Rugo pubblica il 15 settembre il terzo estratto dal nuovo album “può volare?”. Una canzone sull’idealizzazione, sul vuoto lasciato dalle persone e sulla necessità di attraversare ciò che non riusciamo a comprendere.

Le persone fanno le persone. Le paure fanno paura. Eppure, a volte, una persona smette di essere soltanto una persona. Non perché possieda necessariamente qualcosa di eccezionale, ma perché siamo noi ad attribuirglielo. È da questa intuizione che nasce “dio mortale”, il nuovo singolo di Rugo, disponibile da martedì 15 settembre sulle piattaforme digitali via Virgin Music Group Italy.

Il brano è il terzo estratto dal nuovo album “può volare?” e prosegue il percorso inaugurato da cambia colore e piena di yogurt, due brani che hanno introdotto altrettante figure mostruose all’interno della poetica del nuovo progetto.

In dio mortale, però, il mostro assume una forma diversa. È una persona trasformata in divinità attraverso lo sguardo di qualcun altro: una figura alla quale vengono affidate aspettative, desideri, paure e bisogni fino a renderla molto più grande dello spazio che occupa realmente nella nostra vita.

È il processo dell’idealizzazione, ma Rugo sceglie di non affrontarlo attraverso una lettura esclusivamente psicologica. Lo trasforma in un’immagine concreta: una gigantesca palla che si gonfia all’interno di una stanza, costringendo tutto ciò che la circonda — mobili, oggetti, persone — a spostarsi ai margini per lasciarle spazio. Poi arriva il momento in cui la palla scoppia, e ciò che rimane non è necessariamente una delusione: è un vuoto che prima non riuscivamo a vedere.

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“dio mortale” è il nuovo singolo di Rugo

Il mostro che abbiamo contribuito a creare

È qui che dio mortale trova il proprio centro narrativo. La perdita non è soltanto il punto di arrivo, ma la conseguenza di un processo iniziato molto prima: quello attraverso cui una persona viene progressivamente ingrandita nella nostra percezione fino a diventare indispensabile.

Più qualcuno è grande, non di età ma grande nel senso di importante, necessario, fondamentale per qualcun altro o qualcun’altra, più è grande il vuoto che lascia quando se ne va. Quando la divinizzazione crolla, vedi anche il buio dell’ex dio. Torni alla pari e sei in grado di abbracciare il buio altrui.

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Il brano evita però di individuare un colpevole. La responsabilità dell’idealizzazione è condivisa e proprio per questo la sua fine può diventare un’occasione di conoscenza. Quando la divinizzazione crolla, infatti, anche il presunto dio torna a essere una persona. Con le proprie fragilità, il proprio buio e le proprie paure. Il passaggio è significativo perché sposta il racconto dalla disillusione alla possibilità di guardare finalmente l’altro per quello che è, senza il peso delle proiezioni che gli avevamo affidato.

Un suono terroso e primordiale

Anche la produzione segue questa direzione. dio mortale nasce da una chitarra acustica, accompagnata da una voce duplicata e pitchata, immersa in riverberi e percussioni organiche. Il risultato è un paesaggio sonoro volutamente legnoso, terroso e quasi primordiale. Non c’è la ricerca di una produzione eccessivamente levigata: il suono sembra piuttosto voler recuperare una dimensione fisica, materica, quasi ancestrale.

Una scelta coerente con il tema della canzone. Se il brano parla della costruzione di una divinità umana, la musica sembra riportare progressivamente quella figura verso la terra, eliminando la distanza che l’idealizzazione aveva creato. E dentro questo paesaggio arriva una frase che sintetizza una delle tensioni del pezzo: «Del nero che hai / ne chiedo di più». Non è il tentativo di cancellare il buio, ma quello di riconoscerlo. Perché soltanto quando la parte oscura dell’altro torna visibile è possibile incontrarlo nuovamente sullo stesso piano.

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“Può volare?” e la poetica dei mostri

dio mortale rappresenta il terzo capitolo del nuovo percorso di Rugo, costruito attorno a una serie di figure mostruose che diventano metafore di paure, ossessioni e dinamiche interiori. Dietro il progetto c’è Francesco Ferrari, cantautore nato a Pisa e cresciuto tra Firenze e Lucca, che ha sviluppato negli anni una scrittura fatta di immagini, dettagli e crepe della quotidianità.

Dopo l’EP indipendente “Panta Rei” e l’album “Affondo”, Rugo ha attraversato un periodo di silenzio discografico che non ha però coinciso con uno stop creativo. È proprio durante questa fase che hanno iniziato a prendere forma le canzoni confluite in “può volare?”, un progetto nel quale le crepe diventano, nelle parole dell’artista, delle porte.

Nel 2025 Rugo e la sua band, composta da Giovanni Gabrielli e Alessandro Frosini, si sono trasferiti per dieci giorni alla Redroom Recording Studio, lavorando insieme al produttore e musicista Michele Lai. Più che una semplice sessione di registrazione, l’esperienza è stata pensata come una convivenza creativa, con i brani sviluppati attraverso chitarre sature, aperture melodiche e un approccio orientato più all’istinto che alla perfezione formale.

Da quel lavoro sono nati i singoli che stanno progressivamente introducendo il nuovo album: cambia colore, definito il primo “mostro”, piena di yogurt, il secondo, e ora “dio mortale”, il terzo. Tre figure differenti, ma accomunate dalla stessa esigenza: dare un volto a ciò che spesso rimane difficile da nominare. Nel caso di dio mortale, quel volto appartiene a una persona trasformata in qualcosa di più grande di sé. Ma il vero mostro, suggerisce Rugo, potrebbe essere proprio il meccanismo attraverso cui siamo noi a costruirla.

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