Un album che giocava con sapienza sul confine tra pop e world music, un’opera di trasformazione per un’artista in continua metamorfosi. L’immagine di un cantautore divenuto poi icona e pietra miliare nella storia della musica italiana. Riscopriamo “Sirtaki”, il capolavoro mediterraneo di Mango.
“Nella mia città c’è una casa bianca con un glicine in fiore che sale, sale, sale su. Sulla mia città c’è un cielo grande che ti spalanca il cuore e non ti delude mai“. Si apre con questa immagine candida uno dei dischi “del cuore” del repertorio di Mango. Un’immagine tratta da “Nella mia città“, canzone che apre come una finestra l’album Sirtaki, ottavo progetto in carriera del cantautore lucano, pubblicato nel 1990 per la discografica Fonit Cetra, lavorato insieme a Mogol e al fratello maggiore di Mango, Armando, ad oggi il suo disco maggiormente riconosciuto dal pubblico, premiato con oltre cinquecento mila copie vendute.
Il disco incarna la perfetta combinazione di pop mediterraneo, contaminazioni world e melodie emotive che caratterizzano la produzione artistica di Mango in quegli anni. Infatti, dopo sperimentazioni elettroniche negli anni ‘80, Sirtaki segnò un netto spostamento verso ritmi organici e mediterranei, caratterizzati da percussioni, melodie evocative e arrangiamenti raffinati. Questa evoluzione stilistica non fu casuale: Mango entrò in stretto dialogo con il paroliere Mogol, collaboratore di lunga data, il cui contributo lirico arricchisce molte delle tracce più emblematiche dell’album.
Il titolo stesso, Sirtaki, evoca l’omonima danza greca: un richiamo alle sonorità del Mediterraneo e all’idea di movimento, festa e incontro culturale. La title track, così come molte altre canzoni presenti nel disco, gioca con questa immagine sonora, fondendo elementi tradizionali con il pop contemporaneo, dando vita a un suono distintivo nel panorama italiano di quegli anni.

Dal Festival di Sanremo a un successo travolgente
Un elemento fondamentale nella promozione e nel successo di Sirtaki fu la partecipazione di Mango al Festival di Sanremo 1990 con il brano “Tu… sì”, estratto dall’album. Il pezzo venne presentato anche in una versione parallela affidata al cantautore britannico Leo Sayer con il titolo “The Moth and the Flame”, come previsto dal format di quell’edizione della kermesse, che prevedeva una doppia esecuzione con due distinte versioni della singola canzone. Un’idea fortunata, se pensiamo ad alcune chicche che uscirono fuori da quell’edizione.
Il singolo, meraviglioso, si posizionò nella top 10 dei brani più venduti e, alla fine del 1990, si ritagliò un posto nella hit parade annuale alla numero 29. Altra nota di colore relativa alla partecipazione di Mango a Sanremo ’90 – che culminò in un settimo posto – è legata alla direzione dell’orchestra, affidata per la prima voltai in carriera al compianto Maestro Peppe Vessicchio, all’epoca ancora un giovane direttore d’orchestra e distante dallo status di icona festivaliera che anni più tardi avrebbe assunto.
Tornando all’album, il disco si apre con “Nella mia città”, una sorta di omaggio al Sud Italia e in particolar modo al luogo natale dell’artista, Lagonegro. Questo brano, con le sue atmosfere ampie e coinvolgenti, divenne immediatamente uno dei brani più amati del repertorio di Mango. Altri brani degni di nota di Sirtaki sono “I giochi del vento sul lago salato“, di cui si ricordano le immagini di spazi e libertà evocate, insieme all’intensa ballad “Terra bianca“, al raffinato canto di giovinezza di “Ma com’è rossa la ciliegia” e “Come Monna Lisa“, vero gioiello che venne addirittura reinterpretata in greco dalla cantante Eleftheria Arvanitaki.
Produzione, arrangiamenti e collaborazioni
Il disco vanta la produzione di Geoff Westley e Mauro Paoluzzi, con una serie di musicisti di talento che contribuirono a creare il tappeto sonoro distintivo del progetto. Morgol e Mango lavorarono fianco a fianco, mentre Alessandro Crucitti, Graziano Accinni e altri contribuirono con arrangiamenti e performance che unirono pop, world music e tradizione mediterranea.
Contrariamente a molte uscite discografiche dell’epoca, Sirtaki non fu accompagnato da una massiccia promozione mediatica tradizionale. Eppure, la risposta del pubblico fu esplosiva: concerti con date sold out, richieste di repliche e un forte passaparola posero Mango al centro della scena musicale italiana all’inizio degli anni ’90. Non è un caso che, a distanza di decenni, Sirtaki continui a essere celebrato non solo come uno dei più grandi successi commerciali di Mango, ma come un’opera che ha profondamente influenzato la scena pop italiana. Il suo equilibrio tra melodia, influenze del Mediterraneo e sperimentazione contribuì a definire il concetto di pop mediterraneo, ispirando generazioni di artisti successivi.
La sua influenza è testimoniata anche dai tributi e spettacoli in suo onore, come il recente tour teatrale “Mango, un uomo mediterraneo”, nel quale la musica di Sirtaki e di altri album di Mango viene reinterpretata e raccontata al pubblico: segno di un’eredità culturale che continua a emozionare e a vivere. Un giusto omaggio ad un’opera simbolo di un’epoca artistica, un ponte tra culture e generi. Un invito al viaggio, alla riflessione e all’abbandono alle emozioni che solo la grande musica sa dare. Oltre trent’anni dopo la sua pubblicazione, rimane un caposaldo imprescindibile della musica italiana contemporanea.




