Al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, gli España Circo Este saranno tra i protagonisti. Parliamo con loro sulla crisi della dimensione politica della musica, la concentrazione del mercato dei live e la difesa di un’idea concreta di indipendenza.

La musica indipendente torna a interrogarsi sul proprio ruolo nel sistema culturale italiano. È questo uno dei temi che accompagneranno l’edizione “30 e lode!” del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti, in programma dall’1 al 4 ottobre 2026 a Faenza, dopo un’edizione precedente che ha superato le 30.000 presenze. Tra gli artisti protagonisti ci saranno gli España Circo Este, che il 3 ottobre riceveranno, al termine della loro esibizione, il Premio MEI per la Migliore Canzone Indipendente dell’anno insieme al Duo Bucolico per “Boicotta il palazzetto“.

È proprio attorno a quel brano che si concentra una parte significativa della riflessione della band sull’attuale industria musicale. Il titolo è già una presa di posizione: non da leggere contro il concerto in uno stadio o contro la dimensione dei grandi eventi in sé, quanto contro un modello di mercato nel quale la crescita dei grandi appuntamenti rischia di procedere parallelamente alla progressiva marginalizzazione di club, festival e spazi indipendenti.

Il tema è tutt’altro che secondario. La motivazione con cui il MEI ha assegnato il riconoscimento a Boicotta il palazzetto parla esplicitamente di “gigantismo degli eventi musicali” e della concentrazione delle risorse economiche nelle mani di grandi organizzatori e multinazionali, con possibili conseguenze sull’ecosistema della musica indipendente ed emergente. In prospettiva della partecipazione a questo importante appuntamento, gli España Circo Este ci raccontano e allargano il discorso oltre il perimetro dell’industria musicale.

Espana Circo Este
España Circo Este

Avete costruito la vostra identità attraversando generi, lingue, culture e oltre 700 concerti in Italia e all’estero. Guardando indietro dal 2013 a oggi, qual è stata la trasformazione – personale e/o artistica – più profonda che siete stati chiamati ad attraversare?

La trasformazione più grande è stata quella dal supporto fisico al supporto digitale, ovvero dal CD, dal vinile a Spotify. Ha cambiato un po’ il modo di vedere le cose. Una volta per fare un disco ti chiudevi due settimane in uno studio con tantissima gente, il produttore, i tecnici, i musicisti. Poi dopo queste due settimane stavi due settimane a mixarlo mentre oggi fai della musica davanti a un computer da solo in una stanza. Questa è stata la trasformazione che abbiamo passato ma alla quale non ci siamo arresi perché continuiamo a fare dischi e continuiamo a farli così, chiudendoci in studio con tantissima gente.

“Boicotta il palazzetto” porta in primo piano una dimensione apertamente politica e sociale che è sempre stata parte del vostro percorso. Oggi, però, molti artisti evitano di prendere posizione per paura di perdere una parte del pubblico. La musica italiana ha smesso di essere politica?

Sì, la musica italiana ha smesso di essere politica, però secondo noi ha smesso di essere politico un po’ tutto. Tutti i settori, tutte le arti, tutti i punti di vista evitano di prendere parte a qualcosa per paura di perdere ascoltatori, visitatori, clienti. Quindi sì, sarebbe bello ricominciare a parteggiare.

“Boicotta il palazzetto” dei España Circo Este

E la musica, al tempo stesso, potrebbe trovare nuovi linguaggi per tornare ad esserlo?

Una buona soluzione potrebbe essere smettere di dare ai grandi gruppi, alle grandi multinazionali festival e agenzie booking. Grandi gruppi tipo Live Nation diventano fondamentalmente dei monopoli e i monopoli in un’economia non vanno mai bene, la rovinano sempre.

Con “Anni di merda” invece affrontate una domanda volutamente provocatoria: “come siamo arrivati a questi anni di merda?”. E chiamate direttamente in causa anche la sinistra italiana. Quale responsabilità attribuite oggi alla politica, ma anche alla società e al mondo della cultura, per la perdita di partecipazione e di capacità di immaginare un futuro diverso?

Non sarebbe onesto dare tutta la colpa alla sinistra. È responsabilità di tutti noi quello che sta succedendo perché ci siamo lasciati passare davanti troppe cose senza reagire. Sarebbe bello, sì, ricominciare a partecipare alla creazione di un futuro diverso in cui si costruisce senza distruggere e si ama senza consumare.

“Anni di merda” di España Circo Este

Oggi, nel 2026, cosa significa per voi essere una band indipendente?

Essere indipendenti vuol dire parlare direttamente alle persone che ti vogliono ascoltare senza avere intermediari. Se c’è un intermediario fra te e chi ti ascolta è un problema perché è un filtro e può manomettere il significato del discorso.

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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