Non solo “L’amore non mi basta”. Riscopriamo la legacy di Daniele Magro, cantautore che ha posseduto in pugno il pop italiano degli anni ’10, attraverso quattro canzoni – più o meno già famose – scritte per altri artisti e che meriterebbero la riscoperta.
Nel cuore degli anni ‘10 dei Duemila, Daniele Magro aveva in pugno il pop italiano. Anni in cui parlare di pop in Italia sembrava quasi una bestemmia, una vergogna, qualcosa da tenere nascosto, magari da mettere in riproduzione soltanto in bagno, lontani da occhi indiscreti. Anni in cui il pop non era “figo”, anzi, era qualcosa considerato come melenso, retrogrado, scollato dalla realtà dei tempi. Eppure Daniele Magro scrisse dei pezzi che non soltanto diventarono dei successi già allora, ma che sono stati capaci di resistere al tempo arrivando addirittura a imporsi nel mercato odierno: esempio lampante, “L’amore non mi basta”, che è diventata oggi forse la maggiore hit di Emma di sempre, cantata dalle piazze e nei concerti.
Ci è venuta la curiosità di andare a ritroso, a recuperare un po’ tutta – o comunque gran parte – della produzione che Daniele Magro ha realizzato per altri artisti, andando a recuperare quattro – perché noi a questo numero, chissà perché, teniamo particolarmente – brani a cui auguriamo la stessa sorte de “L’amore non mi basta”: vincere il tempo e tornare a fiorire nel vasto campo, non sempre florido, a tratti arido, del pop nostrano.
Chiara Galiazzo, “Il rimedio la vita e la cura”
Partiamo da un pezzo che abbiamo sempre particolarmente apprezzato. Ballad soft sulla gratitudine in amore, semplice ma efficace, adatta alla riconoscibile voce dell’interprete e con una struttura tanto “italiana”. Non fu fortunatissima, questa canzone così come il disco che la conteneva, nonostante il repack successivo a Sanremo 2015 (dove Galiazzo arrivò a pochi passi dal podio con la più nota “Straordinario”) lo sottopose all’attenzione di un pubblico maggiore.
Noemi, “Tutto l’oro del mondo”
Noemi è una grande interprete, sicuramente una delle più grandi della sua generazione. Sfortunatamente non può contare su una discografia – inteso come album nel loro complesso, non di singoli, di cui fatichiamo a contare tutti gli evergreen per quanti ne ha centrati – all’altezza del suo talento. Discorso a parte si può fare per “Made in London” (2014), a mani basse il disco meglio riuscito della sua carriera. Punta di diamante di quel progetto, “Tutto l’oro del mondo”. Anche qui, ballad di impostazione classica ma con sprazzi di contemporaneità, una gemma.
Marco Mengoni, “Proteggiti da me“
Chi si aspettava di trovare in questa breve lista canzoni con dieci stream, giusto per dare un tono alla ricerca nel repertorio autorale di Daniele Magro, probabilmente rimarrà deluso. Certo è che non possiamo non citare forse una delle più belle canzoni su cui abbia posato la penna l’artista. Scritta per Marco Mengoni, e riconosciuta dai suoi fan come una delle chicche più preziose della sua vasta discografia, “Proteggiti da me” è un bell’esempio di come si fa una canzone pop di livello. Tra le quattro scelte da noi, è quella che più di tutte, già oggi, si può considerare resistita alla prova del tempo.
Emma, “Trattengo il fiato”
Se volessimo provare a capire il pop italiano degli anni ‘10, tra venti o trent’anni, “Schiena” di Emma sarebbe uno degli album da cui partire per cominciare a scandagliare l’argomento. Un disco pieno di pezzi che fotografano esattamente il sound e le liriche di quel pop lì. Non a caso è lì dentro che trova casa “L’amore non mi basta”, eppure sotto lo stesso tetto c’è un altro pezzo di grande pregio: “Trattengo il fiato”. Singolo apprezzato dal pubblico ma di minore impatto rispetto agli altri estratti. Fu l’ultima traccia ad anticipare la sfortunata spedizione eurovisiva della cantante. Anche stavolta parliamo di una ballad molto classica, ma oh, erano questi i tempi. Bellissima.
Solo quattro esempi, quattro canzoni, in una produzione così tanto florida che può annoverare brani firmati per Raffaella Carrà, Mina e altri big inossidabili della nostra musica, oltre che a nuove proposte e nomi che popolano l’underground dell’it-pop. È un fatto: Daniele Magro, al netto dei poco più di 100 ascoltatori mensili sul suo profilo da artista su Spotify – dato più che ironico se pensiamo agli ascolti che poi macinano le canzoni firmate da lui, ma che non lo vedono interprete – e di Google, che al suo nome associa la professione di “cestista” – sovrapponendolo all’omonimo sportivo padovano – ha scritto canzoni che davvero tutti, almeno una volta nella vita abbiamo ascoltato. Tutti, ma proprio tutti. Sia messo agli atti.




