Novamerica presenta il terzo album: otto tracce che coniugano gli intrecci elettronici e la scrittura della grande scuola italiana, prodotto fra vintage analogico e texture contemporanee con la collaborazione di Torba.

Novamerica — cantautore nato a Venezia e attivo sulla scena indipendente dal 2016 — ritorna con Vivere tanto per vivere, un lavoro inedito di otto brani che si propone come esame compositivo e antropologico del disagio contemporaneo. Pur avendo avviato la propria formazione al pianoforte jazz giovanissimo e sperimentato i territori dell’elettronica per la pista da ballo, l’artista ritrova nella forma canzone l’asse su cui far ruotare il proprio linguaggio: una scrittura che prende dalla grande tradizione cantautorale italiana la densità semantica, ma che non disdegna aperture timbriche ed estetiche riconducibili a sonorità anglosassoni e a una spinta sperimentale controllata.

L’album si presenta come un corpus unitario ma sfaccettato: ciascun pezzo rivendica una propria fisionomia musicale e un’identità testuale precisa. Dall’alt-rock di “Va così e così”, che inaugura la tracklist con una tensione ritmica asciutta, si passa alle atmosfere urban e contemporanee di “Quelli che ti danno la droga”, fino agli intrecci elettronici più spessi di “Sei come un dio”.

La title track, “Vivere tanto per vivere”, è descritta da Novamerica e dalla produzione come un frammento dalle tinte anni Settanta, sospeso e riflessivo, che riassume la duplice anima del disco: da una parte la nostalgia per timbri analogici e atmosfere vintage, dall’altra l’adozione di texture elettroniche e stratificazioni timbriche moderne.

Sul piano testuale l’album affronta temi ricorrenti nel percorso artistico di Novamerica: esistenzialismo, relazioni di coppia, piccole e grandi travaglie quotidiane, la difficoltà di trovare senso in una dimensione sociale consumistica. Le liriche, per quanto essenziali nella forma, cercano di operare un’esplorazione antropologica dei sentimenti, come suggerisce la definizione stessa dell’opera: il dolore, declinato non solo come peso ma come materia da trasformare, percorre i brani in filigrana, offrendo un punto di vista che interroga piuttosto che prescrivere. La tensione fra desiderio e realtà, il rimpianto della giovinezza e la ricerca di profondità emergono come nodi tematici ricorrenti.

Il dolore non è solo un peso da sopportare, ma un materiale da trasformare. Un album che riflette, interroga e mette a nudo, ma che allo stesso tempo cerca di dare sollievo. Perché vivere non sia mai soltanto “tanto per vivere”.

Dal punto di vista dell’organizzazione sonora, Vivere tanto per vivere costruisce i suoi paesaggi su un equilibrio tra strumenti analogici e plug-in, tra chitarre e sintetizzatori, fra ritmiche organiche e programming. La produzione è indicata come responsabilità condivisa: la collaborazione con il produttore bassanese Torba contribuisce a spostare il baricentro timbrico verso un’elettronica più presente rispetto al precedente lavoro. Questo impianto tecnico sostiene la scelta artistica di porre la voce e la scrittura al centro, pur articolandone l’espressione su fondali sonori complessi e variegati.

L’andamento narrativo dell’album non punta a soluzioni univoche: ogni brano mantiene una sua autonomia emotiva e sonora, contribuendo però a una lettura d’insieme che restituisce la maturità poliedrica dell’autore. La concisione della raccolta — otto tracce — suggerisce una volontà di sintesi: una curata scelta di episodi che disegnano, in controluce, un percorso tematico coerente.

Foto di copertina di Gianmarco Perale

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