Un disco disilluso e stratificato che gioca con l’estetica del pop estivo per raccontare il disagio contemporaneo: approfondiamo l’ascolto de “La vacanza” di Tripolare

La vacanza non è un disco da ascoltare in spiaggia. O meglio: lo è solo se la sabbia scotta, le zanzare pungono e ci si sente fuori posto anche sotto l’ombrellone. Tripolare, al secolo Gabriele Centurione, prende il format più abusato della musica leggera — la colonna sonora estiva — e lo svuota dall’interno, riempiendolo di stanchezza emotiva, ironia e malinconia.

Il lavoro, pubblicato da Sugar Music, si sviluppa in undici tracce che alternano uptempo sintetici, ballate distorte e momenti più introspettivi. La produzione, curata con attenzione all’equilibrio tra digitalità e imperfezione umana, è coerente con l’immaginario dell’artista: un pop contaminato, leggermente lo-fi, con echi di bedroom production e scarti volutamente grezzi. I feat (Ariete, Tredici Pietro, Sano, Stef 5k) non sono riempitivi ma ampliamenti della narrazione, voci che si integrano bene nel registro espressivo e tematico del progetto.

“La grande fusione” di Tripolare

Tripolare lavora per sottrazione: la sua scrittura non indulge mai in retorica, preferisce il dettaglio al proclama. I testi sono disseminati di micro-narrazioni quotidiane, pensieri scomposti, frasi che sembrano appunti presi al volo. Brani come + Amore – Stress o Cipro sintetizzano bene questa scrittura spezzata, che si affida più all’immagine che alla dichiarazione diretta. Non tutto è centrato: alcune soluzioni melodiche risultano prevedibili e alcune tracce sembrano appoggiate su strutture già rodate. Un’irregolarità, nel disco, che non lascia perdere la sua autenticità.

Il concept della vacanza come tentativo maldestro di fuga — o di cura — è affrontato con consapevolezza: ogni canzone è una variazione sul tema del non sentirsi mai davvero a casa, nemmeno con se stessi. C’è uno spaesamento esistenziale che attraversa il disco e lo ancora alla realtà di una generazione cresciuta tra crisi economiche, pressioni sociali e iperconnessione. In conclusione, non è un lavoro rivoluzionario né impeccabile, ma rivela una voce personale, capace di trattare la leggerezza con serietà. Tripolare non ha ancora definito completamente il proprio spazio, ma sta costruendo un linguaggio musicale non derivativo e, soprattutto, sincero.

La vacanza cover
Valutazione:
★ ★ ★ ☆ ☆

Marco Alunni, classe 2001, blogger di origini umbre ma cittadino del mondo a tutti gli effetti. Scrivo di musica per passione, così come per passione la ascolto e la osservo.

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