I BTS o anche Bangtan Boys (trad. ‘I ragazzi a prova di proiettile’) sono tornati dopo quasi quattro anni di assenza con il nuovo album Arirang“, tra nostalgia, desiderio di ritrovarsi e un KPop che guarda tanto (troppo?) all’America.

La nostalgia del tempo passato, gli alti e bassi della vita, il desiderio di ritrovarsi e il coraggio di andare avanti sono temi molto presenti all’interno di Arirang, l’album – il nono in carriera – che segna il grande e atteso ritorno dei BTS, rilasciato nelle scorse settimane per Big Hit Music. È innegabile, ascoltando quest’opera, la bravura dei sette membri, che hanno partecipato attivamente nella scrittura dei testi, nella trasposizione delle proprie emozioni.

Aliens, per esempio, parla delle tipiche abitudini coreane che differenziano i BTS (l’oriente) dall’occidente. Normal, invece, indica una routine tossica di fama e desideri, dove le emozioni quasi diventano impercettibili. La scelta del nome è ricaduta su Arirang, ovvero il canto folkloristico più famoso della storia coreana. Ha più di 3000/4000 varianti e lo si può ritrovare anche nella track n.1 Body to Body, dove è possibile sentire il canto unirsi all’hip hop e al rap. 

“Aliens” dei BTS

È presente anche una traccia, chiamata n.29, che è interessante menzionare, nell’analisi di questo progetto. Nella traccia, che dura 1’ 39’’, è possibile sentire il suono della Campana Sacra del Grande Re Seongdeok. Posta al centro dell’album, aiuta a “purificarsi” nel passaggio fra le varie canzoni, che dopo questa traccia cambiano leggermente.

Il sound oltreoceano ci fa chiedere: il KPop dov’è?

Sicuramente c’è stata una grande evoluzione dalla musica e probabilmente non tutte le fan erano pronte. Tutto l’album è basato sull’hip hop, pop rap e jersey club. Anche se richiesto dalle fan stesse, sentire quasi la stessa ritmicità per tredici tracce, non rende giustizia al talento della band.

Lo stile americano e hip hop è ormai diventato comune all’interno del KPop. Il vero KPop tradizionale si è ormai molto perso, come anche i loro concept e le coreografie. Anche ormai l’uso dell’inglese, prima usato solo per alcune parole o affermazioni, ora prende spazio su intere canzoni. Questi sono tutti dettagli ovviamente presenti anche in questo nuovo album. La voglia di tornare a quella tradizionalità manca, ma come già scritto, vi è una grande evoluzione rispetto al passato, che volendo o no, doveva inevitabilmente esserci.

“Swim” dei BTS

Nel complesso, le crepe di questo album sono da ritrovare tutte nella melodia delle tracce, forse troppo hip hop, poca diversità, che invece di far spiccare l’intero album, fanno brillare solo alcune canzoni. Nel complesso l’album è un’opera ben riuscita, fatto da profondi temi e significati. Quello che si trova monotono è il ritmo. Dopo quasi quattro anni di attesa sarebbe stato interessante avere un album più vario e diversificato, dando spazio anche agli stili diversi dei membri.

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