Il terzo progetto discografico di Madame uscirà il 17 aprile per Sugar Music. Dopo tre anni di silenzio creativo, l’autrice di “Il bene nel male” annuncia un lavoro che attraversa perdita di illusioni, consapevolezza e rinascita, confermando la centralità della sua scrittura nel panorama del pop italiano.

C’è un termine che racchiude il senso di un passaggio umano prima ancora che artistico: disincanto. Ed è proprio questa parola a dare il titolo al nuovo album di Madame, terzo capitolo discografico della cantautrice vicentina che arriverà il 17 aprile per Sugar Music. Il progetto, già disponibile in preorder, segna il ritorno della musicista dopo un periodo di silenzio creativo durato circa tre anni e apre una nuova fase nella storia artistica di una delle autrici più riconoscibili della generazione pop italiana emersa negli ultimi anni.

Dietro il titolo si intravede una narrazione precisa. Nelle note che accompagnano l’annuncio del disco, l’artista descrive il disincanto come un momento di rottura necessario, un passaggio esistenziale che segna la fine dell’illusione e l’inizio di una consapevolezza più complessa. Il progetto si propone dunque di raccontarne le diverse fasi: dall’incanto iniziale alla frattura, fino alla possibilità di una rinascita.

L’assenza dalle scene e la pressione del successo

Il percorso evocato nel disco coincide con quello personale di Madame – nome d’arte di Francesca Calearo -, nata a Vicenza nel 2002, che negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi con la rapidità con cui il successo può trasformare la vita di un’artista. Dopo l’affermazione ottenuta con l’album L’amore nel 2023 e la partecipazione al Festival di Sanremo con il brano Il bene nel male — classificatosi al settimo posto e accolto con attenzione dalla critica — la cantautrice ha attraversato una fase di sospensione creativa che oggi trova una sua sintesi nel nuovo lavoro.

Madame stessa ha raccontato quel periodo attraverso una serie di interrogativi diretti, che restituiscono la dimensione più fragile e riflessiva di questo ritorno: domande sul tempo trascorso, sull’assenza dalle scene e sul rapporto con la pressione del successo. Un interrogarsi che non cerca necessariamente risposte definitive ma trova nel disco la propria forma espressiva.

“Disincanto” nasce dunque da una pausa consapevole, una scelta che si inserisce in una dinamica non sempre compatibile con le logiche di produzione accelerata dell’industria musicale contemporanea. In questo senso assume un valore emblematico anche una delle affermazioni con cui l’artista ha accompagnato l’annuncio del progetto: la preferenza per il silenzio creativo rispetto alla pubblicazione frettolosa, rivendicando il diritto di sottrarsi alla frenesia del mercato.

Il nuovo lavoro si presenta quindi come il primo capitolo di una fase rinnovata della sua carriera, ma anche come un racconto interiore che trova nella scrittura il proprio centro. Ed è proprio la scrittura a rimanere uno degli elementi distintivi della poetica di Madame, capace di fondere registri linguistici diversi — lirico, colloquiale, simbolico — all’interno di un linguaggio pop immediatamente riconoscibile.

“Disincanto”, tra fragilità e consapevolezza

Il testo che anticipa il progetto restituisce alcuni dei temi centrali del disco: la tensione tra fragilità e consapevolezza, il confronto con la realtà e la volontà di accettarne le contraddizioni. Versi come la realtà è un mobile con mille spigoli / ci sbatto i lividi condensano una metafora domestica e concreta che diventa immagine della collisione, per Madame, tra esperienza e percezione del mondo.

Allo stesso modo, il brano attraversa riflessioni sull’identità e sull’origine del dolore emotivo, alternando momenti di confessione a passaggi di ironica autoanalisi. La scrittura si muove tra riferimenti simbolici e registri più diretti, come nel passaggio che rielabora in chiave provocatoria il mito biblico della nascita di Eva, trasformandolo in un’immagine di autonomia e ribaltamento narrativo. Nel corso del testo emerge anche una tensione costante tra il desiderio di essere leggera senza rimanere in superficie. È una dialettica che attraversa gran parte della produzione dell’artista e che qui diventa uno dei cardini concettuali del progetto.

Il ritornello insiste invece su una dichiarazione emotiva che dà il titolo all’intero lavoro: ho gli occhi gonfi del mio disincanto. L’immagine racchiude l’idea di una perdita di innocenza che non coincide con la resa, ma con un passaggio di maturazione. Il disincanto non è raccontato come semplice disillusione, bensì come uno stato di coscienza che apre la strada a una nuova forma di lucidità.

Questa capacità di trasformare l’esperienza personale in materia poetica rappresenta uno degli aspetti che hanno reso Madame una figura centrale nel panorama pop italiano degli ultimi anni. In una scena spesso orientata verso formule linguistiche semplificate, la cantautrice ha sviluppato una scrittura riconoscibile per densità metaforica, ambivalenza emotiva e libertà espressiva.

“Disincanto” di Madame

Testo di “Disincanto” di Madame

Autori: Francesca Calearo (Madame)
Etichetta: Universal Music Italia srL (Sugar)

Io non vivo più con sotto le istruzioni
Tutto ciò che so spero che mi abbandoni
E sono mie le bugie che mi hanno detto
E sono mie il male e il bene e sono solo fantasie
Non voglio più nemmeno un motivo per vivere
Un Dio, un amore, un limite e voglio anche soffrire
Ma non per quello che ho in testa, ma perché vivo
E la realtà è un mobile con mille spigoli
Ci sbatto i lividi, ma mi fa ridere, eh, eh

Ma non mi fa più paura
Non cerco più neanche la verità
A costo di non, a costo di non illudermi mai più, nah-ah
Io non ho più paura
Ho gli occhi gonfi del mio disincanto
Cosa resta di me? Che resta di me?
Un’anima nel nulla, ah-ah, ah-ah
Ho gli occhi gonfi del mio disincanto
Nah-ah, ah-ah, ah-ah, eh, eh

Secondo Dio io sarei nata da una costola
Ma lui non sa che è nato dalla mia paura
Se fossi stata Eva avrei ingoiato pure il torsolo
Assieme a tutta la mela, con i semi
Vita, eccomi
Voglio essere leggera senza stare
In superficie, come il livello del mare
Spero solo che il mio essere pesante non si confonda con la mia profondità
Non parlo mai senza dire cose stupide
Mi piace, sai, anche prendermi per il culo
Vantarmi del mio modo di scopare davanti a te
E sentirmi ancora alle mie prime armi
Non voglio programmare e pensare a cosa fare
E dare un significato al male e non attraversarlo
Subire le emozioni, sapere i tuoi segreti
Voglio rendere bello tutto ciò che metto dentro i miei occhi

Ma non mi fa più paura
Non cerco più neanche la verità
A costo di non, a costo di non illudermi mai più, nah-ah
Io non ho più paura
Ho gli occhi gonfi del mio disincanto
Cosa resta di me? Che resta di me?
Un’anima nel nulla ah-ah, ah-ah
Ho gli occhi gonfi del mio disincanto
Nah-ah, ah-ah, ah-ah, eh, eh

Come so, sono sola
Tutti hanno una via e io no

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