Inizia ufficialmente il Festival di Sanremo 2026. Una prima serata che ha visto passare in rassegna i trenta Big in gara, tra ospiti e co-conduttori. Ma come suonano le canzoni di questa edizione? Ecco le nostre recensioni.

Quanto lavoro c’è dietro una singola esibizione sul palco dell’Ariston? Quanti meeting, quante discussioni, quanti confronti, quanti studi su strategie di marketing e di comunicazione, quanti “vis a vis” e scambi di mail con brand e grandi case di moda, per arrivare pronti, belli e preparati a Sanremo? Non dimentichiamoci però che si tratta sempre di una gara di canzoni, e com’è giusto che sia, è a loro che dobbiamo dare la priorità. Ne abbiamo trenta, quest’anno, in gara a Sanremo 2026, l’ultimo sotto la guida di Carlo Conti, e dopo questa prima serata possiamo cominciare a tirare le prime somme con le nostre, ormai tradizionali, pagelle.

Anzi, più che pagelle, recensioni: per la prima volta, quest’anno 4quarti Magazine fa parte della giuria della Sala Stampa, Tv, Web. Dunque, per tali ragioni, abbiamo deciso di “tagliare via” i voti dalle nostre pagelle, concentrandoci su un’analisi delle canzoni in gara. Con onestà di pensiero, ma senza valutazioni numeriche, anche per non mortificare quel lavoro (tanto, davvero) di cui prima.

Ditonellapiaga – Che fastidio!

Dopo la riuscita prima esperienza del 2022 con Donatella Rettore – e il successo di “Chimica” – torna al Festival di Sanremo con “Che fastidio!“. Per qualcuno troppo “castigata” nel confronto con Rettore, in quel debutto, ma adesso la cantautrice può prendersi il suo spazio, e l’ha fatto occupandone ogni centimetro disponibile. Una bomba, una produzione sublime, per un’artista centrata, consapevole e dritta. Una coreografia con ben sei ballerine, che però non ingombra né ruba l’attenzione da Ditonellapiaga, qui splendente come un diamante.

non sognarla

Michele Bravi – Prima o poi

Sofisticato ai limiti del possibile. Anche lui, come la collega che l’ha preceduto sul palco, era in gara nel 2022. Allora portò una meravigliosa “Inverno dei fiori“. La canzone che presenta questa volta in gara si concede forse meno sperimentazioni e rischi, pur facendoci comunque ascoltare qualche dinamica vocale interessante, quanto insidiosa per la delicata e gracile voce di Michele Bravi. Tradizionale, elegante, misurato. Con gli ascolti crescerà.

Sayf – Tu mi piaci tanto

Una sorpresa, per chi non lo aveva ancora conosciuto. Non ha tradito l’emozione della prima volta, miscelata con l’entusiasmo che anche le prime volte più spaventose sanno regalare. Convincente e padrone del palco, un dandy dal fascino senza tempo, cantando un’Italia intricata, sicuramente attuale, ma con sonorità che sapranno intercettare un pubblico trasversale. Gli auguriamo un bel Sanremo 2026.

Mara Sattei – Le cose che non sai di me

Impianto molto classico, per questa seconda volta di Mara Sattei al Festival di Sanremo. La sua prima volta fu firmata da un brano co-scritto da Damiano David, incentrato su un amore tossico. Stavolta torna a cantare d’amore, ma col cuore pieno. Sarà che c’è tanto di autobiografico in questa “Le cose che non sai di me“. Occhi lucidi e tanta emozione, ma non sarà facile nuotare in un mare così tanto affollato.

Mara Sattei a Sanremo 2026

Dargen D’Amico – AI AI

Un po’ di dispiacere per Dargen D’Amico. Una delle penne più intelligenti e ficcanti dell’urban italiano, torna all’Ariston dopo due partecipazioni di alto livello – la seconda soprattutto, con “Onda alta“, anche se con meno riscontri in vendite rispetto a “Dove si balla” – cantando, questa volta, di “AI AI” e delle piccole piaghe che può provocare nelle nostre vite. Un testo stratificato, come solito nella produzione di D’Amico, ma ci ha abituati fin troppo bene in passato, da rimanere delusi davanti a una prova che non prende nell’immediato.

