Dalla piazza di TRL alle grandi produzioni del Festivalbar, passando per la classifica di Top of the Pops e quella di Hitlist Italia: ripercorriamo la storia di quattro programmi musicali dell’ultima grande stagione della televisione musicale italiana.
Sarebbe semplicissimo introdurre questo articolo col più fiabesco dei “C’era una volta…“, ma forse sarebbe anche la forma più corretta per rievocare i fasti di un tempo che c’è stato e che davvero non esiste più: la grande epoca della musica sul piccolo schermo, in trasmissioni scritte e pensate per una generazione di adolescenti che, attraverso quella musica, scandivano il tempo delle proprie giornate. Un’epoca in cui YouTube non era ancora così diffuso e scegliere il catalogo intero di un artista da ascoltare era ancora impossibile.
C’era un tempo, per la musica. Bisognava aspettare il pomeriggio, correre dopo pranzo davanti al televisore, oppure il sabato, in prima serata, prima di andare a fare festa subito dopo. Bisognava tenere ben presente il palinsesto delle reti, conoscere le classifiche musicali, ricordare il nome del conduttore e attendere pazientemente l’esibizione del proprio artista preferito. Nel caso di nomi internazionali, invocare il divino affinché il programma in questione se ne accorgesse e lo invitasse in trasmissione.
La televisione musicale degli anni Duemila funzionava così e abbiamo scelto quattro (ovviamente, non a caso) programmi che, più di altri, ci permettono di raccontare quella stagione: TRL – Total Request Live, Top of the Pops Italia, Festivalbar e Hitlist Italia.
È importante precisare che non nacquero tutti nel nuovo millennio. Festivalbar esisteva dal 1964, TRL arrivò in Italia nel 1999 e Hitlist Italia nel 1997. Ma tutti raggiunsero negli anni Duemila una presenza e una riconoscibilità tali da diventare parte dell’immaginario musicale di quel periodo. Erano certamente programmi molto diversi: uno costruiva il rapporto diretto tra pubblico e artista, uno trasformava le classifiche in spettacolo, uno faceva della musica un grande evento estivo e uno raccontava il mercato discografico attraverso numeri, videoclip e classifiche.
La loro storia è anche quella di una trasformazione: quella che avrebbe portato la televisione a perdere progressivamente il monopolio della musica. Andiamo per ordine, ponendo la lente d’ingrandimento su ognuno di questi show.
TRL – Total Request Live: la televisione esce dallo studio

TRL arriva in Italia il 1° novembre 1999, ma è soprattutto negli anni Duemila che diventa uno dei programmi più riconoscibili della televisione per ragazzi, oltre che musicale. La prima conduzione è affidata a Giorgia Surina e Marco Maccarini, che rimangono i volti immortali della prima fase del programma.
La formula è semplice: una classifica dei videoclip più votati dal pubblico, esibizioni, interviste e collegamenti. Ma il vero elemento innovativo, più che nella struttura, sta nell’utilizzo degli spazi e del suo concept. TRL infatti, portava la televisione fuori dallo studio. La finestra affacciata su piazza San Babila diventa parte dello spettacolo. Il pubblico radunato in strada era parte integrande della scena: urla, mostra cartelli, interagisce con i VJ e soprattutto con gli artisti.
Una forma di televisione partecipativa che precedeva i social network. Gli SMS che scorrono sullo schermo, le richieste del pubblico e le votazioni costituiscono una sorta di anticipazione televisiva della comunicazione interattiva che sarebbe esplosa negli anni successivi. Mentre scriviamo, gli occhi si riempiono di lacrime nostalgiche.
Dopo Surina e Maccarini, il programma attraversa diverse coppie e diverse generazioni di VJ: Carolina Di Domenico e Federico Russo, quindi Alessandro Cattelan e nuovamente Giorgia Surina, prima dell’esperienza solista di Cattelan. Seguono Elena Santarelli, Carlo Pastore, Elisabetta Canalis e, nella fase conclusiva del 2010, Alessandro Arcodia, Brenda Lodigiani, Andrea Cadioli e Wintana Rezene.
