Cinque brani tra acustico ed elettronica per la cantautrice romana Martz, che intreccia scrittura intima e produzione contemporanea in un progetto nato tra Officina Pasolini, live e ricerca personale.
È uscito il 1° aprile scorso “Chiamiamolo miracolo”, EP d’esordio della cantautrice romana Martz, distribuito da The Orchard e anticipato dai singoli “Insieme” e “Che bello”. Il lavoro verrà presentato dal vivo il 16 aprile a Roma, presso il Malo Club, nell’ambito della rassegna Murmurè – musica fuori dal gregge, di cui 4quarti Magazine è media partner.
Il progetto si articola in cinque tracce e si configura come una prima definizione compiuta dell’identità artistica di Martz, al secolo Martina De Santis. La scrittura si muove lungo coordinate essenziali, orientate a indagare dimensioni quotidiane e universali: relazioni, percezione del presente, ascolto interiore, possibilità di felicità. Temi che, nel contesto contemporaneo, vengono ricondotti a una dimensione di consapevolezza, attraverso un linguaggio diretto e privo di sovrastrutture retoriche.

Le cinque tracce che articolano la tracklist di “Chiamiamolo miracolo” costruiscono un equilibrio tra elementi acustici ed elettronici. Batterie elettroniche e synth bass si affiancano a pianoforti e chitarre classiche, mantenute in una dimensione timbrica naturale. Ne emerge una struttura ibrida che pone avanti a tutto la centralità degli strumenti suonati, senza rinunciare a una produzione attuale, contribuendo a delineare un ambiente che ben si amalgami con la scrittura.
Relazioni, interiorità e percezione del presente
L’EP si apre con “Insieme”, brano che introduce il tema della vulnerabilità come possibilità di relazione, spostando il fuoco narrativo dall’individualità alla condivisione. “Che bello” prosegue su una linea di osservazione del quotidiano, trasformando elementi ordinari in oggetti di attenzione consapevole. In “Ad occhi chiusi” il racconto si concentra sul disorientamento generato dalla velocità del vivere contemporaneo, individuando nella sospensione e nell’ascolto una possibile forma di riappropriazione.
“Anche tu puoi” amplia la prospettiva introducendo una dimensione collettiva, centrata sull’idea di sostegno reciproco come gesto concreto. Chiude “Alma (Noi siamo bellissimi)” – forse il diamante più luminoso di questo intero progetto – brano che riporta lo sguardo a una dimensione originaria, recuperando la capacità di osservare il mondo con meraviglia e apertura. La struttura complessiva dell’EP segue una progressione tematica che dal sé conduce progressivamente verso l’altro e, infine, verso una visione più ampia dell’esperienza.
La produzione artistica è curata da Matteo Gravante insieme alla stessa Martz, che firma testi e musiche dell’intero lavoro. Il comparto tecnico include la registrazione delle voci presso Load Studio, il mix affidato a Gravante e il mastering realizzato da Fabrizio De Carolis presso Reference Mastering Studio. L’impianto produttivo riflette una dimensione artigianale e al tempo stesso consapevole delle dinamiche contemporanee di produzione musicale.
Una formazione di spessore (anche internazionale)
Il percorso che conduce a questo esordio si sviluppa attraverso una formazione articolata e di spessore. Martz entra nel 2018 a Officina Pasolini, dove si confronta con figure come Piero Fabrizi, Tosca, Giovanni Truppi, Ilaria Pilar Patassini e Joe Barbieri. A questa esperienza si affiancano un’attività live costante e una progressiva immersione nella produzione musicale, anche attraverso studi specifici presso Fonderie Sonore.
Nel 2023 apre il concerto di Ginevra al Coopera Festival, mentre negli anni recenti alterna esibizioni in Italia a un tour auto-organizzato in Germania. È proprio su questa stratificazione di esperienze che si fonda la struttura di un’artista decisamente da tenere sott’occhio, di cui questo “Chiamiamolo miracolo” rappresenta una prima sintesi organica.