Arisa – Magica favola

Una “Magica favola” nel vero senso della parola. Una perfetta colonna sonora per un musical Disney che trova la sua forza principale nelle strofe, ben scritte e calibrate sul vissuto di Arisa. Il fraseggio dell’artista “attualizzano” le strofe facendole aderire al contemporaneo musicale, certamente meno si può dire del ritornello, che ha dalla sua la dote di aprire il brano, ma traghettandolo su coordinate forse fin troppo evanescenti. La voce di Arisa, comunque, non si discute, capace di imperlare ogni cosa che le passa tra le corde vocali. Riusciamo a intravedere un bel Sanremo 2026 per lei.

Luchè – Labirinto

Sarebbe interessante capire di più dietro la scelta di portare questa “Labirinto“, per un esordio sul palco dell’Ariston atteso per anni. Magari ascoltare eventuali altre proposte che Luchè aveva nel suo cilindro, da cui poi estrarre un pezzo per Sanremo. La traccia infatti ci porta alla mente la più recente parabola artistica del rapper campano, dunque potrebbe trattarsi di una proposta tutto sommato coerente con l’ultimo corso di Luchè, se non fosse che quella stessa parabola è stata anche la sua con minor risposta da pubblico e critica. Non parliamo comunque di una bocciatura: vedremo come la recepirà il pubblico (in particolar modo il suo).

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Tommaso Paradiso – I romantici

Pensare che fino a qualche anno fa, l’annuncio di Tommaso Paradiso in gara al Festival avrebbe fatto sfaceli, blindando d’ufficio la vittoria. Non è così quest’anno, ma mai dire mai. Di sicuro per questo esordio, l’ex leader dei Thegiornalisti attinge a piene mani dal suo repertorio più classico, ma stiamo parlando comunque di una bella canzone, che di certo sarà un successo, almeno ai suoi concerti. Bisognerà capire se riuscirà ad uscire fuori da questi perimetri.

Elettra Lamborghini – Voilà

La grande notizia è che Elettra Lamborghini ha imparato l’arte del canto, o almeno, a farlo con dignità. Scherzi a parte, ricordiamo bene le sue “prove” vocali del 2020, in una partecipazione che ricordiamo, ma per tutte le ragioni sbagliate (o iconiche, a seconda dei punti di vista). Torna con “Voilà“, citando Raffaella Carrà – citazione solo testuale – e ritmi che ricordano forse anche troppo vividamente le produzioni post-reunion di Paola e Chiara (citofonare a “Festa totale“). Si farà cantare e ascoltare già da domani mattina.

Patty Pravo – Opera

Giovanni Caccamo firma per Patty Pravo – all’alba del suo undicesimo Festival di Sanremo – un mix di diverse sue proposte sanremesi. Il risultato è una ballad sontuosa che non sfigura nel repertorio dell’eterna ragazza del Piper. Sicuramente non siamo di fronte a una delle sue gemme irripetibili, ma con onestà e grande valore, s’è portata a casa anche questo Sanremo 2026. Un'”Opera” senza tempo.

Patty Pravo a Sanremo 2026

Samurai Jay – Ossessione

Il brano più “latineggiante” dell’intero Sanremo 2026. Prima volta anche per Samurai Jay, che arriva all’Ariston sulla scia di un tormentone estivo che ha sbancato su TikTok. Ci prova con “Ossessione“, che riflette appieno la sua proposta musicale, tagliata per un pubblico giovane. Al netto dei gusti del pubblico (fatichiamo a immaginare un plauso, per lui, dal pubblico che va dai trent’anni in su), il brano è centrato e la performance è stata buona.

Raf – Ora e per sempre

Ora e per sempre” per Raf, che torna a Sanremo 2026 undici anni dopo l’ultima partecipazione in gara. Una canzone d’impianto classico che parte piano, a fuoco lento, e si dispiega affidandosi alla voce di Raf, che la guida alla conclusione con emozione. Sarà che l’ha scritta insieme al figlio D’Art e che in questo brano c’è tanta vita vissuta in prima persona. Classico, emozionante, bravo.

