Il collettivo bolognese de Lostatobrado torna in streaming con un album elettroacustico e sperimentale pubblicato da Locomotiv Records con il supporto di Ramaglie, anticipato dai singoli “Tane” e “Cusna”.

Ecco Ahimè, il nuovo album dei Lostatobrado, pubblicato da Locomotiv Records con il supporto del collettivo Ramaglie. Il disco giunge a un anno di distanza dall’esordio Canzoni contro la ragione e segna una nuova tappa nel percorso del progetto formato dai musicisti e sound designer bolognesi Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra.

Anticipato dai singoli “Tane” e “Cusna”, Ahimè si compone di otto tracce e si presenta come un lavoro unitario, a struttura circolare, che intreccia musica, immagini e narrazione. Registrato, prodotto e mixato presso Atra Studio di Bologna e masterizzato nel 2025 al Saff Mastering Studio di Chicago, l’album si muove lungo coordinate elettroacustiche e sperimentali, attraversando elettronica, cantautorato e suggestioni cinematiche.

Lostatobrado definiscono il proprio linguaggio come musica “post-agricola”: una formula aperta che intende descrivere un suono legato alla contemporaneità, stratificato, in continua tensione tra artificio e materia organica, tra tecnologia e paesaggio.

Ahimè nasce come riflessione sonora sul vivere nel qui e ora, nella consapevolezza delle contraddizioni e delle dissonanze che caratterizzano il presente. Il disco affronta il tema della temporalità — personale e collettiva — e della ricerca di un ruolo all’interno del “grande palcoscenico” della vita, affidandosi più alla forza evocativa delle immagini che a una narrazione didascalica. L’opera si sviluppa come una successione di quadri sonori, nei quali la forma canzone viene spesso dilatata o superata, lasciando spazio a costruzioni libere e a una drammaturgia musicale interna.

“Cusna” de Lostatobrado

All’impianto strumentale del trio — voci, sintetizzatori, chitarra baritona ed elettronica — si affianca un articolato lavoro sui suoni: campionamenti originali, elementi naturali e oggetti sonori non convenzionali convivono con strumenti acustici e storici. Nel disco trovano infatti spazio, tra gli altri, un organo mesotonico del 1551, il suono di uno stormo di oche, un clacson registrato in Islanda, una tammorra, l’ocarina, richiami da cacciatore, il Touch Theremin ideato da Gabriele Puddino e la voce della mezzosoprano Isabella Gilli.

Il disco de Lostatobrado si apre con “Tane”, primo singolo e brano introduttivo dal tono cupo e irrequieto, per attraversare poi momenti di riflessione sul tempo (“Auguri” e (Ancora) Auguri), visioni sospese tra sogno e realtà (“Chiome”), poesia e paesaggio (“Sveno” e “Pergole”), fino alla title track “Ahimè”, che affronta il tema della fine e della dissoluzione attraverso una progressione sonora crescente e drammatica. La conclusione è affidata a “Cusna”, traccia eterea e rarefatta che prende il nome da una delle cime dell’Appennino Tosco-Emiliano e riporta il racconto a una dimensione naturale e contemplativa.

Le immagini che accompagnano l’album sono state elaborate a partire da suggestioni generate tramite intelligenza artificiale, mentre la copertina si ispira al Maggio Drammatico dell’Appennino Tosco-Emiliano, richiamando il teatro popolare come metafora di un mondo in cui ognuno indossa maschere diverse per attraversare il tempo e i suoi cicli. Non a caso, Ahimè dialoga idealmente anche con l’omonimo film del 1983 di Claudio Oleari e Benedetto Valdesalici, esperimento cinematografico collettivo che affrontava, senza offrire risposte definitive, le grandi domande dell’esistenza.

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