Tra le protagoniste del Festival di Sanremo 2026, Serena Brancale sta emozionando tutta Italia con “Qui con me”, una canzone dedicata a sua madre, scomparsa. In una lettera il suo ricordo: «Ti sento complice, come se mi dessi una mezza dritta, un’occhiata d’intesa».
Al Festival di Sanremo 2026, Serena Brancale presenta Qui con me. La canzone nasce come una lettera, scritta a distanza di oltre cinque anni dalla scomparsa della madre, e successivamente trasposta in musica, mantenendo intatta la struttura confessionale e il tono colloquiale del testo originario.

Il nucleo dell’opera è affidato a una scrittura in prima persona che procede per immagini quotidiane, sospensioni emotive e riflessioni non risolte. Il racconto si sviluppa attorno alla difficoltà di elaborare una perdita che non trova una sistemazione definitiva, ma che continua ad accompagnare il presente sotto forma di presenza diffusa, quasi laterale. La voce narrante restituisce un tempo interiore segnato da una convivenza forzata con l’assenza, in cui il ricordo non assume contorni celebrativi, ma resta ancorato alla concretezza dei gesti, delle scelte e delle esitazioni.
A corredo di questa partecipazione a Sanremo 2026, e per addentrarsi meglio all’interno di questa competizione, Serena Brancale ha reso pubblica una lettera intima e accorata dedicata a sua madre. Parole intime e importanti, da parte di una donna che, nonostante il tempo e il corso spietato della vita, non smetterà mai di essere figlia.
Tutte le volte che mi fermo a ripensare a quello che è successo, mi piglia una confusione strana, di quelle che ti fanno girare la testa, come quando fai un passo convinta di trovare terra sotto i piedi e invece no, il vuoto.
Perché, vedi, io ancora non riesco a farmene una ragione vera, di quelle che ti sistemi dentro e non ci pensi più: che questa cosa sia capitata proprio a noi.
Non lo dico per lamentarmi, ma perché la testa, certe volte, si mette di traverso e non vuole capire, e il cuore, inconsapevole, le va dietro.
Col tempo ho imparato a conviverci, no, perché certe cose non si accettano mai fino in fondo, manco volendo. Però ci convivi, sì, perché la vita continua a camminare e tu, volente o nolente, le devi stare appresso.
E ti dirò una cosa, che magari ti farà sorridere, come facevi tu: io ti sento ancora. Ti sento in tutto quello che faccio, pure nelle cose piccole, quelle che non contano niente, e invece contano. Ti sento complice, come se mi dessi una mezza dritta, un’occhiata d’intesa, senza bisogno di parole. A volte mi viene da pensare questa cosa tu la faresti così. E allora mi sento più tranquilla, come se non fossi sola davvero.
Dopo più di cinque anni, mamma, mi sono decisa a scriverti questa lettera.
Non so se le lettere arrivino dove sei tu, né se abbiano bisogno di francobolli o di silenzi; ma io la affido all’aria, con una canzone, con la mia voce, che l’aria, in fondo, sa trovare strade che noi non vediamo.
Volevo solo dirti che ti penso sempre e di stare serena.
Che io lo so, e lo so con quella certezza che non ha bisogno di prove, che tu sei ancora “Qui con me”.
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