La cantautrice italo-brasiliana Sirlene torna con il secondo singolo che anticipa “Primitivi Evoluti”, album d’esordio in uscita il 23 ottobre. Un brano nato da un’esperienza personale di discriminazione e trasformato in una riflessione sull’identità e sull’accettazione della diversità.

Non c’è bisogno di scegliere un colore per stabilire da che parte stare. È da questa tensione, e dalla volontà di superarla, che prende forma “Bianco sia nero, nero sia bianco“, il nuovo singolo di Sirlene, disponibile da venerdì 2 ottobre sulle piattaforme digitali. Il brano è il secondo estratto da Primitivi Evoluti, album d’esordio della cantautrice italo-brasiliana atteso il 23 ottobre.

Il titolo contiene già il nucleo della canzone: una frase che, attraverso la ripetizione, perde progressivamente il carattere di semplice contrapposizione cromatica per diventare una formula contro ogni distinzione costruita sul colore della pelle. Sirlene parte da una vicenda personale, ma sceglie di portarla su un terreno più ampio, interrogando il rapporto dell’essere umano con ciò che percepisce come diverso.

Questo brano nasce da una ferita personale che si intreccia con una riflessione universale. Il razzismo, l’incapacità dell’essere umano di accettare la diversità, l’assurdità di giudicare e discriminare in base al colore della pelle. Ho vissuto e vivo tuttora atti di discriminazione e da questo dolore è nata la necessità di scrivere.

sirlene

La cantautrice racconta infatti di aver vissuto e di vivere ancora episodi di discriminazione razziale. È da questa esperienza che nasce la necessità di scrivere: non per ricondurre il brano a una cronaca individuale, ma per trasformare una condizione concreta in materia musicale.

Una scrittura costruita sulla ripetizione

Musicalmente, “Bianco sia nero, nero sia bianco” sceglie una struttura essenziale. La voce procede con un ritmo serrato sopra una base minimal, lasciando che siano soprattutto le parole e la loro reiterazione a determinare la tensione del brano. La frase che dà il titolo alla canzone torna come un refrain quasi rituale. La ripetizione non serve soltanto a rafforzare il messaggio: assume una funzione musicale e simbolica, trasformandosi in una sorta di formula attraverso cui provare a dissolvere il dualismo tra bianco e nero.

Al centro della narrazione ci sono anche le tartarughe, utilizzate da Sirlene come figura simbolica. Creature associate alla longevità e alla memoria, diventano nel brano testimoni di un tempo più lungo di quello umano e, proprio per questo, capaci di osservare le costruzioni sociali da una prospettiva differente.

Nel loro carapace la cantautrice colloca metaforicamente la memoria della terra e della storia. Un’immagine che conduce a una considerazione semplice: prima delle categorie attraverso cui gli esseri umani si definiscono e si separano, esiste una comune appartenenza alla stessa specie. Il colore, nella prospettiva di Sirlene, non è ciò che divide necessariamente: la mescolanza può diventare invece una forma di armonia.

Dall’identità brasiliana alla ricerca musicale

Il brano si inserisce nel percorso di una cantautrice che ha fatto dell’identità e della contaminazione uno degli elementi centrali della propria ricerca. Sirlene nasce a San Paolo del Brasile nel 1993 e porta nella propria scrittura un rapporto diretto con le radici brasiliane, senza però ricondurre il proprio linguaggio a un genere musicale preciso.

La sua formazione passa anche dall’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini di Roma, percorso di alta formazione dedicato a cantautori, interpreti, autori e produttori, con Niccolò Fabi come responsabile e Tosca alla direzione artistica. Da questa esperienza nasce una ricerca che procede per contaminazioni, mettendo in relazione differenti sonorità e una scrittura fortemente legata alla dimensione autobiografica. Sirlene definisce la propria identità artistica come ibrida e “indisciplinata”: un modo per rivendicare una musica che non abbia bisogno di rientrare necessariamente nei confini di una categoria.

Questa prospettiva attraverserà anche Primitivi Evoluti, il disco d’esordio in arrivo il 23 ottobre. L’album, sviluppato tra Italia e Brasile, nasce da una riflessione sull’essere umano contemporaneo e sul concetto stesso di evoluzione.

Il titolo del progetto contiene già una contraddizione significativa: essere primitivi ed evoluti contemporaneamente, portarsi dietro radici ancestrali mentre si vive immersi nella complessità del presente. È una tensione che trova una prima manifestazione proprio in “Bianco sia nero, nero sia bianco”, dove un’esperienza profondamente contemporanea come la discriminazione viene riletta attraverso simboli legati al tempo, alla natura e alla memoria.

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