Il cantautore-rapper fiorentino Golconda pubblica un brano che attraversa emarginazione, paura e identità. Una narrazione in prima persona che unisce la tradizione del cantautorato italiano e l’urgenza espressiva dell’hip hop, anticipando l’uscita del suo primo EP previsto nel 2026.

Nel percorso artistico di Golconda, la parola occupa da sempre una posizione centrale. Cantautore e rapper fiorentino residente a Roma, l’artista ha costruito negli anni una scrittura che intreccia suggestioni letterarie, tradizione cantautorale e cultura hip hop, muovendosi lungo una linea espressiva in cui la ricerca linguistica diventa strumento di indagine umana e sociale. Con il nuovo singolo “C’era una volta un uomo”, Golconda prosegue questo percorso attraverso una composizione che affronta il tema dell’emarginazione trasformandolo in una riflessione più ampia sulle fragilità individuali e collettive.

Il brano prende forma attorno a una figura marginale, un uomo escluso, temuto e osservato da lontano dalla comunità che lo circonda. Tuttavia, la canzone evita di limitarsi alla descrizione di una condizione sociale per assumere una dimensione simbolica più complessa. L’uomo raccontato da Golconda diventa infatti la rappresentazione delle parti più oscure e difficili dell’esperienza umana: la rabbia, il senso di esclusione, la depressione, il rancore e quella sensazione di estraneità che, in forme diverse, attraversa la vita di molti individui.

“C’era una volta un uomo” è il nuovo singolo di Golconda

La chiave interpretativa dell’intero racconto è racchiusa nel ritornello: «So che tu hai bisogno di me, per non vedere che sono dentro di te». Una frase che ribalta il punto di vista tradizionale sul diverso e sull’escluso, suggerendo come ciò che viene respinto o temuto all’esterno sia spesso il riflesso di una realtà interiore che si preferisce non riconoscere. In questa prospettiva, il protagonista della canzone non rappresenta soltanto un individuo ai margini, ma diventa uno specchio attraverso cui osservare paure e contraddizioni collettive.

La struttura narrativa del brano richiama la tradizione del cantato parlato e della narrazione poetica, mentre l’immediatezza del linguaggio e l’incisività delle immagini si avvicinano all’estetica dell’hip hop più consapevole. Un incontro tra mondi differenti che riflette anche il percorso personale dell’artista, cresciuto tra l’ascolto dei grandi cantautori italiani e quello dei protagonisti della scena rap.

Le coordinate stilistiche richiamano idealmente il racconto civile e narrativo di Francesco Guccini da un lato e l’approccio diretto e tagliente di Frankie hi-nrg mc dall’altro, senza rinunciare a una voce autoriale autonoma e riconoscibile. Il risultato è una composizione che utilizza la forma della canzone per interrogarsi sui meccanismi della paura, dell’esclusione e della costruzione del nemico.

“C’era una volta un uomo” è la storia di un emarginato: è il matto del villaggio, lo straniero, il senzatetto. La città lo teme perché le ricorda che in fondo tutti sono stranieri a sé stessi, esuli e derelitti. Temerlo e detestarlo sono modi di rimuovere la paura, proiettandola su di lui. Stavolta però è lui a prendere la parola. E finalmente si mostra per quello che è: un uomo.

golconda

Focus on: Golconda

“C’era una volta un uomo” arriva in una fase significativa del percorso artistico di Golconda. Dopo il debutto nel 2020 con “Il mondo di Ambra” per Piuma Dischi e una serie di pubblicazioni successive, il cantautore-rapper si prepara infatti all’uscita del suo primo EP, prevista nel 2026. Il progetto è prodotto da Lorenzo Pellegrini, in arte /handlogic, e sarà pubblicato da Costello’s Agency.

Negli ultimi anni l’artista ha progressivamente consolidato la propria presenza all’interno del panorama indipendente italiano. Con il singolo “Caronte” ha ottenuto il premio nazionale Dante Rock di Arezzo Wave, entrando a far parte di una pubblicazione in vinile condivisa con artisti come Elio, Modena City Ramblers, Paolo Benvegnù e Finaz della Bandabardò, con i quali ha avuto occasione di condividere il palco.

Testo di “C’era una volta un uomo” di Golconda

Autori: Francesco Turco
Etichetta: Costello’s

C’era una volta in una casa tutta rotta
in una periferia di una città molto grossa
un signore tutto strano avvolto nel mistero
sorridergli era vano il suo umore sempre nero

Se usciva dalla porta era per necessità
detestava più che mai il cielo di quella città
sempre grigio con la pioggia nemmeno un raggio di sole
somigliava alla sua vita rimasta senza colore

Riesco ancora a sentire il freddo quando provo a non coprirmi
o la fame se provo a non nutrirmi
il calore sul mio dito se lo passo sopra il fuoco
ma per sentirmi vivo non mi basta così poco e resto

In questo mio mondo dove ho perso ogni credo
dove persino il cielo sembra poco leggero
dove l’amore è un carcerato confinato
in quell’isola deserta dove alberga il mio passato

So… che tu hai bisogno di me
per non vedere che sono dentro di te
So… che tu hai bisogno di me
per non vedere che sono dentro di te
So… che tu hai bisogno di me
per non vedere che sono dentro di te
So… che tu hai bisogno di me
per non vedere

Era un tipo strano o solo pazzo e basta
e camminava con la mano sempre a pugno in tasca
certamente non so cosa ma qualcosa tramava
mi son trasferito altrove mia figlia lo vedeva e tremava

E ancora se lo sogna di notte
si sveglia piange dice con parole strozzate
che l’uomo nero rende grigie le sue bianche giornate
è cattivo brutto e sporco e minaccia la sua pace

Io ricerco la mia storia e anche qualche banconota
dentro ogni bidone dentro una bottiglia vuota
dove dimenticate il resto reso dalle macchinette
dei parcheggi del caffè di merendine e altre schifezze

Spazi ristretti i soli rimasti
mi siedo mi stendo addormento i miei passi
in silenzio vi sento dispenso massaggi
alle vostre paure miei cari passanti

So… che tu hai bisogno di me
per non vedere che sono dentro di te
So… che tu hai bisogno di me
per non vedere che sono dentro di te
So… che tu hai bisogno di me
per non vedere che sono dentro di te
So… che tu hai bisogno di me
per non vedere

Foto di copertina di Agnese Zingaretti

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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