Algorithm” è il nuovo album di Natalie Imbruglia: dodici tracce tra electropop, dance ed elettronica che segnano una nuova fase creativa, tra indipendenza discografica, salute mentale e scrittura personale.

Quasi trent’anni dopo Left of the Middle, Natalie Imbruglia torna a confrontarsi con una domanda che accompagna inevitabilmente ogni fase avanzata di una carriera pop: quanto del proprio passato è ancora necessario per raccontare il presente? Con Algorithm, il suo settimo album in studio, la cantante australiana naturalizzata britannica sceglie di non rispondere attraverso la nostalgia.

Il disco, pubblicato il 4 settembre 2026 attraverso Landgirl Records, etichetta indipendente della stessa Imbruglia, arriva dopo Firebird del 2021 e prosegue un percorso che negli ultimi anni ha progressivamente riportato l’artista alla scrittura di materiale originale. Ma rispetto al lavoro precedente cambia soprattutto la prospettiva produttiva: Imbruglia ha finanziato personalmente il progetto e ha assunto un controllo più diretto sulla sua realizzazione, partecipando alla scrittura e alla produzione delle canzoni.

È un passaggio tutt’altro che secondario. Dopo una carriera iniziata sotto il segno internazionale di Torn, il brano che nel 1997 trasformò Left of the Middle in un successo globale, Algorithm nasce infatti da una condizione creativa molto diversa. Non c’è più la necessità di consolidare un’immagine costruita dall’industria: c’è piuttosto la possibilità di sperimentare con maggiore libertà.

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“Algorithm” è il nuovo album di Natalie Imbruglia

Un album costruito sul cambiamento

Il titolo stesso, “Algorithm“, suggerisce uno dei temi ricorrenti del progetto: il rapporto tra individuo e sistemi che cercano di orientarne desideri, attenzione e comportamenti. Ma l’algoritmo del titolo non è soltanto quello dei social network. L’album parla anche degli automatismi personali, delle aspettative, della tendenza a giudicarsi e dei meccanismi mentali dai quali non è sempre facile prendere le distanze.

Natalie Imbruglia ha indicato nella salute mentale il filo conduttore di canzoni apparentemente molto differenti tra loro. In un’intervista a The Line of Best Fit ha raccontato di aver attraversato, durante la lavorazione, quello che ha definito il periodo più difficile della propria vita sul piano psicologico, pur descrivendo contemporaneamente la realizzazione del disco come una delle esperienze musicali più divertenti della sua carriera. È una contraddizione che attraversa buona parte di “Algorithm“: la musica tende verso la luce anche quando i testi partono da zone più oscure.

«Puoi prendere qualcosa di oscuro e trasformarlo in luce», ha spiegato la cantante a Rolling Stone Australia, sintetizzando una delle idee alla base del progetto. Da qui deriva anche la scelta di una produzione più dinamica e orientata alla dance. Natalie Imbruglia ha raccontato di aver sviluppato solo più tardi nella propria vita un interesse particolare per la musica ballabile“. Durante la lavorazione ha guardato a riferimenti come Talking Heads, Grace Jones ed Eurythmics, cercando di comprendere quali elementi delle canzoni che amava fossero in grado di catturare la sua attenzione anche prima dell’ingresso della voce.

Natalie Imbruglia
Natalie Imbruglia

Da “Torn” all’electropop

Il confronto con “Torn” è inevitabile, ma è anche quello che il nuovo album sembra voler ridimensionare. “Left of the Middle” rimane il principale punto di riferimento commerciale della carriera di Natalie Imbruglia, mentre “Firebird” aveva rappresentato il ritorno alla musica originale dopo dodici anni senza un album di inediti. “Algorithm” arriva quindi in una fase successiva, di maggiore ridefinizione.

Le chitarre vengono affiancate da sintetizzatori, beat elettronici, elementi disco e house, fino ad arrivare a episodi più vicini alla trance e al synth-pop. La voce rimane riconoscibile, ma viene collocata dentro arrangiamenti che spesso privilegiano groove e texture rispetto alla tradizionale impostazione del pop-rock. Parlando con Classic Pop, ha spiegato che il suo apprezzamento per la musica più ritmata è arrivato relativamente tardi e che, all’epoca della scrittura di “Torn“, i suoi riferimenti erano piuttosto Nick Cave e PJ Harvey.

“Upside Down”: perdere il controllo per ritrovarlo

Il primo singolo, “Upside Down“, è uno dei brani che meglio introducono questa nuova fase. Scritto con David Sneddon e Anu Pillai, nasce da una conversazione legata al particolare periodo personale attraversato da Imbruglia. La cantante ha raccontato a Official Charts di aver affrontato una fase di forte instabilità emotiva, anche in relazione alla perimenopausa e alla propria salute mentale. «L’incapacità di controllare le mie emozioni è stata terribile», ha spiegato.

Eppure “Upside Down” non viene costruita come una ballata introspettiva. La produzione punta verso un’immediata sensazione di leggerezza, creando una distanza interessante tra la superficie musicale e il contenuto del testo. Imbruglia stessa ha sottolineato questa doppia natura spiegando a Official Charts che il brano «musicalmente va a centrare il punto» e che, dietro la sua dimensione apparentemente feel-good, esiste una scrittura più stratificata. È una dinamica che ritornerà più volte nel corso dell’album.

