Al Festival di Sanremo 2026 c’è in gara anche Enrico Nigiotti. Il cantautore, prossimo alla pubblicazione di un nuovo album, schiera il brano “Ogni volta che non so volare”: «Nella mia vita sono caduto tante volte. Viviamo in un mondo in cui le fragilità vanno nascoste, a me piace essere umano».
«Il rapporto col tempo è strano, passa e cambia le cose, ti toglie via le persone, il tempo però te le regala anche. Le toglie e le fa nascere». C’è un Enrico Nigiotti diverso, in questo Festival di Sanremo 2026. C’è la maturazione di un papà, c’è la consapevolezza di chi sa quale sia la sua dimensione e non ha paura di muoversi controcorrente, con una musica che resta personale. Emerge questo anche dall’incontro con la stampa sanremese: «Viviamo in un mondo in cui le fragilità vanno nascoste, in cui è bello solo se vinci. A me piace essere umano e continuare a camminare».

La canzone presentata in gara dal cantautore non segue i più canonici standard del formato-canzone, bensì si muove su coordinate più tradizionale, nell’ottica del puro cantautorato. Un rischio, certo, ma che non intimorisce Enrico Nigiotti, che tra poche settimane lancerà anche il suo nuovo album, “Maledetti innamorati“, in cui ospite sarà anche Olly: «Con lui ci sono anche produttori più giovani di me, che mi hanno insegnato come questa generazione nuova non abbia problemi a condividere il lavoro, senza tirarsela. Ci sono altri che fanno numeri inferiori e se la tirano di più».
A proposito di nuove generazioni, Enrico Nigiotti nella serata delle cover duetterà con Alfa, tra gli esponenti più validi del nuovo cantautorato: «Sono molto felice di duettare con Alfa e di portare un gioiello della musical italiana (“En e Xnanax” di Samuele Bersani, ndr). Sono di una generazione che fa da ponte tra quella di Alfa e quella di Bersani, pensare di portare questa nostra versione, e magari farla conoscere a ragazzi di 16 anni, per me significa fare cultura, non solo musicale».
Nel disco in uscita ci sarà anche Olly e produttori più giovani di me. Mi hanno insegnato come questa nuova generazione sia in grado di condividere il lavoro. Ci sono altri, che fanno numeri inferiori, che se la tirano di più.
Enrico nigiotti
C’è una frase del testo di “Ogni volta che non so volare” a cui Nigiotti tiene particolarmente: “C’è bisogno di dolore per un po’ di felicità“. A proposito di ciò dice: «Io ho lavorato in campagna con mio nonno e mi diceva che in campagna non c’è sempre bisogno di sole, serve anche la pioggia, ed è vero. C’è bisogno di dolore. Come diceva Piero Ciampi, per capire cosa sia la solitudine bisognerebbe esser stati in due, ed è una filosofia che sento molto vicina».
Per uno come Enrico Nigiotti, che guarda avanti e cammina a passo lento, non è difficile ricordare la strada faccia, specialmente quella più dissestata: «Ora sono a Sanremo ed è tutto bello, ma sono stati i momenti difficili ad avermi fatto macinare di più. È cominciato tutto da “L’amore è”, l’ho fatta ascoltare a tantissime persone e nessuno voleva mettermi sotto contratto. All’epoca facevo il magazziniere, facevo un altro mestiere. È importante capire però che non sono i “no” degli altri che dobbiamo ascoltare, è soltanto il “no” che diciamo a noi stessi che vale. Non è che se sogni forte, poi questi si realizzano, ma noi siamo dei camminatori in salita, siamo dei “maledetti innamorati”. Dobbiamo spingerci a fare sempre ciò che amiamo per essere liberi».
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