In uscita oggi, il nuovo singolo scritto con Fasma e prodotto da GG prosegue un percorso artistico più essenziale e introspettivo per Federica Carta, tra pop contemporaneo e tensione elettronica.
Torna oggi con “Stupido dolore” Federica Carta, proseguendo il percorso inaugurato con “Ti prego non piangere” e consolidando una fase espressiva caratterizzata da maggiore essenzialità e introspezione. Il nuovo singolo, scritto insieme a Fasma e prodotto da GG, nasce da una condizione sospesa, collocata tra il movimento dell’andare avanti e l’impossibilità del lasciar andare. Il brano si sviluppa attorno a una domanda reiterata — “come si fa?” — che non cerca una risposta risolutiva, ma si configura come elemento strutturale del racconto, restituendo una dimensione di stallo emotivo.
Nel testo, il dolore assume una forma tangibile e concreta. Non viene evocato come concetto astratto, ma come presenza persistente, legata agli spazi e agli oggetti quotidiani. L’esperienza emotiva si radica in dettagli sensoriali — odori, stanze, sguardi — costruendo una narrazione in cui il ricordo non è distante, ma continuamente attivo. In questo contesto, la memoria si sovrappone al presente, impedendo una reale separazione tra ciò che è stato e ciò che continua a essere percepito.
Il titolo stesso introduce un elemento di tensione semantica. Definire il dolore come “stupido” implica un tentativo di riduzione, quasi una strategia difensiva che prova a contenere ciò che sfugge a ogni razionalizzazione. Tuttavia, il brano mette in evidenza l’inefficacia di questa operazione: il dolore non si lascia circoscrivere, persiste e si trasforma, insinuandosi nei margini dell’esperienza quotidiana.
La produzione di GG accompagna questa dimensione narrativa con un impianto essenziale, in cui la componente elettronica dialoga con la struttura pop senza sovraccarichi. L’arrangiamento privilegia gli spazi, lasciando emergere la linea vocale come elemento centrale, in continuità con la direzione intrapresa nei lavori più recenti dell’artista.
Ci sono storie che ho rimandato, altre che vengono a farmi visita solo nel buio dei miei sogni. Ognuna coi suoi mostri, avvolte dalla luce, rimaste intrappolate senza spiegazioni. Poi, quando è il momento, escono da sole su un foglio e si vestono d’inchiostro. All’improvviso non hanno più un nome, ma un titolo.
Federica Carta
“Stupido dolore” si colloca all’interno di un processo di riposizionamento artistico avviato da Federica Carta negli ultimi anni, successivo alla fase di maggiore esposizione mainstream seguita alla partecipazione ad Amici di Maria De Filippi e al Festival di Sanremo 2019. Questo nuovo capitolo si distingue per una scrittura più diretta e personale, accompagnata da una ricerca sonora che integra influenze elettroniche e suggestioni drum and bass, ampliando i confini del suo percorso pop.
Testo di “Stupido dolore” di Federica Carta
Anche se dirò di no ti penso sempre
Forse ho fumato un po’ con le luci spente
Ho abbassato tutti i ponti e le tapparelle
Come si fa?
Ho buttato i ricordi che mi hai lasciato in camera
Ho svuotato i cassetti mentre fuori è già domenica
E penso ai tuoi occhi, ai tuoi occhi, ai tuoi bellissimi occhi
Voglio guardarci il mondo
Guardarci un tramonto
Guardarci tutto ciò che mi piace molto
Ciò che non conosco
Come si fa?
Come si fa?
Mi sa di te, mi sa di te
Questo stupido dolore
Chissà perché, chissà perché
Colpa del mio stupido cuore
Mi sa di te, mi sa di te
Questo stupido dolore
Chissà perché, chissà perché
Colpa del mio stupido cuore
Giuro non sai cosa mi fai
Quanto mi manchi manco lo sai
Scrivo parole sopra la sabbia
Sperando che così te ne vai
Sotto la luna
Ti auguro buona fortuna
Con me si sta in piedi in un mare di problemi
Ci affogavamo insieme perché
Per vedere se tu c’eri o se eri un frutto dei pensieri
O per fare qualcosa solo con te
Come si fa?
Come si fa?
Mi sa di te, mi sa di te
Questo stupido dolore
Chissà perché, chissà perché
Colpa del mio stupido cuore
Mi sa di te, mi sa di te
Questo stupido dolore
Chissà perché, chissà perché
Colpa del mio stupido cuore
Chissà perché, chissà perché
Colpa del mio stupido cuore