J-Ax – Italia Starter Pack

Sorpresa targata J-Ax, che porta il country più puro a Sanremo 2026, e lo fa con convinzione, senza snaturare la propria indole da eterno ribelle, anche se vestito di tutto punto. È cresciuto, J-Ax, ma non è invecchiato, e se nel 2023, nell’opaca prestazione con gli Articolo 31 – di cui infatti sono rimasti pochi ricordi – qualche ruga di troppo si intravedeva, qui è un cappello da cowboy a metterle in ombra. Yee-haa!

J-Ax a Sanremo 2026

Fulminacci – Stupida sfortuna

Completo oversize, cuore grande e maturità da vendere. Per Fulminacci questo Sanremo 2026 è una prova del nove: davanti a lui c’è un anno molto importante, con un tour nei palazzetti e un disco atteso che sta per arrivare. Filippo Uttinacci va a caccia della grande affermazione davanti al grande pubblico con una “Stupida sfortuna” orecchiabile e con una profondità che si nasconde dietro all’apparente leggerezza. Da riascoltare, comunque, per capirne le potenzialità.

Levante – Sei tu

Una canzone d’amore, semplicemente d’amore. Eppure nella sua semplicità, ha regalato un brivido. Levante torna a Sanremo per cantare dritto in camera, negli occhi di chi la guarda, un amore che fa perdere il controllo del proprio corpo. Una ballata suggestiva, sofisticata quanto basta, spinta in alto da una prova vocale e interpretativa ineccepibile.

Fedez & Marco Masini – Il male necessario

La vera potenza di questa proposta sta tutta nella voce di Marco Masini, che sa sempre dove deve arrivare. La canzone ha dalla sua anche la prima, vera prova rap della serata, con buona pace dei rapper già passato sul palco, ma resta comunque da riascoltare. È molto probabile però ipotizzarla in alto nella classifica di sabato sera.

non sognarla

Ermal Meta – Stella stellina

Ritmi balcanici di grande respiro, una canzone che qualcuno s’aspettava troppo spinta verso una commozione a basso costo, invece Ermal Meta ha saputo spiazzare, con una “Stella stellina” che si muove ingenua e delicata, cantando con parole dolci di un dolore straziante, di sangue troppo giovane che non dovrebbe mai essere versato. Bravo il cantautore ad evitare i rischi e a strappare applausi convinti.

Serena Brancale – Qui con me

Il mondo s’è fermato. Una piccola manciata di minuti vissuti col fiato sospeso, eppure non c’è alcun effetto “strappa-lacrime” di cui discutere, perché la dedica di Serena Brancale – accompagnata dalla sorella, direttrice d’orchestra, che ha aggiunto emozione al momento – trasuda onestà e dignità da ogni nota. Anche in questo caso, parliamo di una canzone dai canoni molto classici, ma non è mai stato questo un deterrente, e grande protagonista è la voce possente dell’artista, stasera assolutamente perfetta.

Nayt – Prima che

Un brano rap conscious per Nayt, chiamato a un grande impegno in questo Sanremo 2026, farsi conoscere da un pubblico per cui ad oggi è fin troppo un nome sconosciuto. Resta fedele a se stesso, e a volte basta anche soltanto questo.

Nayt a Sanremo 2026

Malika Ayane – Animali notturni

Non ha deluso le aspettative Malika Ayane, di ritorno sul palco dell’Ariston dopo diversi anni d’assenza e una nuova consapevolezza, complice un nuovo percorso discografico che la vede oggi libera, spensierata e felice come non mai. Tutto ciò si riflette in questa “Animali notturni“, che se non altro avrà un bel vissuto nella programmazione radiofonica, anche dopo Sanremo.

Eddie Brock – Avvoltoi

Esibizione forse danneggiata da qualche problema tecnico, o magari sarà stata l’emozione, per un nome nuovo della scena italiana che ha ancora tutto da dimostrare. Di sicuro non è stata un’esibizione eccellente, questa di Eddie Brock, ma Sanremo 2026 è soltanto all’inizio e saprà di certo trovare la sua rivincita. Se non nella competizione, almeno nello streaming.

