Giuseppe Fisicaro ospite di “Music Box” per raccontare cosa si nasconde dietro una carriera musicale nell’era digitale: comunicazione, streaming, algoritmi, costruzione del pubblico e l’importanza di autenticità, pazienza e continuità.

La nuova stagione di Music Box, il programma di TeleAmbiente scritto e condotto da Andrea Picariello, entra ancora più nel merito di ciò che accade dietro una canzone. Ospite della prima puntata è Giuseppe Fisicaro, imprenditore e consulente che lavora nel settore musicale e digitale, con un’esperienza maturata al fianco di artisti e professionisti della musica.

Al centro della conversazione c’è soprattutto il rapporto tra artisti emergenti, comunicazione e nuove tecnologie. In un ambiente nel quale distinguersi diventa sempre più difficile, Fisicaro individua nell’autenticità uno degli elementi fondamentali: «Uno dei problemi più grandi per gli artisti emergenti sia quello di tentare di emulare qualcuno e quindi essere un po’ meno se stessi». Secondo Giuseppe Fisicaro, il pubblico digitale è oggi molto più abituato a riconoscere ciò che è costruito artificialmente e proprio per questo l’artista dovrebbe mantenere coerenza tra la propria musica e il modo in cui la racconta.

Non basta, dunque, pubblicare un videoclip e trasformarlo in una serie di brevi contenuti social. Serve uno storytelling capace di spiegare cosa c’è dietro una canzone, quali emozioni l’hanno generata e, soprattutto, a chi ci si sta rivolgendo. «Se l’artista inizia a capire chi è il suo pubblico, cioè l’età, l’analisi proprio demografica, le aree in cui è più ascoltato, cioè studiare anche gli analytics, è fondamentale per capire a chi stai parlando».

Un altro tema affrontato durante l’intervista è quello dello streaming e della distanza tra i numeri digitali e il pubblico reale. Giuseppe Fisicaro invita a non confondere il mezzo con l’obiettivo: «Spesso gli artisti commettono il grande errore di confondere il fine con il mezzo». Una playlist editoriale, un trend o un determinato risultato sulle piattaforme possono aiutare a far circolare la musica, ma non rappresentano necessariamente la costruzione di una carriera.

Da qui anche la riflessione sulla pazienza, sempre più difficile da coltivare in un’epoca dominata dalla velocità. Il successo immediato dei talent e delle competizioni musicali può alimentare l’idea di una scorciatoia, ma «se non c’è il progetto dietro, non ci sono i dischi, non c’è il lavoro», il risultato rischia di essere effimero. «La cultura del lavoro manca perché si spera in un’uscita buona e… jackpot», osserva Giuseppe Fisicaro, ricordando quanto sia invece necessario costruire un percorso nel tempo.

Nel confronto trova spazio anche il rapporto tra critica musicale e algoritmo. Se il critico argomenta un giudizio e può generare un contraddittorio, l’algoritmo opera secondo logiche differenti. «Con l’algoritmo come fai? L’algoritmo fa una scelta basata su logiche, probabilmente anche dettate dall’andamento del mercato», osserva Giuseppe Fisicaro, sottolineando come questa dinamica rischi di lasciare ai margini parte della musica di qualità.

Nella parte finale dell’intervista si parla anche degli artisti appartenenti a generazioni precedenti, chiamati a confrontarsi con il digitale, e del lavoro di Digital Noises, realtà attraverso la quale Giuseppe Fisicaro guarda anche ai mercati internazionali. India, Vietnam, Giappone e Corea rientrano tra i territori sui quali il gruppo sta lavorando, con l’obiettivo non soltanto di sviluppare il pubblico già esistente, ma di crearne di nuovo. La filosofia, però, resta semplice e vale per ogni ambito della musica: «Testa bassa e lavorare». Per Fisicaro, infatti, alla base del percorso c’è soprattutto il senso della sfida: «Quello che mi ha mosso sin dall’inizio è il senso di sfida, al di là poi del risultato».

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