ACT III” dei Kasabian attraverso quattro canzoni emblematiche: “SOULMATE”, “Hippie Sunshine”, “Great Pretender” e “Glide” raccontano il ritorno alle chitarre, la nuova identità della band e la svolta del nono album.

Questo mese di settembre ci ha portato – con qualche ritardo di troppo – “ACT III“, il nono album in studio dei Kasabian, arrivato a due anni dal precedente “Happenings” e a quattro dal riuscitissimo “The Alchemist’s Euphoria“. Dieci brani, intervallati da tre interludi, che come il titolo stesso suggestiona, rappresenta il “terzo atto” di un percorso partito con la ricostruzione successiva alla trasformazione della formazione e proseguito con la ritrovata sicurezza già mostrata nei lavori precedenti.

The Alchemist’s Euphoria” rappresentava l’inizio del viaggio e “Happenings” un passaggio successivo, il nuovo disco sarebbe il momento in cui gli elementi accumulati negli album precedenti arrivano a una forma più compiuta. Il titolo, dunque, indica anche un riferimento alla struttura drammaturgica di una storia. Dentro questo impianto, abbiamo individuato quattro canzoni che funzionano come altrettante porte d’ingresso: il rapporto con il passato, il ritorno alle chitarre, il nuovo ruolo di Sergio Pizzorno come frontman e la volontà di non trasformare la propria eredità sonora in una semplice operazione nostalgica.

Kasabian
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“SOULMATE”: il passato dei Kasabian, orfano di nostalgia

Inserita subito dopo l’interludio “quiet on set please 1m9“, “SOULMATE” è probabilmente il punto in cui “ACT III” dichiara più apertamente il proprio rapporto con la storia della band. La chitarra che apre il pezzo, il basso, la scansione ritmica e soprattutto il modo in cui Sergio Pizzorno affronta le strofe riportano verso il linguaggio dei primi Kasabian, quelli dell’omonimo album del 2004. Non si tratta però di una riproduzione filologica. Nel brano convivono infatti elementi differenti: un’attitudine quasi hip-hop nella costruzione delle strofe, una coda melodica, un post-chorus che guarda al post-punk britannico e alcuni passaggi pianistici.

È una delle caratteristiche più interessanti dell’intero disco: ACT III” lo si può intendere come una messa in relazione diverse fasi della loro storia. Lo ha spiegato lo stesso Pizzorno parlando della direzione del nuovo album. La volontà era tornare a un ruolo centrale della chitarra, recuperando alcune coordinate dei primi lavori senza rinunciare alle esperienze elettroniche e dance sedimentate nel frattempo. Anche il testo contiene un’immagine molto “kasabiana”: One nation under one retail park. È una formula semplice che restituisce bene quella capacità della band di mescolare quotidiano, ironia e senso di appartenenza.

“HIPPIE SUNSHINE”: il brano che indica la direzione

Se “SOULMATE” rappresenta il rapporto con il passato, “Hippie Sunshine” racconta da dove è ripartito il nuovo album. Il brano è stato pubblicato nel settembre dello scorso anno come primo assaggio di “ACT III“, quando il disco non era ancora stato presentato nella sua forma definitiva. In quell’occasione Sergio Pizzorno raccontò a NME di essersi nuovamente innamorato della chitarra e di essere tornato a trovare nei riff uno stimolo creativo particolarmente forte.

La frase è significativa perché individua uno dei cambiamenti più evidenti del progetto: la chitarra torna a essere uno dei principali strumenti attraverso cui i Kasabian definiscono la propria identità sonora. Dopo un album come “Happenings“, caratterizzato da un rapporto particolarmente stretto tra pop, elettronica e dimensione dance, “ACT III” appare più interessato alla fisicità della band. Il suono è costruito pensando anche alla dimensione live, al rapporto tra palco e pubblico. “Hippie Sunshine” possiede una struttura relativamente semplice, ma costruita attorno a riff e dinamiche che puntano più sull’impatto che sulla complessità.

“GREAT PRETENDER”: Pizzorno al centro

Se c’è una canzone che permette di leggere “ACT III” anche sul piano biografico e professionale, è “Great Pretender“. Il tema dichiarato è quello della “imposter syndrome”, la sindrome dell’impostore: la sensazione di non essere realmente all’altezza della posizione che si occupa, nonostante le prove concrete del contrario. Dopo l’uscita di Tom Meighan dalla band nel 2020, Pizzorno ha assunto anche il ruolo di cantante e frontman. È un cambiamento che ha modificato non soltanto la formazione, ma la percezione stessa del gruppo.

In “Great Pretender“, il chitarrista non sembra però voler trasformare questa transizione in un racconto di insicurezza. Al contrario, la sindrome dell’impostore viene riletta come la sensazione che precede il salto nel vuoto, quella condizione in cui non si ha la certezza di essere pronti ma si decide comunque di andare avanti. È lo stesso Pizzorno ad averlo spiegato a NME: per lui l’imposter syndrome può essere interpretata non come una debolezza, ma come il segnale che ci si trova “sul bordo” di qualcosa di autentico.

C’è poi un dettaglio produttivo interessante:Great Pretender” è stata realizzata con Mark Ralph, già coinvolto nel precedente “Happenings. Il brano diventa così anche un punto di continuità tra la fase precedente e quella attuale. Una traccia importante, nella narrazione di questo disco, perché è la diapositiva (principale?) di questa transizione nella storia dei Kasabian.

“GLIDE”: il disco cambia improvvisamente direzione

La quarta traccia da prendere come riferimento è “Glide“. Il brano arriva dopo il terzo interludio, “npc 3m12“, e apre una sequenza composta da Glide, “Hyper//Rising” e “Say You (Closer)“. È uno dei passaggi in cui la struttura dell’album diventa più evidente. Una delle parti più amate dal gruppo, a proposito di questo lavoro, e incarna un cambio di marcia netto e preciso all’interno di “ACT III“.

Il riferimento al cinema non è casuale. Sergio Pizzorno ha spiegato di essere affascinato dai film capaci di cambiare improvvisamente direzione, producendo nello spettatore la sensazione che ciò che sembrava essere una storia lineare possa trasformarsi in qualcos’altro. Per lui, questo tipo di “gear change” è parte integrante del modo di costruire un album dei Kasabian. Questa idea è stata inserita nell’album proprio attraverso “Glide“, la cui incursione va a rompere una sorta di “aspettativa” che è stata costruita nella prima parte del disco.

Dopo brani come SOULMATE, Hippie Sunshine e Great Pretender, l’ascoltatore potrebbe aspettarsi una prosecuzione della stessa combinazione di chitarre, ritornelli e attitudine festivaliera. Invece il disco apre un’altra porta. Anche la voce del frontman viene lasciata maggiormente respirare, mentre la costruzione strumentale assume un carattere più atmosferico.

Abbiamo scelto queste quattro tracce per costruire una mappa abbastanza precisa dell’album, ma non sono da intendere necessariamente, in senso assoluto, le “quattro canzoni migliori” di “ACT III“. È una distinzione importante. Da citare, in extremis, anche “Superpowers“, che pure rappresenta un’altra faccia interessante del disco: un’incursione tra R&B, hip-hop ed elettronica che dimostra quanto il gruppo continui a considerare la propria contaminazione stilistica parte integrante dell’identità. Una band in divenire, sempre, anche oggi. Certamente, anche domani.

ALTRO SUI KASABIAN:

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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