In uscita il 14 aprile per Einaudi, il nuovo libro di Vasco Brondi attraversa pratiche creative e tradizioni contemplative, mettendo in relazione musica, cinema e spiritualità in un’indagine sul fare artistico nell’epoca del materialismo.

Il 14 aprile segna l’uscita di “Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d’arte”, nuova opera firmata da Vasco Brondi e pubblicata da Einaudi. Il volume si configura come una riflessione articolata sul processo creativo e sulla sua dimensione immateriale, ponendosi in continuità con il percorso dell’autore, da sempre attento al rapporto tra parola, musica e visione.

Una cosa spirituale” si sviluppa come un itinerario che attraversa esperienze personali e riferimenti culturali eterogenei, con l’intento di indagare il rapporto tra creazione artistica e tensione spirituale in un contesto contemporaneo segnato da una forte impronta materialista. Il libro prende avvio da una riflessione diretta sull’esperienza dell’autore: i momenti di interruzione del flusso creativo e quelli in cui tale flusso torna a manifestarsi, diventando materia narrativa e punto di partenza per un discorso più ampio.

All’interno del volume, Vasco Brondi costruisce una rete di connessioni tra figure e tradizioni apparentemente distanti, mettendo in dialogo ambiti artistici e pratiche contemplative. Tra i riferimenti evocati compaiono Nick Cave accostato alle tradizioni sufi, Federico Fellini in relazione a dimensioni divinatorie, i CCCP – Fedeli alla linea accostati ai padri del deserto, così come Marina Abramović e i monaci tibetani, o ancora David Lynch messi in relazione con la tradizione dei sādhu. A questi si aggiunge la figura di Simone Weil, evocata nel contesto di una riflessione più ampia sul trascendente.

Il libro si struttura dunque come un mosaico di suggestioni, in cui pratiche artistiche e spirituali vengono accostate non per analogia diretta, ma per risonanza, delineando una costellazione di esperienze che interrogano il rapporto tra visibile e invisibile. Il campo di indagine si estende dalla musica al cinema, dalla letteratura alle arti visive, con un’attenzione specifica ai processi creativi e alle condizioni che ne rendono possibile l’emersione.

In questo contesto, l’arte viene osservata non esclusivamente come forma di intrattenimento, ma come possibile dispositivo di conoscenza, capace di mettere in relazione l’esperienza individuale con dimensioni meno tangibili dell’esistenza. Il testo si propone quindi come una ricognizione sul fare artistico contemporaneo, inteso come pratica che si confronta con il limite, con il silenzio e con l’assenza, oltre che con la produzione di forme.

LEGGI ANCHE:

4quarti Magazine è un progetto editoriale nato da menti alla costante ricerca di novità e sperimentazione. Al centro c’è la musica in ogni sua sfaccettatura e sfumatura, il desiderio di viverla e raccontarla, cercando di contribuire al propagarsi della bellezza che una canzone sa liberare all’esterno.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *