Il nuovo lavoro di Marco Giudici, in uscita per 42 Records, raccoglie nove tracce, tra testi profondi e arrangiamenti attentamente costruiti, affrontando perdita, solitudine e il coraggio di lasciar andare con leggerezza.

A cinque anni di distanza dall’esordio Stupide cose di enorme importanza, Marco Giudici torna con il suo secondo album, “Trovarsi soli all’improvviso”, in uscita il 21 novembre per 42 Records, anticipato dai singoli Trovarsi soli e Abitudini di vita. Un progetto che si configura come un viaggio introspettivo nella dimensione del distacco, inteso come perdita di persone, abitudini e desideri, ma anche come rinascita e presa di coscienza di sé.

Il disco si compone di nove tracce, di cui due strumentali, e accompagna l’ascoltatore attraverso un percorso emotivo che oscilla tra fragilità e resistenza. Giudici affronta la propria scrittura con coraggio, mostrando ferite e cicatrici che risuonano universali, e lo fa con un equilibrio tra leggerezza e gravità che evoca riferimenti stilistici alla delicatezza di Sufjan Stevens e alle atmosfere sognanti dei Wilco.

La progettualità sonora è pensata in funzione della dicotomia emotiva del disco: strumenti concreti, fisici e talvolta precari come campane tubolari, celesta e dulcitone, dialogano con scelte timbriche calibrate per restituire tridimensionalità e fragilità, mentre batterie e arrangiamenti fluttuano tra intensità e delicatezza. La produzione condivisa con Adele Altro, così come la partecipazione di musicisti quali Alessandro Cau e Nicholas Remondino alla batteria, Federico Fenu al trombone, Fausto Cigarini a viola e violino, e i cori di Marta Del Grandi, Cecilia Grandi, Adele Altro, Marco Fracasia, Giulio Stermieri, Alessandro Cau e Nicholas Remondino, conferisce profondità e coerenza al tessuto sonoro.

Marco Giudici 1 ph. Ludovica De Santis 4
Marco Giudici

Marco Giudici firma testi e musiche, suonando chitarre acustiche ed elettriche, bassi, pianoforti, sintetizzatori e strumenti antichi, costruendo un paesaggio sonoro che bilancia la concretezza dell’esperienza con la leggerezza narrativa. Brani come Abitudini di vita, Un bivio sicuro e Trovarsi soli articolano immagini intime, dettagli quotidiani e momenti sospesi, mentre Solo all’improvviso e Una cosa normale approfondiscono la riflessione sulle relazioni, la perdita e la necessità di reinventarsi. Ricordan tutti un gran frastuono chiude il percorso con un atto di introspezione e di accettazione della complessità dei rapporti umani.

Il risultato è un album che non teme di mostrare vulnerabilità, un lavoro che unisce lirismo e concretezza, leggerezza e tensione, costruendo un dialogo tra l’individuo e le proprie emozioni. La scelta di strumenti fisici e antichi, la cura per gli arrangiamenti e la registrazione restituiscono un senso di corporeità alla musica, in cui ogni dettaglio sonoro si allinea alla narrazione emotiva.

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