“Mio Fratello” è il nuovo singolo di Pepeta, disponibile su tutte le piattaforme streaming per peermusic ITALY: un brano hip hop tra rock e sperimentazione che racconta persone, struggle e appartenenza.
Non serve raccontare direttamente se stessi per parlare di sé. A volte basta osservare le persone che ci stanno intorno, raccoglierne le contraddizioni, le ambizioni e le difficoltà e provare a restituirle attraverso una canzone. È la prospettiva da cui nasce “Mio Fratello”, il nuovo singolo di Pepeta, disponibile su tutte le piattaforme digitali per peermusic ITALY.
Dopo “SCATAFASCIO”, pubblicato nel maggio 2026, l’artista milanese classe 2000 torna con un brano che amplia il discorso personale attraverso una successione di figure, situazioni e percorsi differenti. Il titolo non identifica necessariamente un legame di sangue: “fratello” diventa piuttosto una parola capace di definire una vicinanza, un’appartenenza, una forma di riconoscimento reciproco.
La scrittura procede infatti per ritratti. Ci sono persone alle prese con la dipendenza, giovani costretti a lavorare da anni nonostante l’età, individui che cambiano continuamente mestiere, altri disposti a tutto pur di guadagnare, musicisti che attraversano l’Europa inseguendo una possibilità. C’è chi è rimasto vicino e chi, invece, si è progressivamente allontanato. Storie che non vengono necessariamente accomunate dalle stesse condizioni, ma che condividono la necessità di trovare una direzione.
È qui che “Mio Fratello” trova il proprio centro: raccontare gli struggle degli altri per arrivare, indirettamente, a raccontare anche i propri. Pepeta non costruisce una narrazione nella quale esperienze diverse vengono appiattite in nome di una generica solidarietà. Piuttosto, osserva come percorsi anche molto lontani possano entrare in relazione attraverso un sentimento comune: il bisogno di sentirsi parte di qualcosa.
La dimensione collettiva diventa così una chiave di lettura fondamentale del singolo. Le persone raccontate da Pepeta appartengono alla sua esperienza, ma il brano prova a superare i confini della cerchia personale per trasformarsi in un racconto più ampio delle relazioni e della contemporaneità. La fratellanza, in questo senso, non è tanto una condizione quanto una costruzione: nasce dalle persone che incontriamo, da quelle che restano e anche da quelle che, per ragioni diverse, finiscono per uscire dalla nostra vita.
Un suono più sporco per il nuovo Pepeta
Anche dal punto di vista musicale, “Mio Fratello” segna un’evoluzione rispetto al percorso precedente. La matrice rimane hip hop, ma la produzione si apre a una componente più ruvida e sperimentale, con riferimenti che guardano anche al rock e alla sua capacità di costruire atmosfere fisiche, energiche e meno prevedibili.
A suonare il brano sono Elia Pozzi, Giovanni Doneda, Ferruccio Perrone, Alessandro Paolone e Alessio Dal Checco, cinque musicisti appartenenti a Il Mago Del Gelato, formazione che porta nella traccia una componente strumentale particolarmente significativa.
La scelta di affidarsi a un ensemble di questo tipo contribuisce a rendere il brano meno riconducibile a una struttura hip hop convenzionale. Il risultato punta su un suono più sporco e dinamico, nel quale la componente rap rimane il principale punto di riferimento ma dialoga con un impianto musicale più articolato. È una direzione coerente con la fase che Pepeta sta attraversando: mantenere l’attitudine underground delle origini senza trasformarla in un vincolo stilistico.
Dalla scena dei centri sociali alla nuova fase solista
Il percorso di Pepeta affonda le radici nella scena underground milanese. Prima ancora delle pubblicazioni soliste, l’artista si forma nei centri sociali di Milano, tra jam, collettivi e palchi autogestiti, ambienti nei quali nasce anche FUNC, gruppo attraverso cui inizia a collaborare con diversi protagonisti del rap indipendente italiano.
Nel 2022 arriva “Madunina”, primo singolo da solista, seguito dall’EP “Niente Si Muove”, realizzato artisticamente insieme al team dello studio La Sabbia di Milano. Il progetto mette in comunicazione hip hop, jazz e funk e viene pubblicato in maniera indipendente, senza il supporto di una spinta discografica strutturata, ottenendo comunque un riscontro organico in termini di pubblico e ascolti.
Quella dimensione indipendente rimane una componente importante dell’identità dell’artista, ma il nuovo percorso sembra muoversi verso una maggiore apertura. La partecipazione di diversi musicisti alla realizzazione delle nuove produzioni permette infatti di ampliare il vocabolario sonoro senza rinunciare al carattere originario del progetto.
Il punto di osservazione resta soprattutto Milano, città che Pepeta utilizza non soltanto come sfondo geografico, ma come materia narrativa. Le sue contraddizioni, i suoi abitanti, le possibilità e le difficoltà della vita urbana diventano parte di un immaginario nel quale la dimensione individuale si intreccia continuamente con quella collettiva.

“Mio Fratello” e il senso di appartenenza
Il nuovo singolo si inserisce dunque in una fase di crescita artistica nella quale Pepeta sembra interessato soprattutto a mettere in discussione i confini del proprio linguaggio. “Mio Fratello” non abbandona il rap, ma lo utilizza come punto di partenza per una narrazione che lascia spazio agli strumenti, alle contaminazioni e soprattutto alle storie.
La dedica è rivolta alle persone che hanno attraversato il percorso dell’artista: quelle che ci sono state, quelle che continuano a esserci e quelle che non ci sono più. Un elenco volutamente ampio, nel quale la parola “fratello” finisce per assumere un significato più complesso di quello familiare.
Il brano parla così di relazioni, perdita, ambizione, difficoltà e appartenenza, ma soprattutto della possibilità di riconoscersi negli altri anche quando le rispettive esperienze sembrano molto distanti. Dopo “SCATAFASCIO”, Pepeta prosegue quindi il proprio percorso verso un progetto più ampio, nel quale l’attitudine della scena underground milanese rappresenta ancora il punto di partenza, mentre la ricerca musicale e il racconto della quotidianità diventano gli strumenti per allargare progressivamente il campo.