La trasmissione ospitava artisti italiani e internazionali appartenenti a generi differenti: dal pop al rock, dall’hip hop alla musica alternativa. Tra i nomi ricordati nelle ricostruzioni del programma figurano Blink-182, Green Day, The Cranberries, Britney Spears, Mariah Carey e Beyoncé (cult il “salvataggio” da una ciocca di capelli fuori posto ad opera di Cattelan), insieme a numerosi protagonisti della musica italiana, come Ligabue e Vasco Rossi.
Da non dimenticare, poi, il trasferimento della formula nelle piazze italiane. Nel 2006 parte ufficialmente TRL On Tour, che porta il programma in diverse città italiane. La dimensione itinerante consolida la natura comunitaria del format e va a confluire nei TRL Awards 2006, organizzati a Milano, con una folla di persone stimata in circa 100.000 persone, secondo le cronache dell’epoca.
È facile intuire perché questo format ebbe un così grande successo: semplicemente, parlava il linguaggio giusto al pubblico a cui intendeva parlare. I VJ erano giovani, gli artisti erano quelli ascoltati dagli adolescenti e la classifica poteva essere influenzata dagli spettatori. Il pubblico non si limitava a guardare: votava e partecipava. Una storia gloriosa che terminò sul finire di settembre, nel 2010. La causa? Fondamentalmente, il cambiamento del mercato musicale, oltre che alle sostanziali trasformazioni di MTV Italia. La televisione musicale stava perdendo centralità e il consumo dei videoclip si spostava progressivamente verso Internet.
Top of the Pops Italia: la classifica diventa televisione

Se TRL aveva un’anima fortemente legata a MTV e alla cultura adolescenziale, Top of the Pops Italia rappresentava il modello più tradizionale della televisione musicale. Il format ebbe origine nel Regno Unito alla metà degli anni ’60 e arrivò in Italia nel 2000 – la prima puntata della versione tricolore è datata 16 settembre 2000, su Rai 2 – con un format incentrato sulla classifica dei dischi più venduti, insieme a performance live degli artisti.
Top of the Pops Italia ebbe anche una seconda vita, tre anni dopo il debutto, su un’altra rete: nel 2003 si concretizzò il passaggio su Italia 1, dove rimase fino al 2006. La versione italiana attraversa diverse generazioni di presentatori, tra cui ricordiamo Sarah Felberbaum, Stefano Scandaletti, Chiara Tortorella, Alvin, Alessandra Bellini e Ilary Blasi, negli anni della Rai, e la coppia più iconica di tutte, quella formata da Daniele Bossari e Silvia Hsieh, nella seconda fase, su Italia 1.
Quattro anni dopo il termine del programma su Italia 1, il programma tornò su Rai 2 per un breve stint, nel 2010 – con conduzione a cura di Ivan Olita e Gaia Ranieri – dove rimase fino alla chiusura, nel 2011. In retrospettiva, la forza del format, qui, era tutta negli ospiti e nel rapporto con l’internazionalità: Top of the Pops era infatti la principale finestra sul pop globale che offriva la tv generalista. Sul palco arrivavano artisti italiani e internazionali, dai protagonisti del pop ai grandi nomi del rock. Nel 2006, per esempio, una puntata vedeva protagonisti i Red Hot Chili Peppers, mentre la trasmissione continuava a proporre i principali artisti italiani e internazionali presenti nelle classifiche.
Il programma, grazie agli ottimi dati d’ascolto in una fascia oraria notoriamente complessa in termini di platea televisiva, era considerato competitivo nel daytime del sabato. Top of the Pops Italia, inoltre, visse sulla propria pelle la trasformazione digitale della fruizione della musica: nel 2005-2006 il programma introduce la possibilità di inviare messaggi in diretta e scaricare le canzoni della classifica, oltre a una mini-classifica dedicata ai brani più scaricati. La televisione musicale, in questo modo, cercò di adattarsi a un mercato che non era più esclusivamente quello del CD.
Nel 2006 Italia 1 cancellò il programma a causa di un graduale calo degli ascolti e alle difficoltà economiche, ma anche a un elemento esterno decisivo: la versione britannica originale venne cancellata nel luglio 2006, rendendo più complessa la disponibilità di artisti internazionali legati al format. Nel 2010 Rai 2 provò a rilanciarlo. Il ritorno ottenne un riscontro sufficiente per una seconda stagione, ma nel 2011 anche questa esperienza si concluse.
