Siamo arrivati all’ultimo capitolo del nostro personale taccuino. Sedici nomi dall’underground tricolore, quattro focus e una domanda che resta aperta: chi meriterebbe l’occasione di misurarsi con il palco di Sanremo Giovani?
Non abbiamo cercato profili già confezionati, né artisti da inserire a tutti i costi nel meccanismo della competizione. Abbiamo cercato canzoni, percorsi e soprattutto identità. L’ultimo quartetto della nostra lista del toto-nomi per Sanremo Giovani 2026 attraversa ancora una volta territori molto diversi: dalla scrittura generazionale di Matsby al pop-rock sempre più ruvido di Greta Grida, passando per la traiettoria internazionale di Birthh e arrivando a Moonari, il nome che ci permette di chiudere questa serie con una riflessione più ampia sul significato della parola “giovani”.
Andare fuori corso diventa scelta: Matsby

Matsby, cantautore genovese, ha costruito buona parte della propria identità artistica proprio attorno alla sensazione di essere fuori tempo rispetto alle traiettorie che sembrano già scritte per tutti gli altri. È un tema che attraversa anche il suo percorso discografico: dopo aver aperto concerti di nomi affermati, come Lucio Corsi e Mr. Rain, e diversi riconoscimenti prestigiosi, venerdì 2 ottobre arriverà il disco “Fuoricorso“, anticipato da singoli che hanno catturato l’attenzione degli addetti ai lavori, oltre che del pubblico.
Lui, che ha già accarezzato il “sogno Sanremo” lo scorso anno, quando è stato tra i dieci vincitori di Area Sanremo – potendosi così esibire sul palco del Suzuki Stage di Piazza Colombo durante il Festival – si appresta a questo importante appuntamento discografico partendo da una domanda precisa: cosa succede quando il percorso che gli altri hanno immaginato per noi smette di coincidere con quello che vogliamo davvero? È un tema personale, ma anche generazionale. E proprio per questo potrebbe trovare a Sanremo un contesto interessante. Why not?
Il pop-rock non chiede permesso: Greta Grida

Greta Grida, nome d’arte di Greta Elisa Ravelli Rampoldi, è una cantautrice milanese classe 2004 cresciuta in una famiglia dove il rock ha avuto un ruolo centrale. Ha iniziato a studiare canto a sette anni e ha mosso i primi passi con i Moise, giovane band con cui ha pubblicato musica e si è esibita in diversi club italiani, prima di scegliere la strada solista. Il debutto è arrivato nel 2024 con MM.mp3 e AHAHAH.mp3, seguiti nel 2025 e nel 2026 da altri singoli, pubblicati per Nigiri Records.
Il suo progetto si muove tra rock e pop con uno sguardo rivolto all’energia dei primi anni Duemila, trasformando riferimenti generazionali in un linguaggio contemporaneo, diretto e personale. È proprio la capacità di raccontare le contraddizioni della sua generazione senza ricorrere a una rappresentazione edulcorata a rendere Greta Grida un nome interessante per il nostro Sanremo Giovani ideale. Una piattaforma che, in questo senso, potrebbe rappresentare una vetrina capace di accompagnare e mettere alla prova una personalità musicale ancora in piena crescita.
Abbracciare la lingua di casa: Birthh

Prima di essere Birthh, Alice Bisi ha imparato a costruire musica nella propria cameretta. A sedici anni, dopo aver messo da parte i soldi necessari per acquistare un laptop e un microfono, ha cominciato a produrre e arrangiare da sola. Da quella dimensione domestica è nato “Born in the Woods“, album del 2016 che ha portato il suo nome oltre i confini italiani. Ad aprile scorso, poi, la svolta in lingua italiana al fianco di Carosello Records, con il lancio del suo primo album in italiano, “Senza fiato“.
Il disco è stato co-prodotto dalla stessa Birthh insieme a Chef P e mette in dialogo cantautorato italiano, alternative pop e influenze urban internazionali. Un progetto brillante che la renderebbe particolarmente interessante in ottica Sanremo Giovani, specialmente in un’edizione del Festival come questa, che promette di aprire tanto i confini nazionali.
Quanto deve essere giovane Sanremo Giovani: Moonari

Con Moonari, permetteteci una digressione. Giovanni Cosma, classe 1995, è cantautore, compositore e polistrumentista romano. Ha vissuto tra Roma, Milano e Londra, dove a 21 anni si è trasferito per suonare e studiare ingegneria del suono. Un progetto stratificato, con uno storico già molto ricco e solido che l’ha visto attraversare palchi particolarmente rilevanti, tra cui quello del Primo Maggio di Roma, Musicultura e non solo. Nei mesi scorsi ha inaugurato un nuovo percorso con il singolo “L’impressione che ho di te“, a cui s’è aggiunto pochi giorni fa “In fondo a stare soli non c’è male“, con Folcast e i Neri Per Caso.
I più attenti, però, avranno notato che “a causa” dell’età, Moonari non potrebbe partecipare a Sanremo Giovani. Dunque perché l’inserimento in questo toto-nomi? L’abbiamo scelto per rappresentare quella zona di limbo nella quale si trovano molti musicisti italiani: non sono più esordienti assoluti, hanno già costruito un percorso, hanno accumulato concerti, riconoscimenti e canzoni, ma non hanno ancora raggiunto una dimensione tale da poter essere considerati nomi consolidati del circuito mainstream. È proprio questo il tipo di artista che rischiamo di perdere quando continuiamo a restringere il significato della parola “giovani”.
Per l’edizione 2026, il regolamento di Sanremo Giovani prevede infatti che gli artisti abbiano almeno 16 anni e meno di 30 anni al 1° gennaio 2027. Il limite anagrafico, naturalmente, ha una sua logica: Sanremo Giovani deve individuare nuovi talenti e costruire un percorso distinto rispetto alla gara principale. Ma una domanda resta legittima: è davvero l’età anagrafica il parametro più utile per stabilire chi abbia bisogno di quella vetrina? La musica, come sappiamo, non segue necessariamente una tabella di marcia.
Ci sono artisti che a vent’anni hanno già trovato una voce precisa e altri che arrivano a quella stessa consapevolezza a venticinque, trenta o più anni. Ci sono progetti che hanno bisogno di anni di concerti, tentativi, errori, cambi di formazione e scrittura prima di raggiungere una forma riconoscibile. E spesso è proprio quel tempo a fare la differenza tra un talento ancora in cerca della propria identità e un artista pronto a sostenere un’esposizione enorme.
Non si può certo parlare di abolizione del limite d’età. Com’è ovvio, sarebbe a dir poco straniante trovare in gara a Sanremo “Giovani” artisti di 40 anni o più. Sarebbe però necessaria una riflessione: se Sanremo Giovani vuole essere davvero un laboratorio per gli artisti emergenti, forse dovrebbe interrogarsi su quanto la categoria “giovane” coincida con quella “inesperto”, e soprattutto su quante persone restino fuori da quella definizione proprio nel momento in cui avrebbero più bisogno di un palco.
Il nostro taccuino si chiude qui. Sedici nomi, quattro focus, nessuna pretesa di aver indovinato il futuro cast. Soltanto la convinzione che, prima ancora dei nomi, delle classifiche e dei pronostici, valga la pena tornare ad ascoltare quello che succede fuori dai percorsi più battuti. Perché se Sanremo Giovani deve davvero essere un luogo in cui scoprire chi potrebbe rappresentare il futuro della musica italiana, allora quel futuro potrebbe non avere necessariamente vent’anni.
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