La 68ª edizione dei Grammy Awards consegna l’album dell’anno a Bad Bunny, primo progetto in lingua spagnola a riuscirci. Tra record infranti, nuovi primati e conferme trasversali, la notte di Los Angeles fotografa un’industria in profonda trasformazione.
La cerimonia dei Grammy Awards 2026, andata in scena domenica 1° febbraio, ha chiuso ufficialmente una delle stagioni più dense e simboliche della recente storia della Recording Academy. Novantacinque premi assegnati complessivamente, tra la Premiere Ceremony e il broadcast in prima serata, hanno restituito un quadro ampio e articolato dello stato della musica globale, attraversato da conferme importanti – come Kendrick Lamar, che fa incetta di premi, come da previsioni – e nuovi nomi che sapranno prendersi la scena nel prossimo futuro: tra tutti, Olivia Dean e Lola Young.
Al centro della serata si è imposto Debí Tirar Más Fotos di Bad Bunny, proclamato Album of the Year. Si tratta di un risultato senza precedenti: è il primo album interamente in lingua spagnola a conquistare il riconoscimento più ambito dei Grammy. Il progetto, già accolto come uno dei lavori più rappresentativi dell’artista portoricano, ha completato la sua affermazione vincendo anche Best Música Urbana Album, mentre il brano “EOO” ha ottenuto il premio per Best Global Music Performance. La statuetta per l’album dell’anno è stata consegnata da Harry Styles, vincitore nella stessa categoria nel 2023 proprio contro Un Verano Sin Ti, precedente candidato di Bad Bunny.
Kendrick Lamar fa il pieno ai Grammy Awards 2026
Sul piano dei numeri, tuttavia, il nome più ricorrente della notte è stato quello di Kendrick Lamar, che ha chiuso l’edizione con cinque premi, consolidando il proprio primato come rapper più premiato nella storia dei Grammy, con 26 statuette complessive ai Grammy Awards. Lamar ha vinto Record of the Year per “Luther”, collaborazione con SZA, aggiudicandosi per il secondo anno consecutivo la categoria: un traguardo mai raggiunto prima da un artista maschile solista. Il brano, che campiona “If This World Were Mine”, ha ottenuto anche Best Melodic Rap Performance. A questi riconoscimenti si sono aggiunti Best Rap Album per GNX, Best Rap Song (come coautore di “TV Off”) e Best Rap Performance come featuring in “Chains & Whips” dei Clipse.
Proprio i Clipse, tornati sulla scena con Let God Sort Em Out, figuravano tra i candidati all’album dell’anno insieme a una rosa eterogenea che comprendeva Leon Thomas (Mutt), Tyler, The Creator (CHROMAKOPIA), Justin Bieber (SWAG), Sabrina Carpenter (Man’s Best Friend), Lady Gaga (MAYHEM) e lo stesso Lamar. Tutti e otto i nominati erano alla loro prima vittoria potenziale nella categoria, rendendo il successo di Bad Bunny un passaggio storico anche in termini competitivi.
Tra gli altri esiti di rilievo, Billie Eilish e Finneas hanno conquistato Song of the Year con “Wildflower”, diventando i primi autori a vincere tre volte il premio nella storia dei Grammy, dopo i successi precedenti con “Bad Guy” e “What Was I Made For?”. Il dato si inserisce in una tendenza ormai consolidata: per il quarto anno consecutivo, il riconoscimento è andato a una canzone firmata da uno o due autori, in controtendenza rispetto alla crescente frammentazione della scrittura pop contemporanea.

“Best New Artist” a Olivia Dean
Il premio per Best New Artist è stato assegnato a Olivia Dean, segnando il nono anno consecutivo di vittoria per un’artista solista femminile in questa categoria. Il suo album The Art of Loving e il singolo “Man I Need” entrano ora nel perimetro di eleggibilità per le principali categorie della prossima edizione. Anche in questo caso, vittoria andata secondo le previsioni della vigilia.
In ambito pop, Lady Gaga ha ottenuto Best Pop Vocal Album con MAYHEM, quindici anni dopo il suo primo successo nella categoria con The Fame Monster, affiancandosi ad Adele, Kelly Clarkson e Taylor Swift come una delle poche vincitrici multiple. Laufey ha invece conquistato per la seconda volta Best Traditional Pop Vocal Album con A Matter of Time, risultato che la colloca in un ristretto gruppo di artiste capaci di ripetersi in questa sezione.

La serata ha registrato anche primati anagrafici e professionali: Aura V, otto anni, è diventata la più giovane vincitrice individualmente accreditata nella storia dei Grammy grazie al premio per Best Children’s Music Album con Harmony, realizzato insieme al padre Fyütch. In ambito jazz, il pianista e compositore scomparso, Chick Corea, ha ottenuto il 29° Grammy della sua carriera per “Windows – Live”, collaborazione con Christian McBride e Brian Blade, mentre Elaine Martone ha vinto per il terzo anno consecutivo Producer of the Year, Classical.





12 replies on “Grammy Awards 2026, tutti i vincitori: Bad Bunny fa la storia, Kendrick Lamar domina la serata”
Articolo super chiaro e pieno di contesto. Il dato storico dell’Album of the Year a un progetto interamente in spagnolo dice tanto su quanto il pop globale stia cambiando. Complimenti per il recap!
Il trionfo di Bad Bunny con un album in spagnolo è davvero un momento storico, e la consegna da parte di Harry Styles aggiunge un bel tocco di ironia vista la sfida del 2023. Anche il record di Kendrick Lamar con cinque premi e 26 statuette totali è pazzesco, un dominio che sembrava impossibile da eguagliare.
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