Sal Da Vinci – Per sempre sì

Chiudete tutto, abbiamo LA hit di Sanremo 2026. Aveva ragione la stampa che, qualche settimana fa al pre-ascolto dei brani in gara, aveva parlato di una canzone destinata a diventare un evergreen, perché siamo di fronte ad una traccia che non troverà mai una scadenza, nuova colonna sonora essenziale in ogni matrimonio all’italiana che si rispetti. Neomelodico – ma d’altronde fa parte della sua natura – Sal Da Vinci è assolutamente irresistibile e chissà che non possa prendersi una grande rivincita rispetto al 2009, dove chiuse terzo.

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Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare

Un ritorno intenso per Enrico Nigiotti, sul palco dell’Ariston. Una canzone sul tempo che passa e che lascia tanti segni, talvolta anche troppi. Non è una canzone semplice né immediata e questo è quasi sempre una condanna quando si parla di una competizione serrata come quella del Festival di Sanremo. Vedremo cosa accadrà: da riascoltare.

Tredici Pietro – Uomo che cade

In un Sanremo 2026 fatto – anche – di figli d’arte, è stato bravo Tredici Pietro da subito a smarcarsi dall’ombra del proprio genitore. Il brano è soltanto la ciliegina su una torta di emancipazione, che intriga nella sua sostanziale semplicità. Con lui abbiamo anche il primo e vistoso errore tecnico, che comporta una nuova esecuzione dal principio della canzone. Fortuna che si tratti di una bella canzone.

Bambole di Pezza – Resta con me

S’è parlato tanto del grande traguardo che le Bambole di Pezza portano con loro in questa prima partecipazione al Festival di Sanremo: sono la prima band tutta al femminile a salire sul palco dell’Ariston. È altrettanto vero come si tratti di una canzone più morbida rispetto ai loro standard, molto più ruvidi e spessi. La portano comunque a casa e il brano potrebbe crescere con gli ascolti.

Maria Antonietta e Colombre – La felicità e basta

Un peccato che una proposta così tanto fresca e piacevole sia stara relegata in prossimità dell’una di notte, anche se forse è proprio questa botta di freschezza a non farci soccombere alla morsa incombente del sonno. Per Maria Antonietta e Colombre – a cui va la lode per non essersi snaturati al cospetto del grande appuntamento potenzialmente svolta-carriera – vale lo stesso discorso fatto con Malika Ayane: il loro Sanremo sarà nelle radio, dove potranno trovare terreno fertile.

non sognarla

Leo Gassmann – Naturale

Un Sanremo importante per Leo Gassmann, che punta ad alternare alla fortunata carriera che sta costruendo sul piccolo schermo, anche un solido percorso nella musica, che d’altronde è sempre stato il suo piano A. Ci riprova con questa “Naturale“, che splende e non è nemmeno aiutata dal cast così numeroso.

Francesco Renga – Il meglio di me

Arrivava da partecipazioni più che opache – non mi sembra di esagerare se ripesco l’ormai lontano 2014, con “Vivendo adesso“, come ultima volta degna di nota al Festival – Francesco Renga, che a Sanremo 2026 si presenta accompagnato da un team di autori giovane che si riflette nella sua proposta, che abbraccia sprazzi di contemporaneità senza rinunciare a una sostanziale classicità. Il ritornello si apre, preceduto da strofe incalzanti, ed è ben fatto anche lo special. Se non altro, Renga con “Il meglio di me” può prendersi qualche rivincita personale.

LDA & Aka7even – Poesie clandestine

Si chiude ancora con la napoletanità, anche se meno impattante di quella portata in scena da Sal Da Vinci. Anche loro, come Gassmann, arrivati a Sanremo 2026 per “rimettersi sulla piazza” dopo qualche anno di magri risultati nelle classifiche di vendita. Questa “Poesie clandestine” apre la porta ad un progetto condiviso tra LDA e Aka7even che diverte e fa svegliare la sala stampa, giusto in tempo per i risultati parziali di questa prima serata.

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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