dello stato attuale dell’Eurovision Song Contest.

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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One reply on “Eurovision 2026, un funerale più che una celebrazione. Le pagelle della prima semifinale”

  • Christian
    Maggio 19, 2026 at 2:22 am

    Ma perché un 6 + eliminati ed un 4 e mezzo qualificati?