Il cantautore comasco Stefano Attuario fa il suo esordio da solista con il primo album “Nemesi“, fuori con Terzo Millennio Records. Ecco la nostra intervista

È stato rilasciato il 15 febbraio scorso “Nemesi“, il disco d’esordio del cantautore comasco Stefano Attuario, pubblicato con il supporto dell’etichetta discografica Terzo Millennio Records. Si tratta di un lavoro molto profondo e a tratti intricato, in cui l’artista si misura con tutte le sfumature dell’animo umano, accompagnato da sonorità rock e introspettive. Archiviata una passata esperienza all’interno di una formazione a più elementi, e abbracciato un nuovo percorso accompagnato dal produttore Max Zanotti, l’artista adesso è pronto a rivelare molti aspetti di sé in quest’opera prima.

Possiamo dire che “Nemesi” è un po’ l’analisi a 360° dell’essere umano del nuovo millennio?

Diciamo che essendo un album sincero, senza conformismi può mostrare la vera anima umana, quindi penso di sì. Ci sono brani che esprimono rabbia, dolore, delusioni, dipendenze, invitano alla ricerca di se stessi per trovare il meglio di ognuno di noi. È come guardarsi allo specchio. 

Conflitti interiori, contrasti, dipendenze e rinascita. Quanto del suo vissuto c’è in questo album?

Come dico sempre ognuno di noi ha dei fantasmi che reclamano il loro spazio, il loro riconoscimento e penso che “Nemesi” abbia onorato le loro, e a questo punto le nostre memorie. La sincerità con cui ho scritto i brani, mostrano un quotidiano di vita, fatto di tutti gli argomenti trattati. “Nemesi” fa parte di un periodo un po’ particolare del mio percorso artistico e quotidiano. Ho con me sempre un taccuino dove annoto volti, parole, frasi, ricordi, immagini di tutti i giorni, ed è per questo lo considero una specie di concept album. Il racconto quotidiano di qualcuno, in questo caso il mio, fa sì che il risultato sia un album “vissuto” di tutti.

“Un demone la mia morale” di Stefano Attuario

In “Perle ai porci” si parla di rivincite contro chi cerca di mettere i bastoni tra le ruote o comunque di demolire il lavoro e le ambizioni altrui. È successo anche a lei?

Sono sincero, “Perle ai porci” è nata dopo che ho lasciato la band. Dopo vari dissapori, divergenze su quale direzione musicale prendere, e su che tipo di impegno garantire, ho capito che stavo facendo troppe rinunce a livello artistico. Le divergenze costringevano a un quieto vivere, ad accondiscendere con finto buonismo a certe decisioni. Quindi ho deciso che per camminare non dovevo zoppicare. Ma come vedi è una canzone che può avere diverse letture personali. 

Uno dei brani di maggiore impatto dell’album è senza dubbio “Liberi respiri (and the silence in between)“, in collaborazione con Ray Heffernan, in cui s’affronta il tema del suicidio, di strettissima attualità specialmente tra i giovani. Ci dica di più.

Album terminato. Mi stavo dedicando all’ascolto prima di andare in stampa e ricevo in tarda serata una chiamata che mi avvisa che un mio caro conoscente si era tolto la vita. Rimango immobile davanti al pc, incredulo. Non riuscivo ad immaginare cosa potesse scattare nella testa per fare un gesto così forte. Ho scritto prima il testo e poi la musica con la chitarra acustica. Al mattino invio tutto il materiale al mio produttore Max Zanotti. Mi richiama il giorno stesso dicendomi che era rimasto impressionato e che aveva qualche idea da propormi di arrangiamento. Ci siamo messi subito all’opera.

La collaborazione tra Stefano Attuario e Ray Heffernan

Terminato il pezzo, conoscendo la sensibilità e l’empatia di Ray Heffernan, gli proposi il brano. Anche lui aveva qualcosa da raccontare su questo argomento. Così mi propose una parte del testo scritto da lui in inglese. Ci siamo trovati in studio ed è nata “Liberi respiri (and the silence in between)”. Tra il grande lavoro di Max agli arrangiamenti e la preziosa presenza di Ray, considero il brano la mia personale “Miserere”, “Miss Sarajevo” per dare il giusto tributo a chi ha deciso di lasciarci spontaneamente.

Che lavoro c’è stato dietro la realizzazione di questo disco? Con chi ha condiviso la sua lavorazione?

Un lavoro sincero come già detto. La massima libertà espressiva, senza compromessi, mi ha permesso di guardarmi allo specchio per quello che ero e per quello che avevo da dire. Non avevo vincoli, non avevo testi da giustificare o sonorità da far capire. Ero io, una pagina bianca ed una chitarra. In assoluto chi ascoltava in anteprima i brani era mia moglie Silvana, subito dopo Max Zanotti con il quale è nata una simbiosi artistica che ha permesso a “Nemesi” di suonare in quel modo lì, proprio come volevo. C’è stato comunque un grande lavoro su me stesso, io non ho mai cantato. Nella band suonavo la chitarra e partecipavano a scrivere i pezzi. Quindi Max è stato prezioso da incoraggiare in questo.

Musicalmente ci troviamo davanti ad un disco che si rifà a sonorità nella maggior parte dei casi piuttosto cupe. A simboleggiare la natura introspettiva di “Nemesi”?

“Nemesi” era una divinità che garantiva ordine ed equilibrio distribuendo gioia ma anche dolore, si mostrava per quello ti meritavi. Tutti noi, in maniera, diciamo introspettiva, siamo tutti “Nemesi” se siamo in grado di farci un’ analisi autonoma e individuale dei fatti di coscienza.

foto stefanoattuario 8
Stefano Attuario

Sappiamo che Stefano Attuario è un avido lettore di biografie musicali. C’è qualche vissuto in particolare di altri artisti che l’ha particolarmente ispirata, anche a mettersi in gioco con un proprio progetto discografico?

Adoro leggere, adoro conoscere. Le biografie soprattutto quelle che riguardano i personaggi musicali sono quelle che divoro. Adoro conoscere del perché di un testo scritto in quella maniera, coglierne il significato. Il perché di quella copertina. Il vissuto di quel cantante, gruppo. Ci sono personaggi che sicuramente hanno influenzato la mia vena artistica sia nella scrittura che a livello musicale. Non posso non citare Nick Cave, Mark Lanegan, Jim Morrison, Kurt Cobain, Marlene Kuntz, Afterhours.

Quale strada percorrerà adesso “Nemesi“? Quali tappe promozionali, anche dal vivo, sono previste?

“Nemesi” sta riscontrando un ottimo riconoscimento e riscontro dagli addetti ai lavori ma soprattutto dagli ascoltatori. Quindi sicuramente oltre le varie tappe promozionali come ospitate in radio, tv e per chi come come voi , anzi grazie per lo spazio che dedicate, nel mondo dell’informazione con interviste, recensioni e post, ci saranno occasioni per trovarci nei live.

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Giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume.

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