“Algorithm”: il telefono diventa una relazione

La title track è forse il brano nel quale il concept dell’album diventa più evidente. “Algorithm” parla del rapporto con smartphone, social network e sistemi di raccomandazione, ma Natalie Imbruglia va a giocare deliberatamente, nel testo, sull’equivoco: si rivolge a una persona, con un sottotesto sentimentale e sessuale, ma l’oggetto reale del desiderio è il telefono.

«Volevo che sembrasse come se stessi parlando di un ragazzo fighissimo o di sesso, mentre invece parlo di un telefono», ha spiegato a Official Charts. È un espediente ironico che permette alla canzone di parlare di dipendenza digitale senza assumere il tono di una predica. Ancora più interessante è il fatto che Imbruglia non si posizioni semplicemente come osservatrice del fenomeno. Ha ammesso di essere lei stessa coinvolta nei meccanismi che critica, arrivando a definire il proprio algoritmo «dark» e, in un’intervista a The Line of Best Fit, a dire: «Sono la vittima e sono il problema».

Dalla perimenopausa alla neurodivergenza

Uno degli aspetti meno prevedibili di “Algorithm” riguarda la quantità di esperienza personale che la cantautrice decide di portare nella scrittura. “Who Dimmed the Lights” affronta apertamente la perimenopausa e il senso di estraneità che la cantante ha associato a quel periodo. Il titolo nasce dalla metafora di qualcosa che sembra aver abbassato improvvisamente la luminosità della propria vita. Imbruglia ha raccontato a Official Charts di essersi ritrovata ad avvertire una sensazione di straniamento, che andava oltre il semplice cambiamento fisico.

Lo stesso accade con “Jesus On Mars“, costruita intorno a elementi della neurodivergenza e dell’ossessività. Anche qui Imbruglia sceglie però l’ironia anziché il tono confessionale. «È il mio superpotere», ha detto parlando di alcune caratteristiche che per anni ha percepito soprattutto come un limite.

Eppure non tutto “Algorithm” ruota attorno alla tecnologia o alla salute mentale. “Just Drive” è una canzone d’amore, ma nasce dalla fine di una relazione. Natalie Imbruglia l’ha descritta esplicitamente come una breakup song, spiegando che il brano parla del tentativo di liberare l’altra persona da un periodo difficile che non voleva costringerla a condividere. Il disco si chiude poi con “Beautiful Love“, scritta insieme a Gary Lightbody degli Snow Patrol e Fraser T. Smith. È nata da una sessione ricca di “flussi di coscienza”. «Parla di amore verso se stessi. Doveva essere l’ultima traccia», ha spiegato.

Una squadra ricca, ma con Natalie Imbruglia al centro

Algorithm” nasce da un numero consistente di collaborazioni, ma la cantante mantiene un ruolo diretto nel processo creativo. Tra i nomi più presenti nei crediti figurano David Sneddon, Anu Pillai, MyRiot — il duo formato da Tim Bran e Roy Kerr — Tobie Tripp, Mark Crew, Dan Priddy, Gary Lightbody e Fraser T. Smith. Il progetto coinvolge autori e produttori provenienti da generi musicali differenti, ma la caratteristica distintiva è il metodo di lavoro scelto da Natalie Imbruglia: scrivere direttamente con i propri produttori.

Natalie Imbruglia
Natalie Imbruglia

Ma come ha risposto la critica a questo ritorno? Le prime recensioni hanno restituito un quadro complessivamente positivo, ma non uniforme. Classic Pop ha accolto favorevolmente la svolta dance ed electropop, leggendo il cambiamento come una direzione naturale per un’artista che ha scelto di confrontarsi con influenze differenti rispetto agli esordi. When The Horn Blows ne ha sottolineato soprattutto la libertà creativa, la varietà e il carattere personale dei testi.

Più cauta è stata invece Entertainment Focus, che ha riconosciuto l’ambizione del cambiamento ma ha osservato come, in alcuni momenti, la produzione elettronica rischi di attenuare parte della specificità che aveva caratterizzato il pop-rock di Natalie Imbruglia, invece Vogue Italia ha letto il progetto come una vera fase di reinvenzione. Sul piano commerciale, Algorithm ha debuttato alla 22ª posizione della Official Albums Chart britannica. Siamo lontani dall’impatto che ebbe “Torn” sul mercato, chiaramente, ma nulla è più lo stesso rispetto a quei tempi, nemmeno Natalie Imbruglia, che resta comunque qui per raccontare storie nuove.

Dopo “Firebird“, la cantautrice ha scelto di spostare ulteriormente il baricentro della propria musica: più controllo creativo, più elettronica, maggiore libertà nella scrittura e una disponibilità esplicita a parlare di aspetti della propria vita che difficilmente sarebbero entrati nel repertorio degli esordi. Lo fa con un disco – autofinanziato – che parla soprattutto del presente: degli algoritmi che condizionano il modo in cui consumiamo musica e informazioni, dei meccanismi mentali che incidono sul modo in cui guardiamo noi stessi e della necessità, dopo quasi trent’anni di carriera, di continuare a cambiare.

ALTRO SU NATALIE IMBRUGLIA:

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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