Disponibile ovunque “Supernove”, il nuovo singolo di Rossella Perticone – in arte, soltanto Rossella – cantante della Ciociaria che, con questo brano, si presenta al pubblico in maniera personale: «Amo i contrasti. La musica? Un’alleata».
S’intitola Supernove, il nuovo singolo di Rossella, disponibile dalla fine del 2025. Abbiamo incontrato la cantautrice per parlare di questo brano, che prende forma attorno alla metafora dell’esplosione delle supernove, trasformando la fine di una storia in un momento di massima luce e rinascita. Tra sonorità pop-rock e un racconto diviso in due prospettive, Supernove restituisce l’urgenza e l’autenticità di un esordio maturo. Con Rossella abbiamo approfondito la scrittura, la vulnerabilità, il significato delle emozioni che restano e il potere di brillare anche quando tutto sembra crollare.
“Supernove” racconta una fine che diventa massima luminosità. In un tempo che ci chiede di “superare subito” il dolore, di archiviarlo, di fare finta quasi che non esista, quanto è stato importante per te restare dentro la ferita e trasformarla in musica, senza scorciatoie?
È stata la chiave fondamentalmente. Oramai è tutto veloce, anche le emozioni. Il mondo ci spinge a correre emotivamente e a “passare oltre” il prima possibile. Ma i nostri tempi di elaborazione non sono così frettolosi di natura, ogni dolore può essere una risorsa a patto che si decida di attraversare il tunnel.
Il brano affronta il tema del non detto e dell’amore che fa perdere il rispetto per sé stessi. Pensi che oggi il pop, ma più in generale la musica, possa ancora educare il pubblico all’ascolto emotivo e aiutare a riconoscere relazioni che non fanno bene, soprattutto per le generazioni più giovani?
Io credo di sì, la musica ha il potere immenso di avere un accesso diretto al cuore delle persone, è proprio per questo può mantenere viva la scintilla della consapevolezza. Per me è stato importante cantare che a volte i sentimenti non bastano a sostenere una relazione, specie se per mantenerla, perdiamo l’amore per noi stessi. La musica può essere un’alleata fedele quando ci si rende conto che il nostro posto non è più accanto ad una persona.
Hai scelto una metafora cosmica e poetica per parlare di una storia molto personale. Che rapporto hai con l’immaginario simbolico nella scrittura e quanto credi che, oggi, servano immagini forti per raccontare sentimenti che, altrimenti, rischierebbero di essere banalizzati?
Riesco a scrivere solo quando “vedo” ciò che voglio dire, per me è fondamentale mischiare un immaginario simbolico alla vita vissuta, amo molto i contrasti e la possibilità di sentire “sacro e profano” negli stessi versi.

Dal punto di vista sonoro, “Supernove“ cresce da un’intimità quasi confessionale a un’esplosione pop-rock. Quanto è stato centrale il lavoro portato avanti con Davide Tagliapietra per trasformare in suono i concetti che avevi in mente e l’idea di “rompersi per tornare a brillare”?
Il lavoro con Davide è stata una delle esperienze artistiche più belle che abbia vissuto, oltre che un onore poter lavorare con un musicista del suo calibro che ho sempre visto dai parterre. Abbiamo costruito insieme mattoncino per mattoncino ed è riuscito a tradurre le mie idee in musica in modo sorprendente.
Nel videoclip che accompagna la traccia, l’acqua diventa metafora dell’immersione nel dolore e della rinascita. Che importanza ha per te l’immagine nel tuo progetto artistico? Quanto la reputi necessaria per sostenere ciò che racconti poi nelle tue canzoni?
L’altra mia grande passione, oltre alla musica, è la recitazione, il cinema. Cerco sempre di dare un’immagine alle mie canzoni anche per sperimentare un altro linguaggio attraverso cui comunicare.




