È una prova ben riuscita, quella di “Ma io sono fuoco”, il nuovo album di Annalisa. Non ci sono sorprese, ma una solida conferma: un pop ben concepito, furbo, intelligente e inossidabile.

C’è un’idea di combustione controllata, quasi alchemica, nel nuovo lavoro di Annalisa. Ma io sono fuoco — uscito questo venerdì, 10 ottobre — è un disco che accende e governa la fiamma insieme, un esercizio di consapevolezza che attraversa undici brani coesi nel suono e nella direzione estetica. È un pop controllato, distante da esplosioni che possano scuotere la terra – d’altronde, non era ciò a cui era destinato questo lavoro, chiamato più a confermare che a sorprendere -, ma arde con rigore.

L’artista ligure, ormai figura di pieno rilievo nel panorama italiano, costruisce un progetto in cui il tema del fuoco — passione, identità, resistenza, trasformazione — si intreccia a quello del tempo, in un continuum simbolico che rimanda al pensiero di Borges e alla circolarità della vita. “Il tempo è un fiume, è una tigre, è un fuoco”: così recita la suggestione filosofica da cui prende forma la copertina, dove l’immagine della tigre sintetizza l’idea di un’energia che consuma e si rinnova.

Un pop che sa dove sta andando

Nel mosaico di Ma io sono fuoco si percepisce una chiara direzione. Le sonorità si muovono tra un’elettronica limpida e la nostalgia calibrata degli anni ’80, con accenti disco e richiami all’estetica patinata dei Settanta. L’operazione è raffinata, priva di compiacimenti: Annalisa conosce bene la grammatica del pop e la piega alle proprie esigenze espressive.

I rimandi a Raffaella Carrà — disseminati in più punti, tra allusioni musicali e riferimenti impliciti — non sono mera citazione, ma omaggio a una donna simbolo di autonomia artistica, leggerezza consapevole e controllo del proprio immaginario. Annalisa ne eredita la lezione, spogliandola però di ogni nostalgia: la reinterpreta in chiave contemporanea, traducendo l’icona in linguaggio.

L’ascolto restituisce un disco coeso, sorretto da una scrittura che alterna immediatezza e introspezione. Certi espedienti tipici della penna di Annalisa — i ritornelli a presa rapida, le immagini volutamente pittoresche, l’uso sapiente della ripetizione — possono lasciare talvolta interdetti, ma non incrinano la solidità dell’insieme. Anzi, rivelano una furbizia intellettuale che è parte integrante della sua cifra: la capacità di essere pop senza troppo semplificarsi, di parlare al grande pubblico mantenendo un’intenzione autoriale.

Tra i momenti più significativi spicca Piazza San Marco, duetto con Marco Mengoni – un po’ un’isola di tradizione italica a largo di un oceano uptempo – che sintetizza perfettamente l’ambizione del progetto: una canzone elegante, costruita su una struttura classica, ma animata da una produzione moderna e luminosa. Avvelenata (feat. Paolo Santo) scava nel registro opposto, attinge a qualcosa di diverso dal range della cantante e riesce. Emanuela e Chiodi giocano invece con le polarità dell’identità e della vulnerabilità, in un alternarsi di tensione e resa.

In equilibrio tra il fuoco e le fiamme

Ma io sono fuoco” si lascia intuire come frase di chi non subisce il proprio tempo ma lo attraversa, di chi sceglie di trasformarsi invece che lasciarsi trasformare. In questa prospettiva, il disco è un dispositivo di senso: un modo per definire se stessi attraverso la materia sonora. L’equilibrio tra controllo e impulso è il tratto distintivo dell’album. Ogni brano è costruito con perizia, ma mai sterilmente; ogni suono ha una funzione. È un lavoro che rifugge il rischio, eppure non appare mai pavido: la sua forza sta proprio nella compostezza, nella capacità di ardere senza farsi divorare.

Può dividere, certo: chi cerca lo slancio emotivo puro potrà percepirne l’eccesso di misura; chi ascolta invece con attenzione alle architetture troverà qui una prova di maturità assoluta. È un disco ineccepibile per concezione e realizzazione, dove ogni combustione è prevista, ogni scintilla governata. Un controllo che è stato spesso fonte di critiche per Annalisa, che lo trasforma in dote e infatti qui la troviamo a scegliere la via della temperatura costante. Ma io sono fuoco, chi brucia con coscienza, chi sa che il pop può strizzare l’occhio alle classifiche, purché lo si tratti con intelligenza.

ma io sono fuoco
Valutazione:
★★★★★★☆☆☆

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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One reply on “Annalisa, tra controllo, citazioni e furbizia nel nuovo album “Ma io sono fuoco” – RECENSIONE”

  • Ottobre 12, 2025 at 1:46 pm

    Eccola qua, Annalisa, che eredita le lezioni di autonomia da Carrà ma senza la nostalgia, solo una scrittura rafinata che sa mantenere unintenzione autoriale anche nel pop più pulito. Lartista ligure costruisce un progetto where the fire theme isnt just hot, its *conceptually* managed, like a well-structured mosaico where every sound has a funzione. Che compostezza! Brava a sfuggire al rischio senza essere pavida, bruciando con coscienza e temperatura costante. Chi lo critica per il controllo, probabilmente cerca il slancio emotivo puro, che qui è più una measured dosage che un attacco di tigre. Un disco dove il fuoco si rinnova senza farsi divorare, perfetto per chi vuole pop denso ma non appesantito.deltarune susie prophecy