Il cantautore comasco Stefano Attuario pubblica il suo secondo album solista, “Babele”, prodotto da Max Zanotti. Un’opera concettuale in nove tracce che intreccia rock, darkwave e poesia, esplorando fragilità, contraddizioni e ricerca di senso nell’epoca contemporanea.

Dopo i singoli anticipatori Insetti, Amen e Arianna, Stefano Attuario pubblica Babele, il nuovo album che segna un’evoluzione significativa nel percorso artistico del cantautore comasco. Prodotto da Max Zanotti — noto per le collaborazioni con Elephant Man, Deasonika e Casablanca — il disco si configura come un’opera concettuale in nove tracce, in cui parola e musica trovano comune scopo nel descrivere un universo di emozioni fatto di densità e visioni.

Come suggerisce il titolo, Babele nasce dall’esigenza di dare ordine al caos interiore: «Babele è una condizione di confusione e disordine, di parole, gesti, immagini, pensieri accumulati nella mia mente che chiedevano libertà in forma scritta e musicale», spiega Stefano Attuario. L’album esplora le contraddizioni e le fragilità dell’essere umano contemporaneo, trasformando esperienze personali, riferimenti letterari e mito in un mosaico sonoro d’impatto.

L’album si apre con Insetti, brano ispirato a Metamorfosi di Franz Kafka, che denuncia l’omologazione e l’indifferenza sociale, imponendo una riflessione sulla resistenza individuale. Saliva Nera esplora la violenza e la ribellione domestica, mentre Morfina affronta le pulsioni autodistruttive e le dipendenze, ispirandosi a Ragazzi selvaggi di William Burroughs. Marlene e 30 Denari approfondiscono temi di perdita, tradimento e ricerca interiore.

Iris introduce un linguaggio simbolico e visionario, tra sogni e metamorfosi, preludio a Arianna, traccia che rilegge il mito del filo e del labirinto come percorso psichico di conoscenza e liberazione. Amen, invece, diventa una preghiera laica: canto di resistenza e di fede in sé stessi, dove l’arte funge da rifugio e riscatto. L’album si chiude con la traccia eponima Babele, sintesi del progetto, in cui confusione e disordine si trasformano in un quadro coerente e illuminante.

La produzione di Max Zanotti plasma un suono potente e cinematografico, che fonde strumenti acustici e sintetizzatori in contrasti di luce e ombra. La scrittura e le scelte timbriche di Attuario conferiscono all’album un respiro che sfida i confini del cantautorato tradizionale, intrecciando rock, darkwave e poesia.

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