Festivalbar: la colonna sonora dell’estate

Festivalbar è il caso più diverso dagli altri tre. Non nasce negli anni Duemila, anzi, le sue fondamenta storiche risalgono addirittura al 1964 – proprio mentre nel Regno Unito “sbocciava” Top of the Pops – come competizione musicale legata ai jukebox. Nel corso dei decenni diventò una grande manifestazione itinerante e uno dei principali appuntamenti televisivi musicali dell’estate italiana. Negli anni Duemila, però, era ancora un evento centrale del calendario musicale.
Soffermandoci proprio su queste edizioni, sul piano dei conduttori ritroviamo volti che hanno reso immortale, nell’immaginario collettivo, questo format: nel 2000 ci sono Fiorello e Alessia Marcuzzi, nel 2001, a quest’ultima, si aggiungono Daniele Bossari e Natasha Stefanenko, che l’anno successivo viene sostituita da Michelle Hunziker. Nel 2003, invece, al timone c’è sempre Hunziker, ma affiancata da Marco Maccarini, per la speciale edizione del quarantesimo anniversario. E poi Irene Grandi, Fabio De Luigi, Vanessa Incontrada, Ilary Blasi e tanti altri, fino al 2007.
Caratteristica speciale del Festivalbar era la competizione, che non faceva distinzioni tra artisti italiani e stranieri: tutti, attraverso le loro hit estive, erano in lizza per il successo finale. Nelle sue edizioni si incontravano pop, rock, dance e cantautorato, con dei cast a dir poco variegati, come nel 2002, con Red Hot Chili Peppers, Alanis Morissette, Andrea Bocelli, Jovanotti e Zucchero. Ligabue vinse con Tutti vogliono viaggiare in prima, Zucchero ottenne il premio per il miglior album e Tiziano Ferro vinse il premio rivelazione italiana con “Rosso relativo”.
Le tappe attraversavano grandi piazze e luoghi simbolici. Da Napoli a Pistoia, da Taormina a Cagliari, prima delle finali all’Arena di Verona. Una centralità, quella del Festivalbar, che passava anche per un auditel importante, che negli anni però andò sempre più ad affievolirsi. Basi pensare che nel 2006 una puntata scese addirittura a 2 milioni di spettatori circa, mentre l’ultima edizione, quella del 2007, chiuse con una media del 13%.
Il problema del Festivalbar, però, era anche strutturale: la macchina produttiva era molto costosa, tra grandi piazze, tournée, allestimenti, artisti internazionali e produzione televisiva. Con il passare degli anni diventava più difficile sostenere quei costi e trovare sponsor disposti a finanziare la manifestazione. Si tentò un ridimensionamento nel 2007, con meno città e un’apertura al digitale – l’apertura di una pagina MySpace e l’introduzione di un premio speciale legato ai download delle canzoni – ma non bastò e quell’anno calò ufficialmente il sipario.
Hitlist Italia: la classifica racconta la trasformazione del mercato

Quarto e ultimo programma della nostra speciale lista è Hitlist Italia. In questo lotto, forse il meno “spettacolare” eppure assolutamente funzionale e importante per la narrazione della musica in televisione negli anni 2000. Anche questo un prodotto targato MTV Italia, arrivato sul piccolo schermo nel 1997. La sua funzione originaria era quella di raccontare le classifiche discografiche attraverso videoclip e presentazione dei brani.
Timonieri del format alcuni dei volti che abbiamo già trovato nei precedenti format e che sono considerabili a tutti gli effetti come i volti della musica in tv negli anni Duemila: tra tutti Giorgia Surina e Daniele Bossari, ma anche Federico Russo, Carolina Di Domenico e Valentina Correani. Come dimenticare poi Camila Raznovich e Victoria Cabello, anche loro protagoniste di Hitlist Italia.
Nel tempo la sua formula è cambiata cercando di adeguarsi al mercato, importante fu l’intervento del producer Alessandro Badiali, già legato a TRL. Un’evoluzione passata anche per lo studio, rinnovato costantemente, insieme a nuove grafiche, giochi via SMS, sondaggi, puntate interattive e la possibilità per il pubblico di scegliere i Video Story, cioè contenuti dedicati alla storia di un brano o di un artista. Negli anni ospiti sono stati nomi come Justin Timberlake, Nelly Furtado, Fergie e Take That, ma anche protagonisti della scena italiana del tempo, come L’Aura, Lost, J-Ax, Negrita e Marracash.
Quattordici anni di programmazione su MTV per Hitlist Italia, che come le altre trasmissioni di questo elenco hanno vissuto e raccontato le prime trasformazioni della fruizione musicale. Proprio nelle ultime battute del format, la formula venne ampliata con un appuntamento quotidiano di un’ora dal lunedì al venerdì e una classifica che arrivava a comprendere 50 singoli, sintomo di un mercato sempre più esteso e stratificato grazie al digitale. Tutto ciò fino al 2011, anno della sua chiusura.
Cosa è rimasto?
Molti dei VJ protagonisti di questi show sono diventati successivamente conduttori radiofonici, televisivi, attori o autori. Alessandro Cattelan ha costruito una carriera importante sempre legata a doppio filo con la musica (conduttore storico di X Factor), Giorgia Surina è uno dei nomi più riconosciuti del mondo radiofonico, così come Daniele Bossari, tornato poi gradualmente alla tv, e Alessia Marcuzzi, che è diventata uno dei volti più noti dell’intrattenimento televisivo.
Se alcuni di questi conduttori sono riusciti a farsi largo nel mondo televisivo e radiofonico, lo stesso non si può dire della figura del VJ, scomparsa insieme a questa tipologia di format. Il solco lasciato, però, nella cultura di massa c’è ed è tangibile: TRL ha lasciato la rappresentazione della musica come comunità e partecipazione, Top of the Pops ha mostrato come le classifiche musicali potessero trovare narrazione in tv, il Festivalbar ha settato uno standard per i festival musicali estivi in tv (ancora esistenti, ma non paragonabili per identità e impatto). Hitlist Italia ha raccontato da vicino l’evoluzione dal fisico al digitale.
La loro scomparsa è coincisa con la fine di un monopolio. La televisione, intesa come luogo necessario per vedere un videoclip, ha perso il suo status, la classifica non è più necessariamente una trasmissione televisiva, il fan non deve più andare in piazza per comunicare con il proprio artista. E la corsa al tormentone estivo non si muove più attraverso un unico, grande palco televisivo. Colpa della crisi che ha abbassato il potere economico di queste produzioni televisive? Può essere. Colpa del cambiamento del mercato musicale e della sua fruizione? Assolutamente sì.
“Music Box”, da giovedì 8 ottobre su TeleAmbiente
Lontano dai grandi fasti della musica nella tv per ragazzi, ma con una quantità d’entusiasmo tale da colmare, almeno in parte, questo gap, 4Quarti Magazine e TeleAmbiente sono pronti a dare il via alla nuova edizione di “Music Box“, trasmissione televisiva che pone al centro il racconto della musica emergente e indipendente italiana, che tornerà da giovedì 8 ottobre, alle ore 20:30, sull’emittente romana che quest’anno celebra 35 anni dalla sua fondazione.
Un’edizione rinnovata in ogni suo aspetto: quest’anno torneranno, sì, i protagonisti del sottobosco musicale, con interviste a tu per tu, ma con ampio spazio dedicato all’industria, con giornalisti, discografici e addetti ai lavori per raccontare ciò che si muove al di là delle canzoni che troviamo sulle piattaforme streaming. Spazio anche alle classifiche, con la top 4 degli album più venduti della settimana in Italia (dati ufficiali FIMI), alle notizie sulle nuove uscite della musica italiana e internazionale e il debutto della rubrica “Verde Melodia“, con fatti storici e curiosità legate al connubio musica-ambiente.
“Music Box” sarà in onda su TeleAmbiente, canale 18 del digitale terrestre in Lazio e Umbria, sul canale 221 delle Smart Tv in tutta Italia e in streaming sul sito web www.teleambiente.tv. Le puntate integrali saranno inoltre disponibili in streaming, dopo la messa in onda, sul canale YouTube di TeleAmbiente e di 4Quarti Magazine.




