Il cantautore Sgrò guarda alla quotidianità in “Macedonia“, il suo album d’esordio prodotto con Andrea Ciacchini e distribuito con Artist First
Emozioni tagliate in piccoli pezzi, come un grande cesto di frutta da custodire in frigorifero e da mangiare quando più ci va, prima che vada a male. Si potrebbe riassumere così “Macedonia“, l’album con cui fa il suo esordio il cantautore Sgrò, all’anagrafe Francesco Sgrò. Per questo primo disco l’artista vede al suo fianco il produttore Andrea Ciacchini, e all’interno della tracklist trovano spazio alcuni dei singoli rilasciati in precedenza, come “In differita“, “Le piante“, “Maledizione” e “Stai bene“.
«Macedonia – racconta Sgrò – è frutta fresca e colorata, ma è anche frutta fatta a pezzi, frutta che rimane sullo stomaco, frutta piena di giorni del disordine e di interruzioni della pace, di porte chiuse che preservano ma escludono, eppure è frutta che cerca non tanto una via di uscita dal mondo ma una via di entrata, frutta contemporanea senza antenati né posteri, frutta piena di mappe per l’assenza, di sfumature e non di assoluti, frutta scomoda, frutta che si vergogna ma che rivendica la propria postura, frutta da farne spremuta».
“Macedonia” – Traccia per traccia
In differita: Le nostre facce sono in doppia fila, le porteranno via.
Mi manca la frutta: Mi dispiace molto quando vedo che lasciamo marcire la frutta che compriamo. E arriviamo così al punto che per non vederla marcire, non la compriamo neanche più. Ma come si può vivere senza frutta?
La ginnastica migliore: C’è sempre una cena a base di pasta al tonno e, in quel momento, è bene avere addosso un cappotto pesante per coprirsi le spalle.
Le piante: Se parli, se ti apri, la vita cresce, se non parli, resti nell’indeterminato, tutto si spegne e ogni cosa inizia ad appassire.
Nemmeno: Hai costruito un muro che chiami futuro.
Maledizione: È l’adolescenza, stesa sul divano, magari a luci basse, che scaccia ogni voce che vuole piantare sul tuo cuore il cartello proprietà privata.
Pomeriggio: Il testo è quasi privo di sostantivi, ma è pieno di verbi. Volevo che per l’ascoltatore ci fossero poche immagini a cui aggrapparsi, volevo così trasmettere come ci si sente spaesati, privi di appigli, di fronte a una sparizione.
Stai bene: Come ci si avvicina alla depressione di una persona a cui si tiene molto? Come vanno messe le mani, la testa, il cuore per comprenderla senza farla sprofondare e sprofondare insieme a lei? Non lo so. Quando non so una cosa, scrivo una canzone. Stai bene nasce così.




